di Flaminia Zacchilli

Giovane, arrabbiato, dall’innegabile talento nel rap: il fascino di Marco Anastasio è facile da capire. Due grandi occhi nocciola guardano con fare perplesso lo spettatore dalla copertina del primo EP omonimo del vincitore della dodicesima edizione di X Factor Italia. La copertina del disco stesso è immersa nei toni del grigio, senza costumi stravaganti né trucco memorabile. Nulla di male in ciò, senz’alcun dubbio, purché l’esasperata semplicità abbia lo scopo di lasciare spazio al talento e a qualche spunto interessante.

La presentazione di Anastasio, a partire da X Factor e dalle sue rielaborazioni di classici come Another Brick In The Wall dei Pink Floyd e Clint Eastwood dei Gorillaz, ha definito sin da subito l’archetipo dell’artista solitario, introspettivo, che parla direttamente alla vita degli uditori. Così è il singolo di punta dell’album La Fine Del Mondo.

La cover de La Fine Del Mondo. Fonte: Tivoo

Il nichilismo esasperato permea l’intera durata del disco. Anastasio è nichilista e se ne vanta, indossa il suo punto di vista sul mondo come una medaglia d’onore. Nemmeno la bellezza centenaria della Cappella Sistina è risparmiata dalla fredda indifferenza del rapper, che si alza dal metaforico letto in cui è imprigionato solo per porsi lui stesso alla guida del proverbiale meteorite che condurrebbe alla fine del mondo. Evento che il rapper agogna orgogliosamente.

Anastasio predilige un flow classico e beat molto minimali, privi di fronzoli. A farla da padrone sono i testi, decadenti e immersi in una melanconia enfatizzata e curata nei minimi dettagli. L’album, sia chiaro, si chiude con la vivida descrizione del vomito del cantante in una serata alcolica nel ritornello di Costellazioni Di Kebab.

Si eleva dal tutto la cover di Generale di Francesco De Gregori, che astutamente si inserisce nella narrativa del classico originale e parla a tu per tu con la “contadina” presente in esso anziché menzionarla solamente. Prova che Anastasio sa cosa sta facendo e dimostra un genuino rispetto per la musica del nostro paese. Quello che gli manca, dei nostri cantautori, è la capacità di intrattenere.

Anastasio. Fonte: Adnkronos

Nonostante l’indubbia sensibilità pop del singolo La Fine Del Mondo, dotato di un eccellente ritornello orecchiabile, l’album è uno di quegli sfortunati casi che si sostengono unicamente sulla propria “alternatività”. Il rischio, in questi casi, è essere dimenticabile, e ci sono indubbiamente tracce che ci cascano.

L’unico punto degno di lode di Autunno è il chorus cantato dai Bowland, compagni di gara e quarti classificati del MC campano. Un frammento breve, ma capace di spiccare dal resto e innegabilmente orecchiabile dal punto di vista sonico. Il resto dell’album è tutto nelle mani di Anastasio, ed offre lo stesso grigiore della copertina. La stessa Autunno, ritornello a parte, scivola via dalla memoria senza lasciare alcun impatto, e similmente si comporta la seconda traccia Ho Lasciato Le Chiavi, imperniata in un raccontato senza sbocco e immagini efficaci, ma senza l’impatto emotivo chiaramente inteso.

Un Adolescente affossa l’EP dal livello di gradimento medio all’imbarazzante. Il ritornello, basato sul “rap della maestra morta” (riscrittura di La Notte Vola di Lorella Cuccarini, cantata nelle scuole dai primi anni Duemila, in cui si immagina un’esplosione che causa la truculenta morte dei docenti mentre gli studenti festeggiano) è da solo una bassezza degna di Young Signorino. Il verso in cui ripete “puttana la maestra” è puerile sessismo. Il resto della canzone si regge sul solito, trito pretesto dell’infelicità giovanile, qui rappresentata come un vero e proprio pass per fare quello che gli pare (ovvero niente) e lamentarsi di un dolore non precisato.

Una canzone sul “proibito”, dichiara il cantante. Ma il proibito va trattato con cura, e la shock value fine a sé stessa non è segno di maturità artistica, né dell’ambizione e onestà che costruiscono il personaggio di Anastasio. E no, ci dispiace. Il giorno in cui simpatizzeremo con un ragazzo che disegna svastiche sul gabinetto non è vicino e non è atteso con trepidazione. Se è questo che vuoi fare, tanto vale non fare niente e tornare a letto. Viviamo sereni anche senza.