Photoshoot di Dawn Richards per Rolling Stone

Pensare, per chi si ricorda di loro, che le Danity Kane si sono formate più di dieci anni fa, può far tremare le gambe a ben più di un fan del pop di vecchia data. La girl band lanciata dal rapper e produttore Diddy attraverso il progetto televisivo Making The Band 3 ottenne un successo clamoroso nel 2006, con l’album di debutto omonimo, e ancora di più nel 2008 con Welcome To The Dollhouse.

Ancora prima delle Pussycat Dolls, delle Little Mix e delle Fifth Harmony erano venute loro, e il talento delle cinque ragazze valse loro addirittura un Guinness World Record, come primo gruppo femminile nella storia di Billboard ad avere i primi due album al top della classifica. Meno soddisfacente fu il tentativo, nel 2014, di rilanciare il format con DK3: un album di inclinazione trap e tropical house, con testi limitati e privo del mordente e del sex appeal che aveva un tempo fatto brillare il quintetto nei loro anni d’oro.

Ma non basta un album deludente ad abbattere chi ha la vocazione per il grande pop. Lo sanno Aubrey O’Day e Shannon Bex, che assieme si sono riciclate nel duo delle Dumblonde, e lo sa Dawn Richards, rinata in una florida ed eccelsa carriera solista. O meglio DΔWN, come si presenta adesso. Quello che conta è la musica, e un album come New Breed è il tipo di album che si incontra una volta nella vita.

Sopravvissuta all’imbarazzo di DK3, Dawn Richards ha ricominciato daccapo sulla sua strada. Ha scelto l’elettronica come genere di riferimento, e la manovra con una grazia e una naturalezza che ben poche artiste contemporanee possono vantare. New Breed è un album raffinato, curatissimo, perfettamente inserito nello splendido canone dell’R&B moderno, e con tutta l’ambizione e una creatività che hanno, da sempre, caratterizzato l’opera di Richards da solista. Si sentono mille influenze diverse, tutte di primissima classe – dalla Beyoncé trap e sperimentale degli ultimi tre album, al sottovalutato Electric Café delle En Vogue, alla regina dell’R&B cyberpunk Janelle Monae. Certo, tutti saremmo pronti ad accogliere a braccia aperte un secondo Dirty Computer, ma c’è ben altro da scoprire in New Breed.

A cominciare dalla sporadica ma funzionante celebrazione della sua identità nativa americana: il bisnonno di Richards è stato un membro d’onore della tribù Mardi Gras di New Orleans, città da dove proviene la cantante stessa, e in una recente intervista ha dichiarato il suo orgoglio e amore per la cultura, a seguito delle critiche ingiustificate per aver indossato in pubblico dei costumi tradizionali. La cultura viene celebrata, tramite interludi vocali, nella chiosa di Dreams and converse e nell’apertura della seguente Shades; e Richards ne parla nelle interviste, richiamando l’influenza musicale di suo padre Chief Montana e della sua vecchia band Chocolate Milk.

Photoshoot di Dawn Richards per Pitchfork

Nonostante l’insuccesso commerciale (Redemptionheart, il suo album precedente, quarto da solista e primo come DΔWN, non si è classificato neanche nella Billboard US Album Chart), Richards conserva una disinvoltura e una confidenza che solo un talento come il suo è in grado di dimostrare. Il lato sexy della cantante, incuneato nella sua musica sin dai lieti giorni delle Danity Kane, si presenta in forma smagliante con la gemma midtempo Shades. DΔWN è così sensuale da conquistare il suo uomo senza doversi togliere gli occhiali da sole, ed è perfettamente credibile quando dichiara di esserne capace.

Ma le mani attente della cantante si allargano anche alla produzione, elettronica di primissima qualità, appiccicosa e raffinatissima. Si inizia dal minimalismo più sperimentale della canzone di apertura The Nine (intro), dalla base composta esclusivamente da vocalizzi e autotune, e si chiude con l’elettronica morbida, carezzevole di We, diamonds, celebrazione della bellezza, della creatività e della resilienza femminile e in particolare di quella delle donne nere come lei, spesso ingiustamente sottovalutate nelle loro scelte di carriera. E, particolare di non scarsa importanza, ha un ritornello incredibilmente orecchiabile e basato su una metafora semplice ma acuta. Perché per essere sottovalutate bisogna avere delle qualità, e Richards ne è piena in abbondanza.

Dawn Richards ha fatto centro ancora una volta: New Breed è una graditissima e sopraffina aggiunta all’R&B elettronico e afropunk che fa brillare la scena musicale in sordina, ignorato dalle grandi label, ma con un meritato e devoto fanbase che tiene in vita senza far notare la latente meritocrazia che persevera anche in questi anni. Non ci resta che apprezzarlo e consigliarlo a chiunque sia disposto a dargli una chance. Sperando, giacché siamo qui, in un eventuale ritorno anche delle Dumblonde. Ma se il futuro dell’R&B è questo, non abbiamo nulla di cui preoccuparci.

Voto: 🌊🌊🌊🌊🌊🌊🌊🌊🌊,5/10

Brani consigliati: Dreams & converse, We, diamonds, Shades, Sauce

Photoshoot di Dawn Richard per Billboard