Aretha Franklin potenza esplosiva del soul, nasce settantotto anni fa lasciandoci con una delle eredità più emblematiche della storia della musica.

Prima donna ad entrare nella Rock and Roll Hall of Fame e ad essersi posizionata al quinto posto tra gli artisti più grandi nella storia della musica – posizione più alta raggiunta da una donna – è un esempio per tutti noi, e per tutte le donne in particolar modo, per lasciar esplodere la bomba che è in loro.

Il suo lascito nella musica rientra ormai nella retorica, ma non è mai abbastanza scandire la grandezza di quest’artista americana. Ha collezionato premi uno dopo l’altro, ventuno in totale, di cui ben otto Grammy vinti consecutivamente per sette anni.

L’ingresso nel mondo della musica lo fa con il mondo della chiesa, marcando a fuoco la sua impostazione gospel, esattamente come sua madre, e spronata dal padre che a Detroit ricopriva un ruolo importante nella comunità religiosa. La Franklin ha iniziato successivamente a cantare e suonare il piano per le funzioni religiose della città – tanto per dimostrare a noi tutti come si possa iniziare dal basso arrivando così in alto, nutrendo ed alimentando la propria vocazione, con quella determinazione tipica di chi la musica ce l’ha nelle corde vocali.

Una costanza che infatti non l’ha sottratta al suo futuro da Regina del Soul neanche dopo le sue due gravidanze più che precoci: la prima a soli dodici anni, la seconda a quattordici.

Nel ’67 con la sua interpretazione di Respect di Otis Redding, si guadagna ufficialmente il rispetto della cultura femminista ed afroamericana e si fa portavoce dei diritti civili.

Negli anni ’80 fa ingresso nel mondo della produzione cinematografica, prendendo parte nel film The Blues Brothers in cui eseguendo Think, spazza via qualsiasi rivale nel mondo della musica.

Sfido qualsiasi produttore del cinema a non pagare fior di quattrini per dare una parte – quella che poi divenne forse la più emblematica del film – alla Regina e a lasciarla esibire nella sua interezza prima come Aretha Franklin, e poi come attrice, mettendo così da parte la recitazione, perché – parliamoci chiaro – in quell’esibizione c’è poco da recitare. Non c’è dubbio: con tutti i piedi per terra, Franklin ha dato il meglio di sé: non ha lasciato spazio alle critiche, dando solo voce alla sua potenza.

La Franklin non può essere individuata come alcuni dei più grandi musicisti che hanno sfondato con le loro hit musicali, lei rendeva magicamente soul qualsiasi cosa toccasse, cantasse, vivesse.

Vive in eterno, infatti, il suo essere soul in tutti noi, vive come un sentimento prima che un genere musicale.

Ed è per questo che è necessario proporvi una delle esibizioni più memorabili della storia della musica, che supera il suo repertorio musicale e affonda in un’interpretazione senza eguali di Nessun Dorma. Quando ai Grammy del ’98 dovette sostituire Luciano Pavarotti.

La Regina, nell’apice della sua formazione canora, diventa l’iniziatrice di un espressionismo che il jazz rischiava di affogare dando prevalenza all’aspetto pessimistico e di sofferenza della bella voce, del dolce canto. Inserisce la ribellione nel canto, lo traduce in esclamazione, forza, in tutto quello che poi caratterizza il rock degli anni a venire. Dà la spinta necessaria alle voci nere, che come Ella Fitzgerald, prendono spunto spiccando il volo.

Gli anni ’60 non erano anni in cui era facile imporsi come potenza femminile, specialmente se afroamericani. Eppure lei ci è riuscita a pieni meriti, si è nutrita dell’esplosione di chi ha tanto da dire, da urlare. Si è armata di ciò che la natura le ha donato, lo ha coltivato e ha mostrato a tutti noi come l’imposizione, ma soprattutto la creazione di una propria personalità sia il fattore primario per essere completi, realizzati, per farsi spazio.

© Photo by Michael Ochs Archives/Getty Images

Dottrina sempre attuale, anche in una società come quella di oggi permeata dall’omologazione dove il concetto dei pochi che ce la fanno si sta un po’ perdendo, facendo spazio ad un posto in cui i molti ce la fanno, purché si attengano alle leggi di una realtà fatta di stampini.

Che sia un’ispirazione per tutte quelle donne che perdono di vista i propri obiettivi per prediligere l’immagine, divenendo oggetto di commercio, cercando in vano di farsi spazio nel mondo della moneta.

Che sia uno slancio vitale a far uscire la potenza in ogni donna repressa da un ambiente scontento, equivoco e dal quale vuole scappare, ma non sa come.

Si è armata di potenza, dunque, ha nutrito la sua voce interiore, ha alimentato il suo fuoco. Non si è fatta dire chi dover essere, cosa dover fare, quale strada prendere. Ha attinto dalla sua sola fonte, insegnandoci così a non contaminarci con idee inculcate da un mondo corrotto.

Vi lasciamo con un’esibizione live degli ultimi anni della sua vita, in cui tutta la sua imponenza esplode sul palco e tra le emozioni della gente incredula o emozionata, come Barack Obama tra gli spalti del teatro.

 

Immagine di copertina © Michael Ochs Archives/Getty Images
© riproduzione riservata