Li abbiamo lasciati sul palco dell’Ariston vestiti di bianco e pronti ad abbracciare il pubblico, ma adesso sono già in giro per gli Instore con il nuovo album Corochinato. Quando si è diffusa la notizia della partecipazione degli Ex-Otago alla 69 edizione del Festival di Sanremo i fan hanno tremato un po’: la virata dell’indie al mainstream è una complicazione da mettere in conto, ma il gruppo genovese, composto da Maurizio Carucci, Simone Bertuccini,Francesco Bacci, OlmoMartellacci e Rachid Bouchabla, ha saputo viverne le atmosfere nazionalpopolari con la propria identità creativa.

Gli Otaghi si sono posizionati tredicesimi con “Solo una canzone” che ha un hook fortissimo: “abbracciami per favore” è una frase politica, perché l’amore come la politica ha bisogno di dire da che parte si vuole stare. E gli Ex-Otago hanno lanciato una ballatona romantica per raccontare una relazione che si fa trovare pronta agli anni che passano, ricordando al tempo stesso in quale direzione dovremmo andare. Questo invito ad abbracciarci infatti sorprende, rivelandosi quasi un’occasione per riscoprire l’empatia, che ha bisogno di allenamento proprio come la lettura o una competizione sportiva. È una richiesta cortese, che però nasconde in sé la pretesa di farci fermare un attimo affidandoci agli altri. Il nome del nuovo album “Corochinato” deriva da un vino tipico genovese aromatizzato alle erbe che viene servito come aperitivo, dopo una giornata di lavoro: al gruppo interessa quindi cantare la città con quel suo pop immediato che contiene messaggi.

E anche il documentario “Siamo come Genova“, con la regia di Paolo Santamaria, è dedicato a una terra che per gli Ex-Otago è eredità e punto di partenza. Lo stanno portando in giro in una formula che ne sta rivelando lo spirito Otago: al termine del firmacopie, il gruppo si sposta al cinema per la visione del documentario, accogliendo il pubblico con una bottiglia di “Asinello” (altro nome del Corochinato) per brindare insieme. Questo format anticipa le novità del tour che, come ha dichiarato Carucci, sarà diverso dai precedenti perché la promessa è di regalare una “notte incredibile”. Santamaria li ha seguiti per due anni, ne ha raccolto i ritmi, ha accelerato con loro vivendo le emozioni del tour in un racconto di quella parte di Genova rimasta fuori dalle canzoni di De Andrè.

Gli Otaghi esordiscono nel 2012 con l’album “The chestnuts time“, e dopo “Tanti saluti” nel 2007, “Mezze stagioni” nel 2011 e “In capo al mondo” pubblicato nel 2014, arriva “Marassi” due anni dopo in cui inizia la collaborazione con le etichette Garrincha e Inri, distribuito in licenza da Universal Music Italia.

Marassi è un quartiere di Genova con le strade che portano al mare, è la sua parte post-moderna che conserva una universalità tale da permettere a chi ascolta di rivedersi in quei “cinghiali incazzati” che forse il coraggio (e ce ne vuole molto) lo prendono “sotto il cielo di Camogli”. L’indice pop degli Otaghi è un manifesto di appartenenza a un territorio e a un approccio alla vita che rinuncia alla fanfara, per fare molto di più: raccontare chi siamo senza esasperazioni, prendendosi pure il rischio di parlare d’amore, perché non esistono cose già dette, ma sempre nuove occasioni per apprezzare gli altri, quello che si fa e la natura. I “Bambini“, la terza traccia che ha anticipato “Corochinato” dopo “Tutto bene” e “Questa notte“, corrono giù dalle montagne in bicicletta e poco importa se ci si sbucciava le ginocchia, c’era sempre una ragione per ridere e fidarsi degli altri. Le estati da bambini sono istinto puro e scoperta, tutto funziona con una naturalezza che finiamo per rincorrere tutta la vita. E in questa canzone gli Ex-Otago hanno usato parole piccole che vedi bene pronunciate da tutti, ma che sanno mettere in pace con i ricordi. “Tutto bene” ha invece un ritornello ballereccio, che cela un tentativo di autoconvincimento ripreso nell’idea di “Forse è vero il contrario“: gli Otaghi scriveranno anche cose semplici, ma forse è proprio questo il posto giusto dove poter filosofeggiare sui “massimi sistemi” in un clima electropop che si infila nel cervello. Il suono generale in “Corochinato” si è fatto sicuro, spazioso e aereo. Gli strumenti sono in equilibrio e in “La notte chiama”, su quei tappeti di ritmi caraibici e synth, si sentono emozioni estive che con la bella stagione si potranno godere pienamente, perché fa pensare a tutte le estati che sono state e che verranno. I pattern di tastiere in “Infinito” danno raffinatezza al pezzo che più ricorda Jovanotti per citazionismo e attitudine.

In questo album gli Ex-Otago ci fanno capire come l’esterno urbano possa diventare un interno per interrogarsi sui sentimenti, sugli stimoli che riceviamo ogni giorno e sulla confusione che ci fa rimpiangere strade sicure per dedicarci alle nostre passioni, come in “Torniamo a casa”.
Gli Ex-Otago sono tornati con la loro caparbia e personalissima visione della vita, dimostrando che si possono dire storie già cantate e mostrarsi sempre nuovi. “Corochinato” è l’antidoto per misurarsi nelle cose già fatte, per la prima volta.

 

Voto: 🌊🌊🌊🌊🌊🌊🌊/10

 

Tracklist: