Bon Scott cantava it’s a long way to the top, if you wanna rock ‘n’ roll, e in questa precisa occasione non possiamo esimerci dal non essere d’accordo. Soprattutto se, nella giornata di oggi, ci troviamo a celebrare a gran voce, magari con il sottofondo dinamitardo degli australiani AC/DC, le 65 candeline del loro membro più iconico, colui che abbiamo definito come l’eterno scolaretto dell’hard rock, il mitico Angus Young.

Nativo di Glasgow ma appartenente di diritto all’emisfero australe, Angus sembra oggi non risentire degli anni alle spalle: dopo aver letteralmente assaltato le classifiche mondiali a partire dai tardi anni ’70, il nostro Young sembra essere sempre pronto a zompettare imperterrito, col suo stile caratteristico altresì noto come duck walk, con la stessa grinta vulcanica degli anni che furono, nonostante le occasioni di performances live si siano fatte sempre più sporadiche.

A braccetto con la sua duck walk, non potremmo non aspettarci la sua storica uniforme grigia, con tanto di cravattino e berretto, e la sua fedelissima SG diavoletto a tracolla, simboli ormai così radicati e marchiati a fuoco nell’immaginario collettivo assieme alla sua inconfondibile, immortale carica live.

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Ciò che ancora oggi ci colpisce di Angus non sono solo il suo peculiare estro creativo e la fantasia versatile dei riff, suoi e del compianto fratello Malcom, passati alla storia come vere e proprie pietre miliari nella storia del rock, ma soprattutto il fatto che, a 65 anni, Angus non abbia mai tradito o smentito sé stesso.

Ancor più straordinario appare essere il fatto che, nonostante da copione ci si aspetti tale sorte, Angus di certo non lega la sua immagine al classico, e aggiungeremmo quasi deprimente, stereotipo della rockstar in preda ai suoi eccessi alcolemici o psicotropi: per sua, ma anche nostra, fortuna, il buon Young, anziché scegliere un fato naturalmente costellato di overdosi o da stati comatosi di carattere etilico, è rimasto tutt’ora fedele solo ed esclusivamente ad un unico vizio, quello del tabagismo. Una dipendenza perdonabile che, a prescindere dalla gravità delle sue ben note conseguenze, non gli ha impedito di certo di perseverare con successo nella sua sfolgorante carriera di rockstar.

La storia dell’outfit

È grazie alle rivelazioni e agli aneddoti di Dave Evans, il primissimo frontman degli AC/DC , che sappiamo qualcosa riguardo la nascita del mitico, ma quanto mai insolito outfit di Young. Un look decisamente provocatorio se pensiamo al fatto che, come studente, Young non fosse di certo quello che definiremmo il top di gamma, con una carriera scolastica costellata da molteplici sospensioni relative alla sua pessima condotta.

Il suo rapporto con la Ashfield Boys High School di Sydney fu, come ci viene riportato, estremamente conflittuale: le sue uniche passioni erano esclusivamente dirette all’arte e alla musica sebbene, udite udite, venne apostrofato dal suo professore come estremamente carente di un qualsiasi senso del ritmo. A sentire questo oggi, dopo i successi discografici di Young, appare alle nostre orecchie come una surreale barzelletta.

Quando abbiamo iniziato a suonare Angus aveva circa 19 anni, ma abbiamo ridotto la sua età a 16 anni perché sembrava più piccolo. George Young voleva che fossimo diversi dagli altri gruppi australiani.

Con queste parole Evans, sostituito in seguito a diverbi con gli stessi fratelli Young dalla timbrica graffiante di Bon Scott, accenna così agli esordi della band, sottolineando che, per rendere Young un teenager ribelle ancora più credibile, fu proprio l’entourage della band a pensare a quel look che lo rese uno dei performer più visualmente riconoscibili di sempre.

“Ci dissero che Angus avrebbe indossato un abito da scolaretto e che si sarebbe ridotto l’età fino a 16 anni per relazionarsi con i ragazzi, dato che all’epoca facevamo molti concerti nelle scuole. L’uniforme da scolaretto gliela fece sua sorella. Angus non andava a scuola, aveva un lavoro e aveva 19 anni.”

High Voltage: The Life Of Angus Young

High Voltage: The Life Of Angus Young è il titolo della la prima biografia ufficiale focalizzata esclusivamente sulla vita di Angus Young, una lettura che, se siete amanti dell’hard rock della prima ora, vi consigliamo caldamente di aggiungere alla vostra libreria. Contenente non solo la storia, ma anche le chicche più croccanti relative alle gesta del co-fondatore e unico membro originario rimasto della mitica hard rock band australiana, certamente non può mancare all’appello degli amanti del genere. L’autore Jeff Apter in questa sede, quindi, ripercorre tutta la lunga, ed intensa carriera di Young a partire dai suoi natali, il 31 marzo del 1955, in Scozia, attraverso il trasferimento in Australia e fino alla sua consacrazione totale sui palchi di tutto il mondo.

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Come accennavamo, all’interno della sua biografia non mancano di certo le curiosità. Alto solo 1,57 m, Angus Young è stato eletto dalla rivista Maxim come “il personaggio di bassa statura più importante di tutti i tempi“. Ma le singolarità non finiscono qui: Angus, oltre ad affermare, cosa ormai risaputa, di disprezzare i tipici abusi di alcol e droghe, non si esime dal sostenere quanto, al contrario, ami follemente il , bevanda di cui fa un uso smodato e quotidiano.

Rimarchiamo inoltre, tra le varie, una sua specifica abitudine live, ovvero quella di salire sul palco con il suo inconfondibile gesto delle corna, che spesso mima con gli indici accanto alla fronte, nonché le sue performances di rara spettacolarità. Chi ha avuto la fortuna di assistere ad un concerto degli AC/DC sa di cosa stiamo parlando. Per per non parlare, poi, dell’estro chitarristico decisamente fuori dalla norma: ricordiamo fra le varie la sfolgorante Thunderstruck, all’interno della quale, nell’iconica intro, Angus genera un intervallo tra ogni nota lasciando la corda del SI aperta. Un vero lampo di genio che, ancora oggi, ci lascia a bocca aperta.

Insomma, con presupposti di tale portata, non possiamo che augurare lunga vita all’eterno ragazzaccio dell’hard rock: tanti auguri, leggendario Angus.

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