Nella New York degli anni ‘30 un ragazzo se ne va in giro da solo con una chitarra, un’armonica a bocca e poco altro. Non ha niente. É un vagabondo figlio della crisi degli anni venti: il suo nome è Woodrow Wilson e di cognome fa Guthrie. Woody, come viene chiamato da sempre, viene da lontano. É nato il 14 luglio del 1912 in un paesino dell’Oklahoma, nel sud degli States, dove è cresciuto tra mille sfortune. Porta un nome importante, che viene da quel Presidente degli Stati Uniti ammirato dal padre. Dopo la morte di tutti i suoi familiari più vicini, Woody decide di prendere le poche cose che possiede e di iniziare a viaggiare. Senza volerl, Guthrie impersonifica quello che sarebbe stato il mito della generazione successiva alla sua: il vagabondo americano che va alla ricerca della fortuna, impegnandosi in mille lavori e saltando da un treno merci all’altro. Guthrie è, in un certo senso, un riferimento di quella che sarà la successiva Beat Generation

Fonte: pagina Facebook Woody Guthrie

Mentre gira per gli States orientali, Woody impara a suonare la chitarra e l’armonica a bocca, cantando dove può le sue canzoni. Inizia a raccontare ciò che vede, ciò che gli detto, maturando un forte senso di ingiustizia in un’America distrutta dalla crisi economica e profondamente segnata dalle disuguaglianze. Inizia qui la sua militanza politica e sindacale che segnerà profondamente il resto della sua vita. Arrivato a New York alla fine degli anni ‘30, Woody incontra vari gruppi di artisti. Qui conosce quello che sarà uno dei più grandi compagni della sua vita: con Pete Seeger nasce un sodalizio storico nel segno di un genere nuovo e innovativo: il folk americano

Guthrie si fa così conoscere a cavallo tra il 1938 e il 1941, quando interromperà la carriera per essere imbarcato nella marina mercantile durante la Seconda Guerra Mondiale. Tornato negli Stati Uniti continuerà a fare musica portandosi dietro la chitarra, simbolo del suo spirito, con su scritto: “Questa macchina uccide i fascisti”. La sua vicinanza al mondo del lavoro e la militanza politica a Sinistra scatenarono negli anni ‘50 contro di lui un intenso lavoro di spionaggio da parte dell’FBI, portando Guthrie ad un’instabilità mentale notevole. 

Woody Guthrie aveva dipinto sulla sua chitarra il messaggio emblematico “This machine kills fascists”

Le condizioni psicofisiche del cantautore peggioreranno a causa di una malattia genetica ereditaria diagnosticata alla metà degli anni ‘60. É in questo periodo che gli si avvicina un ragazzo, proveniente dalla provincia americana come lui, che inizia a sottoporgli canzoni: Bob Dylan rimarrà così vicino a Guthrie nei mesi antecedenti alla sua morte, avvenuta nell’ottobre del ‘67. Il lascito maggiore di Guthrie, oltre ad aver formato culturalmente una generazione di americani, è quello di aver reso immaginabile un impegno politico profondo della musica. Guthrie fece appena in tempo a vedere i risultati di un lavoro non voluto ma che fu in un certo senso obbligato: negli anni ‘60, con Bob Dylan in testa ma con tanti altri cantautori alle spalle, esplose la contestazione e con essa la musica di protesta che tanto deve a Woody Guthrie. Un decennio avanti anche Bruce Springsteen prese molto di ciò che Guthrie aveva lasciato, continuando e modificando una tradizione musicale inserita all’interno della società americana: la canzone di protesta continuava la sua strada in un mondo in continuo mutamento. Nel 1980, tredici anni dopo la sua scomparsa, la più famosa delle canzoni di Guthrie venne cantata da Bruce Springsteen accompagnato da migliaia di persone. This land is your land fu, ed è ancora, un inno alla libertà e all’uguaglianza in un mondo che appare sempre più diviso.

A contribuire alla memoria del cantautore ci pensò, nel 1969, uno dei suoi figli. Arlo Guthrie scrisse Alice’s Restaurant, nel quale riprendeva – in maniera fortemente autobiografica – molti elementi della critica del padre alla società americana.

Fonte immagine copertina: pagina Facebook Woody Guthrie
© riproduzione riservata