Conghiglie è il brano (accompagnato da un video con protagonista Sergio Rubino) pubblicato ieri da(gli) Andrea Laszlo De Simone. Contemporaneamente, il cantautore torinese, ha rivelato il titolo del prossimo lavoro – Immensità – che uscirà a settembre in Italia (per 42records) e Francia (per Ekleroshock/Hamburger). Dopo l’album Uomo Donna uscito due anni fa, che aveva ricevuto un’accoglienza più che entusiastica da parte di critica e pubblico, anche questo singolo mantiene la qualità intatta, dimostrando ancora che la fertilità artistica di De Simone è preziosa e variegata. La canzone si arrampica su una struttura minimale che ha origine da un arpeggio di chitarra su cui la voce colorata di Andrea costruisce immagini e scenari, venendo man mano arricchita da un crescendo di voci e archi per poi raggiungere un apice dal quale – e il video ne rappresenta visivamente la sensazione – si dipanano melodie che trasportano l’ascoltatore a staccarsi da quell’incedere sicuro e fluttuare in un immaginario cielo come il protagonista del cortometraggio.

E non è, in effetti, un caso se utilizziamo questo termine. Immensità, infatti, sarà una commistione tra musica e immagini, un mediometraggio musicale per dirla con le parole del cantautore. Dopotutto non è cosa nuova, per lui, quella di cimentarsi in produzioni visive (un esempio su tutti il bellissimo video girato ad Agrigento durante la Pasqua del 2017 che accompagna Sogno l’amore), e sarà doppiamente interessante scoprire quale forma assumerà il nuovo lavoro che ha l’ambizione di indagare, come suggerisce il titolo, la grandezza dell’universo in rapporto a quella degli universi, intesi come quelli personali, le esistenze di ognuno di noi.

Quella di Andrea Laszlo De Simone, di esistenza, ha origine – musicalmente parlando – nella scena indipendente torinese di inizio millennio quando milita in diverse band come batterista: oltre ai Nadàr Solo del fratello Matteo, è sempre in questi anni che nasce il sodalizio con Anthony Sasso, col quale continua a suonare tutt’ora dando vita al duo Anthony Laszlo. Eppure, parallelamente a questo aspetto da strumentista, De Simone coltiva una vena cantautoriale che lo porta a scrivere centinaia e centinaia di pezzi nel corso degli anni arrivando nel 2012 ad auto-produrre Ecce Homo, disco registrato in casa in maniera del tutto amatoriale, e accompagnato da diversi videoclip per le canzoni 11:43, Solo Un Uomo, Perdutamente I Nostri Piccoli Occhi.

Il video di I Nostri Piccoli Occhi

L’universo – personale – di Andrea continua intanto a trasformarsi, fino a raccogliere intorno alla sua figura un manipolo di musicisti che diventeranno la prima formazione de facto degli Andrea Laszlo De Simone. Nome che diventa per certi aspetti collettivo, o comunque si allarga nel significato fino ad includere al proprio interno l’intera band, lasciando interdetti gli ascoltatori al primo impatto con il progetto. Eppure, per qualche strano motivo, è una stramberia che non stona: come se quest’ambiguità sia essa stessa parte della poetica stilistica delle canzoni scritte da De Simone, che infatti non si adagia mai su un racconto autobiografico ma anzi fa del proprio vissuto un prisma attraverso cui rifrangere storie universali e senza riferimenti precisi; un racconto che è fortemente cinematografico e lascia la scena ad immagini fugaci senza avere bisogno di attori protagonisti. Come se tracciasse i contorni alle storie ma senza riempirle, lasciandole aperte all’immaginazione e in grado di accogliere, adattarsi, cambiare in base all’orecchio che incontrano, all’universo nel quale vengono lette.

La copertina di Immensità, il prossimo disco di Andrea Laszlo De Simone

Se quindi, dal punto di vista stilistico, le canzoni (di Uomo, Donna ma non solo) giocano sul filo sottile tra personale e collettivo, lo stesso non si può dire della musica: a tratti sembra di essere tornati indietro nel tempo, trascinati all’epoca del fruscìo del nastro e dei pantaloni a zampa, altre invece siamo irrimediabilmente in un altro tempo, che pare essere parallelo al nostro, piuttosto che precedente o successivo: qui la musica di Andrea Laszlo De Simone ci offre una prospettiva alternativa al filone della nuova scena pop italiana (ancora non pienamente in grado di proporsi come qualcosa di nuovo, come scrivevamo qui) ed in grado di rielaborare, ricostruire, interiorizzare il sound di artisti come Alan Sorrenti o i Tame Impala, in una commistione tra epoche e generi.

La grande necessità che abbiamo di canzoni come queste sta nella leggerezza con la quale sanno indicarci lo spazio che ci circonda, senza conquistarlo o rivendicarlo; nel loro saperci accogliere e portare un po’ più a fondo o forse soltanto un po’ a fianco del consueto, vederlo sotto un’altra luce, lui che è pur sempre il medesimo. Sono canzoni preziose perché riescono a raccontare contemporaneamente più emozioni: la felicità insieme alla malinconia, la rinascita nella tristezza, la paura dietro al coraggio. E sono canzoni, infine, che ci invitano a riconoscerci complessi. Potrà sembrare scontato, ma di questi tempi non c’è molta gente in giro in grado di ricordarcelo.

 

foto di copertina: © Ivana Noto
© riproduzione riservata