Cantautore, performer, scrittore: ecco i mille e uno volti di Vinicio Capossela. Raccontare cosa rappresenta per il panorama italiano la figura di Vinicio significa addentrarsi tra cosa scrive e come lo mette in scena. Significa lasciarsi incantare dalle sirene, ma anche fare un giro nell’antica Grecia. Significa conoscere i monatti de I Promessi Sposi e fare un giro tra i quadri di Modigliani. Ma non solo. Si passa da un ballo di San Vito e un mambo, alle dolcissime e lente ballad presenti in ogni suo album.

Il mondo di Capossela, che proprio oggi compie cinquantaquattro anni, è un mondo fatto di travestimenti, di giacche e cappelli bellissimi, ma soprattutto di parole che non hanno niente di scontato.

Ma come è iniziata la carriera di Vinicio, il cui nome, uguale a quello di un famoso fisarmonicista, faceva già presagire la sua vita fatta di musica e balli? La carriera del cantautore nato ad Hannover, ma irpino doc, ha come padrino uno di quei nomi che nella musica italiana ha lasciato e continua a lasciare una firma indelebile. Il nome di questo padrino di tutto rispetto è Francesco Guccini che, in un pomeriggio di novembre dell’89, “chinandosi, con la sua mole di gigante, sulla mia minuscola vita e prestando orecchio a un pigolìo esile e sgrammaticato che fuoriusciva da un’audiocassetta, perché dalla mia bocca intanto per l’emozione non usciva nulla”, ha ascoltato la musica di Vinicio, se n’è innamorato e ha deciso di prenderlo sotto la sua ala.

Fonte: Wikipedia

Risale proprio all’anno dopo la pubblicazione dell’album All’una e trentacinque circa. Se il disco viene accolto bene dalla critica, tanto da vincere il premio Tenco come migliore opera prima, dal pubblico l’amore e l’apprezzamento arrivano a piccole dosi. Con il senno di poi, sembra impossibile pensare che un disco con brani del calibro di Scivola vai via e Una giornata senza pretese sia stato accolto con diffidenza; ma come sempre alle novità serve un po’ di tempo per essere assimilate. Le soddisfazioni, però, arrivano ben presto per il cantautore. Infatti, serve poco ad assimilare questo mondo fatto di jazz, musicisti che affogano i dispiaceri in un bicchiere di vino rosso e di amori struggenti.

Se con Modì e con Camera a Sud il cantautore arriva al grande pubblico anche grazie a un brano che viene inserito nel fortunatissimo primo film di Aldo, Giovanni e Giacomo è con Il ballo di San Vito che il suo successo viene consacrato. “Salsicce fegatini/Viscere alla brace/E fiaccole danzanti/Lamelle dondolanti/Sul dorso della chiesa fiammeggiante/Vino, bancarelle/Terra arsa e rossa/Terra di sud, terra di sud/Terra di confine/Terra di dove finisce la terra”. Ed ecco che vena da cantastorie si manifesta in tutta la sua bellezza in brani che si allontanano dal Vinicio paragonato sin dagli inizi a Tom Waits e si avvicinano sempre di più a quello che, da quel momento in poi, verrà chiamato “mondo caposseliano”. Un mondo che dalle feste di paese e dalla terra arsa e rossa del sud, passa alle canzoni a manovella, alla religione e al mistero della vita in Ovunque proteggi.

Uno dei punti più alti della discografia di Vinicio è sicuramente rappresentato da Marinai, profeti e balene, un album definito dallo stesso cantautore «un’opera “ciclopedica”, una “Marina Commedia” fuori misura». Ed è proprio vero. Questo disco, oltre che essere uno dei migliori scritti e interpretati da Vinicio è un vero e proprio musical teatrale. Vanno in scena in questo caso la letteratura e la musica, che si incontrano perfettamente in brani come Lord Jim o Calipso, rispettivamente ispirate all’omonimo romanzo di Conrad e al Libro V dell’Odissea.

