Muore Michael Jackson, Avatar sbanca al botteghino, si conclude la missione spaziale Ulysses: il 2009 è questo e tanto altro. Mentre tutto il mondo assisteva a questi eventi, felici e meno felici, in Italia la scena musicale era in pieno fermento. Quando la trap ancora non era conosciuta, Young Signorino era ancora troppo “young” per cantare Mmh ha ha e l’indie c’era ma si nascondeva bene. Proprio in questo anno, nel nostro paese gli Afterhours, Samuele Bersani e tanti altri pubblicavano album destinati a non essere dimenticati. Il 2009, infatti, è l’anno del progetto musicale Il paese è reale, dell’ultimo album di inediti di Lucio Dalla prima della sua morte e del primo album di Brunori, ma non solo. Quindi perché non dare una rispolverata a questi grandi successi e, magari, non conoscerli per la prima volta proprio nell’anno in cui spengono dieci candeline?

 

AFTERHOURS- IL PAESE È REALE

Io voglio far qualcosa che serva

Dir la verità è un atto d’amore

Fatto per la nostra rabbia che muore

Canta così Manuel Agnelli in un album che ha rappresentato una vera e propria rivoluzione nella prima scena indie e indie-rock italiana. Una raccolta di diciannove canzoni cantate da diciannove cantanti diversi, nata con un duplice scopo. Il primo era quello di promuovere musicisti italiani emergenti che in quel periodo ancora non erano conosciuti o che magari aspettavano quel salto in più per diventare mainstream. Il secondo scopo, altrettanto nobile, era quello di incoraggiare i creativi italiani a fare qualcosa di utile per migliorare il proprio paese. Oltre all’omonima canzone degli Afterhours, che fu portata a Sanremo forse proprio per dare una spinta a questo progetto, troviamo brani di Dente, Paolo Benvegnù, Marta sui Tubi e Calibro 35.

 

BRUNORI SAS- VOL.1

La spiaggia di Guardia rovente

Era piena di gente

Si parlava di sport

di Pertini e Bearzot

Impossibile non citare questo album tra i dischi degni d’interesse del 2009. Per chi ha conosciuto Brunori negli ultimi anni, Vol.1 è sicuramente un disco da ascoltare. Ha tutto ciò di cui ha bisogno un ascoltatore per capire chi sia Dario Brunori, in arte Brunori Sas; potremmo dire che è un libretto d’istruzioni, un bugiardino sul cantautore calabrese. C’è la sua semplicità, il suo essere un cantastorie di altri tempi, la sua capacità di raccontare un mondo fatto di trentenni in difficoltà, ma anche di un’adolescenza fatta di falò, primi amori e sguardi rubati. Come stai e Guardia 82 non possono non essere ascoltate, ma se si vuole conoscere il vero Brunori bastano trenta minuti di questo album per essere catapultati in un mondo molto simile a quello raccontato da Rino Gaetano.

LUCIO DALLA- ANGOLI NEL CIELO

Passano le nuvole e gli uccelli

sono i sogni che non tornano

Sogni senza tasche

tasche senza mani

Pur non contenendo le sue canzoni più famose, l’ultimo album di inediti composto dal cantante bolognese è un esempio di quanto la sua creatività non avesse confini. Dopo qualche anno e dopo la sua improvvisa morte avvenuta solo tre anni dopo, possiamo sicuramente dire che Angoli nel cielo rimanga uno degli album più “dalliani” di sempre. Ci sono delle domande tipiche dell’uomo al cospetto dell’infinito nella canzone Vorrei sapere chi è e c’è Toni Servillo che duetta con Lucio in Fiuto. Angoli nel cielo, la canzone che presta il titolo all’intero album, conferma, se mai ce ne fosse bisogno, quell’animo sempre in bilico tra la maturità artistica e il suo essere un eterno bambino. Insomma, l’essere sempre il cantante di Anna e Marco e Futura, ma anche quello di Attenti al lupo.

 

DENTE- L’AMORE NON È BELLO

E a tutti i baci che mi hai dato

ho dato un peso

Così da non farli andare via

Pubblicato il giorno di San Valentino, il secondo album di Giuseppe Peveri, in arte Dente, è sicuramente quello più fortunato dell’artista. È un album in bilico tra due visioni dell’amore: c’è quella più romantica descritta a pieno nelle delicatissime A me piace lei e Sempre uguale a maie quella più realistica e disillusa cantata in Buon Appettito. Con questo disco Dente, probabilmente il cantante più indie che più indie non si può in quel momento, non ha scalato le classifiche, e da queste tredici tracce non è uscita alcuna hit. Di una cosa però si può essere certi: il cantante di Fidenza ha aperto una nuova stagione cantautoriale fatta di personaggi a cui è difficile non voler bene.

NICCOLÒ FABI- SOLO UN UOMO

Attesa e inaspettata

arriva la seconda vita

È “solo un uomo” quello raccontato da Niccolò Fabi, ma è un uomo raccontato con l’eleganza e la delicatezza a cui il cantante dai capelli ricci portati e cantati con orgoglio ci ha abituati. È un uomo che fa i conti con la crescita personale, con i grandi cambiamenti in ambito affettivo e lavorativo. Non è un disco da primo ascolto, non uno di quelli di cui ti innamori immediatamente. È un disco che ama farsi desiderare; lo si deve ascoltare più volte per poi apprezzare in pieno la sua essenza. La sua musica è più “sporca”, ma lo stile dei suoi testi è riconoscibilissimo. Piccola chicca di questo album è Attesa e inaspettata, una canzone dedicata alla nascita di una figlia, purtroppo strappata troppo presto ai suoi genitori.

