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Nell’anno 1899, il giovane Vincenzo Russo raccontò in versi il proprio tormento d’amore, creando inavvertitamente una delle pietre miliari della canzone napoletana e della nostra cultura musicale. La più classica delle tragedie romantiche: Russo, un modesto calzolaio, era innamorato ricambiato della nobile Enrichetta Marchese, ma i genitori della donna osteggiavano l’unione per via della bassa estrazione sociale del giovane. Ma un’altra figura esemplare della storia napoletana militava in quegli anni, e si dà il caso che fosse grande amico di Vincenzo Russo. Si trattava di Eduardo di Capua, poi compositore dell’immortale ‘O Sole Mio. Nell’anno 1900, fu così musicata la ballata in dialetto campano I’Te Vurria Vasà.

Eseguita da alcuni dei nostri più celebrati interpreti, la ballata, a distanza di tempo, non ha perso il suo fascino. Testimonianza di ciò è l’ultima cover della canzone, pubblicata il 15 marzo di quest’anno ed eseguita dal soprano Carly Paoli, con un originale video musicale ambientato nei nostri bellissimi paesaggi di mare. Una testimonianza resa ancora più forte dell’impatto mondiale dell’interprete, nota a livello internazionale nel mondo della lirica, affezionatissima alle sue radici italiane quanto a quelle inglesi dove opera assieme al nostro paese. Il suo album, Due Anime, la cui uscita è prevista per settembre, raccoglie in sé questa doppia identità, oltre a un affetto incondizionato per la cultura italiana, soprattutto dalla Puglia di cui è originaria. La incontriamo su Artwave.it, dove ci racconta il suo percorso artistico tra “due anime”.

Incominciamo con I’Te Vurria Vasà: ti sei divertita a girare il video? 

Tantissimo. È una canzone molto amata della mia giovinezza, che mi fatto conoscere mio nonno. In più mi ha fatto conoscere l’incredibile voce di Tito Schipa, che proveniva dalla mia terra. Sono italiana quanto inglese, mio papà è inglese. È una canzone che amo da tantissimi anni, e ora il privilegio di lavorare con i grandi musicisti mi ha aiutato a crearne un’interpretazione moderna, anche attraverso gli occhi di una donna, che fa cambiare l’atmosfera del testo. C’è quell’istinto di gelosia… È stato bellissimo anche girare là in Puglia: ovviamente sono appassionata di quella regione e voglio far vedere anche al mondo, soprattutto qui in Inghilterra, quel gioiello che conosco bene ma che è ancora un segreto italiano. Piano piano si sta scoprendo quanto è bella questa zona. È stato molto divertente, quindi, girare il video; anche perché ho avuto il piacere di essere attrice quanto cantante.

Ci sono luoghi della Puglia che ti sono particolarmente cari? 

Sì, soprattutto quando trovarmi in Puglia mi fa sorridere. Ho avuto molteplici esperienze sul palco in quella zona, tutta la mia famiglia era composta da musicisti, cantavo già nelle piazze locali a quindici anni. Conosco ogni paese perché ricordo i concerti che avevo fatto in quelle piazze.

E in altre regioni d’Italia? 

Roma è la mia città preferita al mondo, non solo per la sua bellezza e storia: il mio primo grande concerto lo tenni a Roma. Fu nel 2015, alle Terme di Caracalla, e quella sera ho avuto la fortuna di cantare per la prima volta con le grandissime voci di Andrea Bocelli e José Carreras. È stata un’emozione piena, un concerto per l’Unicef. Oppure penso al Ristorante ai Piani, vicino ai Forum Studios. Mai mangiato pesce migliore.

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Tuttavia, in un’intervista prima del concerto di Assisi, hai dichiarato di “avere mezzo cuore in Inghilterra e mezzo in Puglia”: c’è anche lassù un luogo, o più di uno, a te caro? 

In Inghilterra? Londra, e anche Nottingham. Sono nata a Nottingham, a dieci minuti dalla foresta di Sherwood. Quindi io amo l’Inghilterra. Mi piace in primavera, è una meraviglia piena di fiori. Anche adesso vivo in campagna, ed è bello vedere tutto questo verde attorno casa mia. E anche i teatri: siamo ricchi di cultura teatrale e museale, anche qui da noi. Ho il meglio di due mondi. Questo settembre lancerò un nuovo disco, il primo in italiano. Il titolo, Due Anime, ha questa ragione. Sento il mio cuore tanto in Inghilterra e Italia. Ci saranno pezzi in italiano e in inglese.

Hai mai incontrato italiani all’estero che si sono sentiti rappresentati dalla tua musica? 

Sì. Anche qui in Inghilterra, quando alcune volte ho cantato per la BBC, mi hanno chiesto di eseguire i pezzi di Morricone. La mia nuova interpretazione dell’Ave Maria è stata presa come canzone ufficiale del Giubileo di Papa Francesco, in inglese, ma col ritornello in italiano. Spesso ho cantato anche quella per la tv inglese, ed è stata al numero uno nella classifica di musica classica per qualche settimana.

I’Te Vurria Vasà è stata scritta addirittura a fine Ottocento, ed è stata cantata da tanti artisti differenti. Hai ascoltato altre versioni, e se sì, hai delle favorite? 

Ho amato l’interpretazione di Gigi Finizio. È un’interpretazione in napoletano, bellissima assieme a quella di Giorgia, fatta qualche anno fa per il Festival di Sanremo. È stato molto importante ascoltare altre interpretazioni per capire l’accento del testo. Essendo in napoletano, è per me più difficile cantarlo. Ho studiato per molti mesi le diverse interpretazioni.

Hai in programma altre cover di nostre canzoni tradizionali? Se sì, quali? 

Canterò pezzi composti da Ennio Morricone, come Nella fantasia, accompagnata dal più grande flautista al mondo Andrea Griminelli, anch’egli di Roma e conosciuto nel mondo della musica sin quando lavorava con i grandi come Pavarotti e Bocelli. Grazie a Dio ho avuto il piacere di collaborare con lui, durante un’interpretazione al vivo compiuta a Londra per un concerto. Your Love, sempre di Morricone, colonna sonora di C’era Una Volta il West, e un duetto, per la prima volta, con la voce di Mario Lanza, il cantante più amato da mia nonna e una delle voci che ha influenzato i più grandi. Anche lo stesso Pavarotti ha detto nelle interviste quanto abbia ascoltato la voce di Lanza quand’era ancora giovane. Ho fatto un duetto con una registrazione di Lanza che risaliva a settant’anni fa, ed è stato un grandissimo esperimento: sposare una voce nuova con la nuova tecnica, e una voce di un’altra epoca. Io canto insieme a lui come in un duetto. Ho sentito dire che soltanto Celine Dion ha fatto una versione simile, assieme alla voce di Frank Sinatra. Mi piace che le cose vecchie facciano vedere come influenzino le nuove, e si vede che la bella musica non muore mai. È emozionante ascoltare voci di questa storia, ed è altrettanto emozionante celebrarle.

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