“Nell’universo priapesco della trap, una paladina lotta per l’emancipazione. Come una Princesa al rovescio, Chadia canta la battaglia di chi, pur essendo donna, è più uomo di molti altri”. Così The André, meglio conosciuto sul web come l’ologramma 2.0 di Faber, presenta al suo pubblico virtuale il rifacimento dell’ennesimo pezzo trap: questa volta, però, tutto sembra diverso, lontano da quell’effetto comico e, insieme, straniante generato da una voce che sfrutta appieno la sua somiglianza con quella dell’indimenticato cantautore genovese per raccontare i vizi e le presunte bravate dei giovani d’oggi. La rivisitazione di Fumo bianco, infatti, pare quasi nobilitare i tratti della versione originale, dove Chadia Rodriguez, una ragazza dagli occhi grandi e verdi e con il trucco sbavato, prova ad annegare in una vasca da bagno (la sua “tomba da regina”) il dolore di non essere amata e le sofferenze di un’anima costantemente sola (“Cambio sempre letto e giro l’Italia da sola/ Lunedì un etto, Mercoledì una canna sola”). Un po’, appunto, come la celebre Fernanda, quella “bambola di seta” cantata da De André, che nel suo corpo maschile ricerca disperatamente i contorni di una femminilità da poter donare agli altri. Ma chi è davvero Chadia? E perché una giovane trapper dovrebbe essere considerata un punto di svolta (musicale e non) in un momento in cui la donna è solo un’idea sbiadita e sempre più bistrattata?

Innanzitutto, perché Chadia si fa portavoce della sua tenera età, quella dei vent’anni (da qui il titolo del suo primo EP, Avere vent’anni, pubblicato l’11 gennaio scorso per Sony Music) e – si suppone – di quel periodo caratterizzato dalla spensieratezza delle prime volte e dalla sfrontatezza genuina dei piccoli passi, per cantare, al contrario, di una vita già consumata dal peso dell’esperienza. Di sangue iberico e marocchino, con un passato da terzino e fascia nella Juventus femminile e da fotomodella di nudo, la nuova stella della trap rappresenta, a primo impatto, quell’amica che nessun genitore vorrebbe per le proprie figlie, la vittima prediletta di giornalisti in cerca di materiale di facile consumo, la studentessa che dà filo da torcere agli insegnanti (“Sui documenti studentessa, sui cartelloni non ammessa”, Bitch 2.0). Nei suoi testi, nati perlopiù da un lavoro di squadra con Jake La Furia e Big Fish, suoi pigmalioni, ritroviamo tutti i canoni del genere, dal sesso esplicito (“scopami forte fino alla fine, fumami addosso, stimolami l’endorfine”, Fumo bianco) all’uso di sostanze (“Verde, verde choco buono/Chadia non regala vende cocco buono”, Dale), fino agli effetti del dio denaro (“Giro con Louis Vuitton sulle lenti/ Apro un Dom Pérignon con i denti”, 3G). Eppure, il tutto non si riduce ad una consueta scapestrata fine a se stessa, seppur lautamente condita di autotune.

Chadia, infatti, sa distinguersi in quella macchia rosa che sta gradualmente invadendo la scena rap nostrana (pensiamo a nomi come Beba, Priestess, Roshelle) grazie alla sua carica espressiva, a metà strada tra l’innocenza e la colpa, che non ha nulla da spartire con il mondo patinato nel quale molti l’hanno sbrigativamente incastrata. “Nata e cresciuta in mezzo alla merda/ Oggi Madrina come Griselda” esordisce in 3G, e già si capisce come quel paragone con la narcotrafficante colombiana faccia riferimento ad un’infanzia e ad un’adolescenza tutt’altro che rosea. E nel suo percorso di rivalsa alla Cardi B si legge di una ragazzina non tanto desiderosa di successo, quanto affamata di vita, che cerca con le sue unghie fresche di gel di agguantarsi un personale spazio di libertà. Poco importa se questo atteggiamento le porti insulti, accuse e appellativi poco gratificanti da entrambi i sessi: come scriveva Lara Cardella in Volevo i pantaloni, “puttana è soltanto un’etichetta, un lasciapassare alle chiacchiere altrui, una sorta di opera sociale”.

E, allora, cosa c’è di più socialmente utile dell’affermare senza vergogna la volontà di dominare e non di essere dominata (“Frate spingi spingi se sei uomo/ Cazzo spingi vali quattro spicci/ Intendo spingi spingi, fai la promo”, Dale), di denunciare con ironia l’universale dipendenza dai farmaci (la canzone Sister riprende il ritornello di Pastiglie dei Prozac +), ma soprattutto, di mostrarsi al mondo con le proprie fragilità? In Sarebbe comodo, Chadia abbandona la corazza da cazzara per farsi guardare dentro: nel video c’è solo lei in primo piano e un numero sempre più crescente di mani sconosciute che le puntano una pistola in testa. La ragazza non resiste, confessa in fiotti di lacrime: “Ho visto la galera e la comunità/ E spesso cambio casa e cambio città/ E vorrei guardare foto di me bambina/Senza pensare all’accendino e alla benzina”. Perché al giorno d’oggi, la vera trasgressione è essere coraggiose.

Immagine di copertina: profilo Instagram ufficiale di Chadia Rodriguez