ZEN CIRCUS- ANDATE TUTTI AFFANCULO

Ma le paure non han fissa dimora

Le vostre svolte son sogni di gloria

Se di svolte si vuole parlare, questo album del trio pisano le rappresenta decisamente. Un anno d’oro per il trio formato da Andrea Appino, Karim Qqru, Ufo e a cui si è aggiunto in seguito il maestro Pellegrinelli. Gli Zen, oltre a partecipare a Il paese è reale, cantano per la prima volta in italiano proprio in questo disco. Bisogna ascoltarlo solo per questo? Sicuramente no. La bravura degli Zen Circus, in questo caso, è stata quella di arrivare al cantato italiano senza snaturarsi neanche un po’. È rimasta “l’incazzatura” tipica degli Zen, lo stile punk e tutta l’ironia di cui sono capaci. Se la prendono e mandano a quel paese tutti, compreso Dio; insomma, lo fanno senza distinzioni di colpi.

 

SAMUELE BERSANI- MANIFESTO ABUSIVO

È un periodo pieno di sorprese

in sottofondo a queste imprese

la musica pian piano salirà

In vent’anni di carriera, Samuele Bersani ha avuto modo di far innamorare e far piangere con le sue canzoni e questo disco ne è un’occasione in più. Non è certo allo stesso livello di L’oroscopo speciale o di Freak, ma il disco è un sunto di tutto ciò che avevamo ascoltato fino a quel momento. Ci sono le storie d’amore finite come quella di Un periodo pieno di sorprese, c’è una vena autobiografica nella canzone A Bologna, città grazie alla quale il cantante ha incontrato Lucio Dalla e c’è anche l’attualità. In questo album non troviamo una canzone strappalacrime alla Spaccacuore, ma c’è una chicca. Questa chicca, scritta da Sergio Cammariere, si chiama Ferragosto.

NEFFA- SOGNANDO CONTROMANO

Sulla strada

troppe stelle spente

la tua mano ora servirebbe

Neffa ci ha abituati ai cambiamenti e anche questo disco ne è una prova. È stato un rapper, ha creato hit estive come La mia signorina, che è impossibile non conoscere, ed è anche un produttore discografico. Insomma, il cantante campano nella sua carriera non si è fatto mancare mai niente e questo disco è la prova fisica di tutto questo. Ci sono canzoni più “facili” come Solo così, c’è un po’ di sano romanticismo e c’è anche Giorni d’estate, una ballata folk da ascoltare per rimpiangere i giorni in spiaggia. Ma c’è soprattutto Lontano dal tuo sole. Una canzone pop ma, allo stesso tempo, la somma di tutte le esperienze del cantante; lo si nota dal testo, ma anche dalla musica.  È un disco eterogeneo, un disco dai temi e dalle melodie diverse, e forse è proprio per questo che piace tanto.

 

CARMEN CONSOLI- ELETTRA

Mandaci una cartolina e una ridente foto di te
Mentre stai sul bagnasciuga
E cogli con stupore un nuovo giorno

“Elettra sventola la semplicità delle sue parole, amore, concediamoci quel viaggio imprevisto”, così inizia la descrizione di questo album che troviamo sul sito della “cantantessa siciliana”. Un disco diretto, sintetico e che nasce dal dolore per la morte di suo padre. Come tutte le cose nate dal dolore, anche quest’album ha dentro tutta la potenza che serve a superarlo. E forse, proprio per esorcizzare la sofferenza e cercare di andare avanti, la prima canzone Mandaci una cartolina è dedicata a suo padre. Invece, la scelta di un nome femminile per il titolo dell’album, non è casuale. Così come i drammaturghi greci invocavano le muse per essere ispirati, Carmen Consoli utilizza il nome Elettra. Ci sono personaggi difficili, c’è una prostituta, uno zio che abusa di una piccola nipote, ma c’è anche una ballata in siciliano che rivela tutta l’ironia e il cinismo di cui è capace la cantantessa.

IL TEATRO DEGLI ORRORI- A SANGUE FREDDO

Io non mi arrendo, mi avrete soltanto

con un colpo alle spalle

io non dimentico, e non mi arrendo

Il secondo disco de Il teatro degli orrori non delude le aspettative e colpisce in pieno anche questa volta. La band, il cui nome si ispira al teatro della crudeltà di Antonin Artaud, torna a distanza di due anni dal fortunatissimo Dell’impero delle tenebre con un album decisamente all’altezza del primo. Le citazioni, a volte anche decisamente importanti, non mancano. Si parla di religione in Padre nostro, si cita il poeta russo Majakovskij nell’omonima canzone e c’è spazio anche per un omaggio a Celentano. I pezzi, che parlano di amore e di solitudine, sono meno immediati rispetto a quelli dell’album precedente, ma non per questo meno potenti. Il merito è dei testi, della voce del frontman Pierpaolo Capovilla, ma anche di un sound aggressivo e diretto.

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