Definire Giorgio Gaber “solo” un cantante è quanto di più sbagliato si possa fare. Il Signor G era e rimarrà una di quelle personalità di cui il teatro, la musica e la televisione avevano e avrebbero ancora bisogno.

La definizione che più gli si addice è probabilmente quella di intellettuale. Cercando il significato di questa parola sul vocabolario, troviamo: “Persona colta, che ha il gusto del bello e dell’arte o che si dedica attivamente alla produzione letteraria e artistica”. Non vi sembra essere proprio la descrizione di Giorgio Gaber?

Il Signor G non solo era colto, ma soprattutto sapeva usare l’intelligenza nella sua arte. I concetti di musica e teatro si fondono nella sua produzione e si confondono in un genere mai conosciuto prima.

Come è iniziata la sua carriera?

L’intellettuale nasce a Milano ottantuno anni fa e l’incontro con la musica arriva ben presto. Si ammala due volte di poliomielite e il signor Guido Gaberščik, suo padre, gli regala una chitarra per provare ad esercitare le dita, in seguito a una piccola paralisi alla mano. Si può dire che la sua carriera sia nata nella tristezza della malattia, come lui stesso affermerà in seguito.

Cresciuto a pane e jazz, il Signor G inizia la sua gavetta nei piccoli locali, dove non solo comincia a sentire la musica che arriva dall’America, ma conosce alcuni dei più grandi nomi del panorama italiano. In quei famosi locali, infatti, conosce Enzo Jannacci, Luigi Tenco, Adriano Celentano, ma soprattutto Sergio Rapetti, meglio conosciuto come Mogol. Il più grande paroliere italiano, nonché Re Mida delle carriere di numerosi cantanti del nostro paese, gli offre un contratto discografico e Gaber inizia a esibirsi.

Gaber è un esile ragazzo poco più che adolescente che riempie il palco e lo fa con quella teatralità e con quella voce che poi diventeranno tratti distintivi della sua carriera.

La consacrazione vera e propria e la nascita del suo nome d’arte, fino a quel momento non utilizzato, arrivano nel 1957 con una serata del Primo Festival Nazionale del Rock And Roll. Qui il molleggiato più famoso d’Italia e Giorgio Gaber si sfidano a colpi di canzoni, da cui ne esce sicuramente vincitrice la musica e la carriera del cantautore milanese.

Erano gli anni in cui la musica francese incontrava quella americana nei cantautori italiani, gli anni della scuola musicale genovese impegnata e poetica, ma anche della televisione, gli anni di Canzonissima e di quei Sanremo senza tante polemiche, vissuti come un momento di condivisione.

Giorgio Gaber non si fece scappare niente di tutto ciò, partecipando attivamente alle kermesse musicali, ma anche a diversi spettacoli televisivi dove riuscì a catturare il pubblico non solo con Barbera e Champagne e la famosa Torpedo blu, ma anche grazie al suo personaggio.

Giorgio Gaber e Mina
Fonte: Wikipedia

Il teatro-canzone 

Al Signor G tutto questo non bastava, affamato di arte com’era. Per questo il suo essere artista a 360 gradi doveva trovare il modo di uscire, e quale modo migliore se non quello della recitazione?

Il mondo della recitazione, però, Gaber lo aveva già frequentato e quindi serviva qualcosa di nuovo, che venne fuori anche grazie all’incontro con il pittore Sandro Luporini.

Nasce nel 1970, grazie all’idea dei due, un nuovo genere e soprattutto il suo primo spettacolo: il teatro-canzone e il Signor G.

Il teatro-canzone diventerà il rifugio da quella televisione che tanto lo aveva nauseato e quella comfort zone dove trovare il suo modo migliore per esprimere le sue visioni della vita. Qui Gaber si spoglia delle tante maschere che la televisione gli aveva regalato, per recitare solamente sé stesso con le sue contraddizioni, la sua arte e la sua musica.

Perché se Gaber piace così tanto e a un pubblico così eterogeneo è perché il Signor G è stato tante cose: il cantante popolare che piaceva tanto al pubblico di Sanremo, il cantante impegnato e ironico di Destra- Sinistra o di Io non mi sento italiano, il cantante di canzoni d’amore bellissime, il personaggio televisivo, ma anche l’attore.

Per festeggiare quello che sarebbe stato il suo ottantunesimo compleanno, riascoltiamo tre canzoni che rappresentano solo alcune delle anime dell’immenso cantautore.

Destra-Sinistra

Tutti noi ce la prendiamo con la storia
ma io dico che la colpa è nostra

Questo brano, scritto nel 1994 e ripubblicato nel 2001, è uno dei brani simbolo dell’ironia e della vena satirica del cantautore. È una canzone attuale, adattabile a tutti i periodi storici; potrebbe essere stata scritta negli anni ’80, ma anche pochi giorni fa.

In Destra-Sinistra il Signor G elenca i luoghi comuni di una e dell’altra fazione, tralasciando pensieri e ideologie. Mette così in evidenza la perdita d’identità di una e dell’altra.

Non insegnate ai bambini

Non insegnate la vostra morale
è così stanca e malata
potrebbe far male

Questo brano andrebbe fatto ascoltare a chiunque: dagli adulti ai bambini, dagli insegnanti agli educatori. Una canzone, che ancora una volta, parla di libertà. Gaber rivolge un semplice invito a chi ascolta: non insegnate ai bambini, lasciategli la libertà di scegliere, magari sbagliando, ma comunque scegliendo da soli. E quindi niente più “stanca e malata morale” o “vecchi ideali”, ma l’invito di raccontare loro “il sogno di un’antica speranza” o la “magia della vita”.

Quando sarò capace di amare

Quando sarò capace di amare
mi piacerebbe un amore
che non avesse
alcun appuntamento col dovere

Non una “semplice” canzone d’amore, ma una canzone sull’amare e sull’amore. Questa canzone inizialmente è stata presentata in un suo spettacolo teatrale e poi inserita nel disco dal vivo E pensare che c’era il pensiero. Nel brano ci sono tutte le chiavi di lettura sull’amore: quella che coinvolge la psiche, quella che coinvolge la sessualità e quella che coinvolge il cuore. Insomma, se volete provare a imparare qualcosa sull’amore, ascoltate questa canzone.

 

Fonte immagine di copertina: Wikipedia
© riproduzione riservata