Parole, parole, parole… Tante sono le parole che si possono utilizzare per descrivere uno dei simboli del nostro Paese che, per importanza, potrebbe essere facilmente paragonato al tricolore. In un dizionario ideale sotto i termini ecletticità, eleganza, bravura, diva e spettacolo, troveremmo solo un nome: Mina Anna Maria Mazzini, in arte Mina.

La cantante che ha fatto e continua a far sognare intere generazioni, spegne oggi ottanta candeline e rimane una delle voci simbolo degli ultimi sessant’anni. Perché è vero che l’apice della sua carriera Mina l’ha vissuto tra gli anni ’60 e ’70, ma è anche vero che tutt’ora la cantante conquista le prime posizioni in classifica grazie ai suoi album.

A testimonianza di ciò, il suo ultimo disco con Ivano Fossati ha conquistato i primi posti in classifica e ovviamente il cuore e le orecchie di tutta Italia. Se specifichiamo le orecchie non è solo perché stiamo parlando di una cantante, ma soprattutto perché la Tigre di Cremona non calca un palco dal 1978. La sua ultima apparizione in pubblico, infatti, risale a quell’anno proprio in quello stesso locale che ebbe la fortuna di sentirla e vederla cantare per la prima volta: la Bussola, poi diventato la Bussoladomani.

Fonte: Wikipedia

L’inizio di una carriera indimenticabile

Erano gli anni ’60: fioriva la rivoluzione, c’erano Woodstock e i figli dei fiori. Se quegli anni rappresentano gli anni della rivoluzione nelle piazze, Mina la vera “rivoluzione” la compie sul palco: dalla musica all’intrattenimento, passando per gli spettacoli del sabato sera. In musica la cantante decide di passare dal rock’n roll alla canzone d’autore e d’amore, con una nonchalance che farebbe invidia a un camaleonte. Scala la hit parade grazie a uno di quei brani che tutti conosciamo o di cui almeno conosciamo il ritornello: Tintarella di luna. Nati dopo gli anni Duemila, sì diciamo proprio a voi: non barate e non nascondetevi dietro un brano di Sfera Ebbasta o di Ghali, questa canzone sapreste cantarla anche voi o per lo meno sapreste intonare “Tin, tin, tin, raggi di luna/tin, tin, tin, baciano te/Al mondo nessuna è candida come te”.

La sua partecipazione a Sanremo

Per la Tigre di Cremona, appellativo che le fu dato intorno agli anni ’70, non poteva mancare uno di quei passaggi obbligatori per chi vuole sfondare nel mondo della musica italiana: partecipare e ovviamente perdere Sanremo.

Mina, anche in questo caso, decide di fare le cose con stile e le sue partecipazioni hanno un quid in più rispetto a tante altre in quel periodo. Con la prima Mina incanta il pubblico e i suoi 45 giri necessitano diverse ristampe, ma è con la sua seconda e ultima partecipazione che la cantante “sconvolge” pubblico e critica.

Il brano che porta in gara è uno dei più conosciuti della musica italiana e tutto, dai movimenti all’outfit utilizzato dall’interprete, hanno fatto la storia. Mille bolle blu è irriverente, divertente, difficile da cantare e probabilmente troppo moderna per un pubblico ancora troppo ancorato alla musica tradizionalista e addirittura risentito per i movimenti che Mina propone sul palco. Del resto, la Tigre di Cremona è sempre stata un passo avanti rispetto ai tempi che viveva. È stata la prima donna a portare una minigonna in tv quando anche l’ombelico della Carrà provocava scandalo, ha avuto un figlio da un uomo separato solo di fatto e all’apice della sua carriera ha deciso di non farsi più vedere dal vivo.

Mina e lo spettacolo

Ma Mina è una diva con D maiuscola ed è riuscita ad esserlo anche al di fuori della sua comfort zone. Come un re mida che fa diventare oro tutto ciò che tocca, Mina è riuscita ad essere non solo credibile in veste di conduttrice, ma anche indimenticabile. Indimenticabile come lo sono stati i programmi che ha presentato da Studio Uno e Milleluci, fino ad arrivare a Teatro 10. C’è un’altra cosa che Mina ha sempre saputo fare alla perfezione e che mette in mostra non solo la sua generosità a livello lavorativo, ma anche una continua ricerca musicale. Questa cosa porta il nome di duetti: da Alberto Sordi a Gassman, passando per Manfredi e Tognazzi.

Per festeggiare e spegnere virtualmente insieme alla cantante queste ottanta candeline, riascoltiamo insieme quattro degli innumerevoli duetti che l’hanno vista protagonista.

Lucio Battisti e Mina – Medley

È durato otto minuti e cinquantanove secondi uno dei duetti che ha fatto la storia della musica italiana. Era il 23 aprile del 1972, quando Lucio Battisti e Mina sul palco del Teatro 10 uniscono le loro voci per dare vita a un medley che tutt’ora viene ricordato come uno dei più belli proposti in televisione. In una montagna russa di emozioni, tanto per citare uno dei brani proposti nel duetto, i due cantano e incantano il pubblico e regalano un documento audiovisivo ai posteri.

Fabrizio De Andrè e Mina – La canzone di Marinella

Che La canzone di Marinella e in parte anche la carriera di De Andrè siano state lanciate grazie alla “cover” di questo brano è cosa risaputa. Così com’è conosciuto il duetto registrato e inserito nella raccolta del cantautore Mi innamoravo di tutto, uscito a distanza di quasi trent’anni dall’esibizione della Tigre di Cremona. A noi inguaribili romantici e amanti della musica italiana, piace pensare che Mina e De Andrè abbiano aspettato che il re senza corona e senza scorta bussasse tutto quel tempo alla porta della donna amata.

Adriano Celentano e Mina- Acqua e sale

Adriano Celentano e Mina sono la coppia della musica italiana per eccellenza. E no, non parliamo di un Albano e Romina senza matrimoni, scoop, bicchieri di vino e felicità, ma parliamo di altro. Parliamo di amicizia, di voci che giocano continuamente nelle canzoni e di canzoni che sembrano essere nate per essere cantate in coppia, anzi, da questa coppia. Uno dei casi più eclatanti è Acqua e sale, un brano che dal 1997 ci fa esibire in duetti al karaoke degni di nota.

Manuel Agnelli e Mina – Adesso è facile

Un incontro che probabilmente nessuno avrebbe mai immaginato, ma del resto Mina ci ha abituati a queste contaminazioni musicali e a noi piace così. Questa volta ad entrare in contatto sono la musica italiana considerata più “classica” della cantante e quella più rock e alternativa del leader degli Afterhours, Manuel Agnelli. L’idea iniziale era quella di scrivere un brano con le sonorità del gruppo, ma adatto alla voce di Mina. Ciò che ne è venuto fuori è, invece, un duetto bellissimo che unisce due voci che mai ci saremmo sognati di ascoltare insieme.

Fonte immagine di copertina: sito ufficiale Mina
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