Johnny Marr è finalmente tornato ad allietare il nostro apparato acustico: con Call The Comet, album uscito lo scorso 15 giugno per la New Voodoo Records, possiamo affermare a gran voce che lo farà ancor più in grande stile rispetto ai passati The Messenger datato 2013 ed il successivo Playland del 2014.

La controparte morrisseyana, infatti, con questo sapiente e ponderato tiro mancino compositivo è riuscito ad essere finalmente in grado di lasciare a bocca aperta tanto i più nostalgici quanto i neofiti del genere, avendo infatti partorito, nel pieno senso del termine, un album di grande livello, un LP capace di non far sentire in nessun modo alcuna mancanza delle iconiche sonorità della band nativa di ManchesterCon Call the Comet non serve infatti andare a ricercare morbosamente nei meandri temporali appigli con i sound e i tempi che furono: la personalità di Marr riesce qui ad imporsi categoricamente in tutta la sua verve e in tutto il suo estro creativo, rendendoci fruibile un’uscita discografica completamente appagante e scevra di qualsiasi velata nostalgia di fondo. Finalmente abbiamo davanti il primo vero grandioso lavoro della sua carriera solista, l’effettiva consacrazione di Marr, un gioiellino in chiave pop di dodici tracce, capace di trascinare l’ascoltatore nel complesso universo marriano.

La copertina di Call The Comet. Fonte: Impatto Sonoro

Johnny riesce così ad elevarsi definitivamente nell’attuale e caotica giungla discografica lasciandoci mettere da parte finalmente la scomoda e imponente ombra di Morrissey all’interno della sua produzione. Questa volontà di definitiva scissione si manifesta vivida all’interno di questo concept in piena regola, che si discosta fermamente dallo stile scrittorio ancorato alla mestizia del presente di Moz proiettandosi invece anima e corpo nella creazione di un distopico universo futuro, il tutto immerso in un’atmosfera dalle forti tinte cinematografiche, frutto dell’esperienza ormai storica di Marr nella composizione di colonne sonore.

Il prodotto finale è un album ponderato e assolutamente consapevole delle proprie potenzialità, capace già di affermarsi come una delle migliori uscite di questo 2018 sebbene siano passati appena sei mesi dall’inizio dell’anno. Tutto ciò è possibile grazie all’elaborazione da parte di Marr di un sound fresco, accattivante, più moderno di quanto ci si sarebbe mai potuti comunemente aspettare da un ultra cinquantenne nato nel 1963. Call The Comet può essere quindi interpretato come un atto di rivolta, come una rivoluzione personale valorizzata da spiccate tinte politiche e scandita dagli inconfondibili riff della sua inseparabile e fondamentale Fender Jaguar che lo hanno reso uno dei padri fondatori del chitarrismo alla britannica.

Johnny Marr e la sua inseparabile Fender Jaguar. Fonte: Impatto Sonoro

Call The Comet si apre spiegando le ali con Rise, brano in cui gli spunti elettronici d’apertura si fanno sentire giusto nelle prime battute, per poi lasciare spazio alle consuete sonorità puramente brit-rock in pieno stile Marr, capaci di condire ad arte le liriche articolate e contenutisticamente strutturate (che in tutto l’album la fanno da padrone donando reale consistenza alle tracce) tramite anche una certa piacevole insistenza dei refrain nella coda finale del brano (You’re the truth, You and I both know, Destiny, we’re rising). Segue The Tracers, singolo d’anteprima dell’album, il manifesto fatto e finito dell’LP nonché potenziale simbolo in chiave acustica della nuova rotta creativa intrapresa da Marr, un brano dotato di un ben cadenzato tappeto ritmico accompagnato però da furbi arpeggi di synth alla new-wave maniera in grado di rendere così più avvolgente l’andatura serrata che scandisce l’intera durata del brano.

Hey Angel aggiunge invece un pizzico di reminiscenze glam e hard-rock all’interno delle quali la chitarra si fa più istrionica ed anche la stessa voce di Marr più suadente, riuscendo quasi ad evocare in questo modo peculiari vocalità timbriche alla Jarvis Cocker (Pulp) o ancor di più alla Mark Bolan (T-Rex).

Johnny Marr. Fonte: Ask Me

C’è da aggiungere però che questo riferimento lampante, che possiamo quindi quasi definire come un tributo alle decadi passate delle quali la musica di Marr è ovviamente figlia naturale, non è un caso isolato, ma un ingrediente distribuito con criterio all’interno di svariate tracce presenti in Call The Comet. Gli anni ’80 in chiave propriamente post-punk li troviamo ad esempio forti e chiari nell’ottava traccia Bug, brano dotato di un sound trascinante ed orecchiabile, che quasi ci riporta indietro ai tempi dei primi album dei Clash, parlando di brani quindi un po’ alla Rock The Casbah per intenderci. Ma questo palese rimando al passato non stanca e non irrita come magari si potrebbe pensare, etichettandolo erroneamente come una mancanza di stimolo creativo o come una modalità per vincere ascolti facili.

Altro esempio della volontà di Marr di rielaborare sonorità passate ed attualizzarle rendendole incredibilmente moderne ed accattivanti, spargendole con occhio critico nella ben organizzata tracklist del disco, è Day In Day Out, sesta perla di Call The Comet all’interno della quale troviamo quei riff tipici degli Smiths che l’hanno reso a pieno titolo negli anni una delle principali ispirazioni per il britpop dei primi anni ’90. Potremmo dire inoltre lo stesso della chitarra di Hi Hello, che però appare come l’unico brano all’interno dell’LP un po’ troppo smithsiano, un po’ troppo alla There’s a light that never goes out, sebbene piacevolissimo.

Tornando invece a parlare di un’ulteriore chiave di lettura dalle venature prettamente sperimentali della svolta marriana non possiamo in chiusura non citare Actor Attractor e New Dominions, brani in cui la rassicurante impronta brit lascia spazio ad atmosfere più cupe ed elettroniche  alla New Order e a passaggi legati a filo doppio alle derivazioni della scena kraut-rock made in Germany (basti pensare proprio agli intermezzi martellanti di Actor Attractor). Insomma, Johnny Marr sembra quindi non voler tralasciare nessuno tra gli aspetti caratterizzanti della sua formazione musicale e personale, riuscendo finalmente ad eviscerare il suo io creativo al di fuori della sua riservata corazza.

Ecco a voi il nuovo Johnny Marr, la sua rinascita si chiama Call The Comet.

Voto: 🌊🌊🌊🌊🌊🌊🌊🌊/10

Brani consigliati: The Tracers, Walk Into the Sea, Rise, Bug, A Different Gun.

Tracklist di Call The Comet

1. Rise
2. The Tracers
3. Hey Angel
4. Hi Hello
5. New Dominions
6. Day In Day Out
7. Walk Into The Sea
8. Bug
9. Actor Attractor
10. Spiral Cities
11. My Eternal
12. A Different Gun

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