Insomma, la carriera di Capossela è una carriera che, anche grazie ai suoi due ultimi album tra cui Ballate per uomini e bestie, continua a regalare bellezza e conoscenza al pubblico. In occasione del suo compleanno, ricordiamo quali sono le sue canzoni d’amore più belle.

Pena dell’alma

Che farò lontan da te pena dell’anima

senza vederti, senza averti, nè guardarti

anche lontano non vorrò dimenticarti

anche se è ormai impossibil il nostro amor

Un brano che non può essere inserito in quelli più conosciuti di Vinicio Capossela, ma che con la sua semplicità e le sue parole conquista al primo ascolto. Tratta da Prenda de l’alma, un brano tradizionale messicano, questa canzone racconta di un amore struggente e di un cuore che non può sopportare questa perdita. E così come quel cuore è messo a dura prova da una storia finita, anche il nostro fa fatica ad arrivare all’ultima strofa di questa canzone, senza che ne esca spezzato. Pena de l’alma, in un crescendo di emozioni rappresentate dalle domande che Vinicio pone alla donna amata ma anche all’ascoltatore, diventa uno dei suoi brani d’amore più belli.

Scivola vai via

Canzoni e poesie

Pugnali e parole

I tuoi ricordi sono vecchi ormai

Come pugnali, le parole di questa canzone arrivano dritte al cuore di chi soffre per un amore perduto o un amore ormai lontano. L’album da cui questa brano è tratto è All’una e trentacinque circa, che come aveva dichiarato lo stesso cantautore, parlava di esperienze vissute in prima persona. E se il titolo dell’album si ispira all’orario in cui Vinicio riusciva a esibirsi nei locali, Scivola vai via potrebbe raccontare di una storia ormai finita e per cui il cantautore ancora provava pena. Immaginiamo, grazie ai versi del brano, un Vinicio che cammina solo tra i lampioni e a cui l’unica cosa che resta è, ancora una volta, la sua voce e il suo canto.

Con una rosa

Il fiore che da solo non specchia il rovo

perfetto dal suo cuore

perfetto dal dolore

prefetto dal dono che fa di sé

Una rassegna sull’amore fatta di similitudini: ecco cos’è Con una rosa. Inserita in zona cesarini nell’album Canzoni a manovella, questa struggente rumba ispirata a L’usignolo e la rosa di Oscar Wilde, è una delle canzoni più conosciute di Vinicio Capossela. Il merito non va solamente al suo ritmo così coinvolgente, ma anche al suo testo. Il cantautore, come farebbe un buon cicerone, accompagna e fa scoprire all’ascoltatore le mille sfumature dell’amore. Chi ascolta questa canzone si trova catapultato in un vortice fatto di rose, romanzi rosa, liquori che “stregano” e spine che trafiggono il cuore.

Che coss’è l’amor

Che cos’è l’amor

È quello che rimane

Da spartirsi e litigarsi nel setaccio

Della penultima ora

Che questo brano sia uno dei più amati dal pubblico, sin da quando fu utilizzato in Tre uomini e una gamba nella famosa scena della partita in spiaggia è una certezza. Il suo ritmo, così vicino a quello latino-americano, ti coinvolge così tanto da canticchiarlo dopo il primo ascolto. Il tema ancora una volta è l’amore. Del resto, se ci sono così tanti poemi e canzoni su questo sentimento, un motivo ci sarà. In questo caso la domanda è “semplice”: che cos’è l’amore? In realtà tanto semplice, questa domanda, non lo è. Il nostro cantastorie si fa aiutare, nel brano, da una serie di rispettabili voci. Lo chiede al vento, a una porta, ma anche a una guardarobiera nera. Tutti ne danno una loro interpretazione e ancora una volta Vinicio colpisce nel segno, lasciandoci una grande verità: alla domanda su cosa sia l’amore, non c’è una risposta univoca.

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