Nel 2013, quando Victoria Broackes e Geoffrey Marsh pubblicarono il loro libro David Bowie Is (in italiano edito dalla Rizzoli con il titolo “David Bowie è”), probabilmente mai avrebbero potuto immaginare che tre anni dopo il grande rocker sarebbe venuto a mancare. All’epoca, e in concomitanza con la pubblicazione del libro, era stata curata proprio da Broackes e Marsh, presso il Victoria & Albert Museum, la prima mostra retrospettiva in onore della leggendaria carriera del cantante.

Una retrospettiva lunga decenni, che conduceva il visitatore in un viaggio indietro nel tempo, tra memorabilia, merchandising e costumi autentici, a partire dagli esordi del cantante con Space Oddity.  La mostra è stata da allora allestita in dodici città in tutto il mondo, inclusa Bologna; nella sua prolifica vita di cinque anni, attirò ben due milioni di visitatori.

Poster promozionale della mostra David Bowie Is, Brooklyn Museum.
Fonte: davidbowieblackstar.it

Il fascino di David Bowie è senza tempo: star, icona della moda, della musica e della pop culture, ispirazione per i giovani queer e disadattati degli anni ottanta, nonché uno dei tesori più preziosi della musica mainstream inglese. La sua morte, avvenuta il 10 gennaio di tre anni fa a seguito di un lungo e doloroso cancro ai polmoni, ha sconvolto tutto il mondo della musica e dello showbiz; due giorni prima, il giorno del proprio compleanno, aveva rilasciato il suo venticinquesimo album in studio Blackstar, acclamato dalla critica.

Una mostra in suo onore doveva essere gestita da mani sapienti, e quelle di Victoria Broackes e Geoffrey Marsh si rivelarono esserlo. Da mani altrettanto esperte fu realizzato anche un documentario omonimo concomitante la mostra, ad opera di Hamish Hamilton (direttore anche di numerosi DVD di performance live di cantanti del calibro di Beyoncé, Robbie Williams, U2, Rolling Stones e Rammstein), Katy Mullan, e il pluripremiato Hanif Kureishi.

La tecnologia è parte integrante della vita artistica di Bowie come lo è stata, sin dalla genesi, della mostra in suo onore. Originariamente, i curatori di David Bowie Is non erano convinti dell’idea di far indossare ai fruitori della mostra delle cuffie auricolari, temendo che in tal modo avrebbero reso isolante l’esperienza. Quando presero la decisione di implementarle, organizzarono un sistema audio su misura, che non richiedeva interventi manuali da parte dell’utente; dialoghi e musica cambiavano automaticamente a seconda del luogo della mostra in cui andava a trovarsi.

Ma anche a cuffie rimosse, il fascino della mostra non andava a cessare: i visitatori erano infatti accolti in una grande stanza dove grandi schermi video mostravano diverse esibizioni di Bowie attraverso gli anni, con un impianto sonoro surround all’avanguardia. Fu inoltre Tony Visconti, collaboratore di lunga data di Bowie dai tempi dell’album omonimo del 1969, a comporre una colonna sonora su misura per l’evento, combinando tra di loro più di sessanta diverse canzoni del cantante in un colossale e inedito megamix.

David Bowie assieme a Gary Oldman
Fonte: Youtube

Dalla mostra all’app: domani, non a caso nello stesso giorno in cui David Bowie avrebbe compiuto 72 anni, verrà rilasciata un’app che tradurrà David Bowie Is in realtà aumentata. Ogni aspetto dell’app, come la mostra stessa, è gestito con la massima cura. Persino la voce narrante, che interpreta in prima persona lo stesso Bowie, è affidata a un attore d’eccezione. Sarà Gary Oldman, uno dei pilastri moderni del cinema inglese, fresco di premio Oscar nel ruolo del primo ministro Winston Churchill in L’Ora Più Buia, a doppiare la rockstar nell’app in fase di sviluppo.

Ma il rapporto fra Oldman e Bowie va ben oltre l’essere entrambi acclamate celebrità britanniche: già nel 1996 sono apparsi assieme nel film Basquiat di Julian Schnabel, e nel 2013 lo stesso Bowie aveva contattato l’attore per un’apparizione nel video musicale della canzone The Next Day. Ai Brit Awards del 2016, un mese dopo la morte del cantante, Oldman si è presentato sul palco per ritirare il premio postumo destinato a lui, l’Icon Award, elogiando con il suo approccio ironico e rilassato alla malattia che lo condusse alla morte. Il discorso fu poi encomiato su Facebook dalla vedova di Bowie, la supermodella e filantropa Iman, con un conciso ma affettuoso “Thank you, Gary. We love you”.

E anche noi, dopo tre anni, amiamo ancora David Bowie. Nonostante la lunga e complessa carriera, il fascino e il successo del rocker inglese non si sono ridotti, e i video di Lazarus e Blackstar conservano il tono metaforico e visionario della sua musica più classica. Lazarus lo ritrae giacere su un sudario: immagine sepolcrale, fin troppo esplicita da parte di un artista e uomo già consapevole di non avere più molto da vivere. Lo stesso album, Blackstar, era considerato da Bowie come un epitaffio artistico, un vero e proprio regalo d’addio a una fanbase affezionata, tutt’oggi piena di nostalgia.

E con una simile premessa, non si può che prevedere un grande successo anche per David Bowie Is, un’app sapiente che si trova in sapienti mani.

Scena dal video di Blackstar.
Fonte: dlso.it