Da Capo Nord alla Terra del Fuoco oggi il mondo piange la scomparsa dell’artista brasiliano più imponente della storia del Paese sudamericano: stiamo parlando dell’icona indiscussa della bossa nova, il chitarrista João Gilberto, scomparso all’età di ottantotto anni nella giornata di oggi nella sua casa di Rio de Janeiro. A dare il triste annuncio tramite Facebook è stato il figlio, João Marcelo, con le strazianti parole contenute in questo post di appena tredici ore fa:

My father has passed. His fight was noble, he tried to maintain dignity in light of losing his sovereignty. I thank my family (my side of the family) for being there for him, and Gustavo for being a true friend to us, and caring for him as one of us. Lastly, I’d like to thank Maria Do Ceu for being by his side until the end. She was his true friend, and companion.

Quella che piangiamo non è una scomparsa qualsiasi, quanto invece la dipartita di un rivoluzionario e pioniere all’interno della complessa struttura evolutiva della storia musicale contemporanea.

João Gilberto Prado Pereira de Oliveira non è stato semplicemente un ottimo chitarrista, uno dei più istintivi e visceralmente legati allo strumento provenienti dall’emisfero australe: João è stato colui che ha gettato le fondamenta per creazione di un genere autonomo e indipendente come la bossa nova, la corrente cardine della cultura musicale brasiliana che è stata in grado di elevare il Brasile a punto di riferimento e di ispirazione creativa fin dal 1959, anno di nascita del suo fondamentale album d’esordio Chega de Saudade.

João Gilberto durante il suo live alla Carnegie Hall del 18.06.2004 Fonte: AP Photo. © Mary Altaffer

L’opera profonda di João Gilberto è stata quindi quella di imporre al mondo una musicalità unica e profondamente diversa dall’ordinario, frutto di una miscela atipica di generi contrastanti di pura matrice popolare. Un modo per noi di comprendere integralmente la storia passata, presente e per certi versi anche futura della musica brasiliana.

Tutto nacque dall’incontro epifanico e provvidenziale con l’altro grande nome di quella che sarà poi denominata in seguito Bossa Nova, Antônio Carlos Jobim, compositore originario delle zone a nord di Rio, le cui influenze si radicavano nel folk statunitense e nel jazz, all’epoca correnti cardine della scena musicale globale.

Il passo a due del duo Jobim-Gilberto ha portato a radicalizzare il fulcro del genere padre della cultura contemporanea brasiliana proprio in queste due radici compositive, portando quindi proprio nel 1959 alla ribalta quello che sarà definito per plebiscito popolare il genere brasiliano per antonomasia, un movimento artistico pronto a contaminare il mondo nella sua integrità.

Gilberto durante il suo live a São Paulo nel 2008. © Ari Versiani

Quando la bossa nova di Joãozinho arrivò negli Stati Uniti nel 1962 non trovò alcun ostacolo ad imporsi nella più radicata tradizione jazzistica a stelle e strisce. Furono infatti molti coloro che abbracciarono le sonorità della Bossa Nova, nomi alla stregua del chitarrista classico Charlie Byrd, che arrivò proprio nel 1962 a partorire uno degli album fusion più fondamentali del genere, Jazz Samba (seguito appena l’anno successivo da Bossa Nova Pelo Passaros, album in cui il processo di ibridazione di genere coinvolse addirittura sezioni orchestrali) o l’incredibile flautista e precursore della world music Herbie Mann.

È tuttavia con il sassofonista Stan Getz, il cui sassofono tenore ha regnato indiscusso ai tempi del cool jazz e che collaborò proprio all’interno di Jazz Samba di Byrd, che Gilberto realizza l’opera magna che lo consacrerà come l’esponente di punta del Brasile nel mondo.

João Gilberto. © Adenor Gondim

Parliamo di quello che è stato definito a furor di popolo e di classifiche come l’album di derivazione jazz più venduto di sempre, Getz/Gilberto (Verve Records, 1964), un LP che ha sancito l’inizio ufficiale dell’invasione dell’onda anomala denominata bossa nova dopo lo sfolgorante live di Gilberto nel 1962 alla Carnegie Hall di New York. La traccia manifesto dell’album, cantata dalla moglie di Gilberto Astrud, l’iconica A Garota de Ipanema è tutt’ora oggi uno dei pezzi più eseguiti su scala mondiale, un brano capace di farci chiudere gli occhi e trovarci così inconsciamente catapultati sulle calde spiagge di Rio: è necessario giusto il suo tempo di riproduzione per vivere il Brasile come lo vedeva e sentiva Joãozinho, in un modo profondamente carnale ed intestino.

Riuscire a scandagliare sessant’anni di onorata carriera di un pilastro simile è per noi impresa quantomai titanica, specialmente in occasioni simili, quindi decidiamo di fermarci agli albori di un successo capace di arrivare ovunque non si avesse il coraggio di sperare. Ciò che è importante oggi è solo celebrare la figura della leggenda musicale brasiliana più influente di sempre. Addio, garoto.

Immagine di copertina: © Adenor Gondim
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