La chiamavano “la voce della nostra generazione”, ed è giunto il momento che anche quella corrente entri in contatto con lei e con la sua influenza. È triste che così pochi ormai ricordino che il 18 dicembre si festeggi il compleanno di Christina Aguilera, e perché questa data merita di essere ricordata da tutti i fan della bella musica pop.

Sicuramente nessuno, ammettendo la ragazzina ecuadoriana-americana al provino per la serie Disney Mickey Mouse Club, ma come i colleghi Justin Timberlake e Britney Spears, quella che ne sarebbe emersa sarebbe stata una vera e propria signora del pop. Una cantante versatile, dalla voce dirompente, oggi purtroppo messa da parte dalla scena contemporanea, soprattutto a seguito del fallimento dei suoi ultimi album – nemmeno collaborare con star di primo piano come Demi Lovato e Ty Dolla $ign è bastato a suscitare l’attenzione del pubblico corrente – ma non degna di essere dimenticata, perché il talento è talento a prescindere dall’età.

Talento che si espande in tutti i campi e le sottocategorie del pop, aggressiva e dolce allo stesso tempo, capace di incantare e sedurre e proclamare con orgoglio messaggi sociali. Una poliedricità di cui ogni giorno che passa si sente maggiormente la mancanza.

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Il talento principale di Christina Aguilera erano le ballad. Tutti, almeno una volta, hanno cantato Beautiful, Hurt o The Voice Within. La potenza vocale di Christina Aguilera era vasta, dirompente e versatile.

Si può amare la dolcezza e la fragilità di Hurt, in cui il travagliato rapporto con il padre violento e distante viene messo a nudo con il pubblico in maniera intima e affettuosa, come si può adorare la grinta furiosa di Stronger, divino pezzo pop rock in cui una Aguilera di soli ventidue anni scatena una potenza vocale feroce e inarrestabile.

Vocalmente femminista, provocante senza mai risultare disperata, capace di fondere tutti i generi insieme in brani che non sfuggono mai dalla testa. La Christina Aguilera che sfornava una hit dopo l’altra, quella che bisognerebbe ricordare e riscoprire, sapeva farlo in tutti i generi. Si è già parlato dell’anima rock presente in Stripped, cominciando dall’immortale Fighter e concludendo con la sottovalutata Make Over, ma non solo quella è percepibile nell’album più bello di Madame X. Ci sono anche i duetti con Redman e Lil’Kim, che consacrano Dirrty e Can’t Hold Us Down come alcuni dei brani pop-rap più incisivi e memorabili dello scorso decennio.

Brani che si collegano alla tradizione, portata avanti parallelamente da Britney Spears e poi proseguita dalle giovani emule, da Kelly Clarkson a Beyoncé, da Avril Lavigne a P!nk, da Lady Gaga alle Pussycat Dolls, da Rihanna a Fergie di popstar consapevoli della propria sensualità e femminilità, del diritto di tutte quante di vivere la propria vita a piacimento, senza che nessuno (specialmente nessun uomo) metta bocca nelle loro decisioni.

Anche la Christina Aguilera recente, quella ormai tristemente lontana dalle classifiche, ha rilasciato gemme sottovalutatissime. I controversi Bionic e Lotus rappresentano culmini qualitativi nella carriera di Baby Jane (pseudonimo che diede a sé stessa per la promozione del suo terzo album in studio, Back To Basics), con tracce eccellenti in maniera tradizionalmente sentimentale (Army Of Me, Best Of Me, You Lost Me, All I Need) come in maniera più sperimentale e curiosa (Lotus Intro, Elastic Love, Not Myself Tonight) che donano loro un’innegabile identità artistica, a loro esclusiva.

Risulta meno incisivo l’ultimo, Liberation, che cerca di proporre un’immagine acqua e sapone della cantante, forse associata alla maturità, che malissimo si sposa con il canone pop di cui la Aguilera faceva parte. Tentare di attirare il pubblico mainstream aggiungendo influenze trap non funziona con una cantante che non fa più parte dei favoriti delle classifiche, e cercare di venderla al pubblico che l’ha amata dalle origini, nemmeno se la sua abilità canora rimane invariata, non è sufficiente per rendere affascinanti canzoni che non permettono di metterla in mostra.

Ed è questo che dispiace, della sorte di Christina Aguilera come di molte altre grandi voci e popstar dello scorso decennio. Nel frattempo, con l’avvicinarsi delle feste, consigliamo di riscoprire il suo album di Natale My Kind Of Christmas. Una Aguilera ancora giovane, ancora acerba, ma il cui talento era già in fiore, e che emerge anche in brani che tutti conoscono. 

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