Costruiamo un mobile in rovere, ma se vuoi è disponibile anche in mogano. Scriviamo canzoni con la paura di passare inosservati. Ma le scriviamo in minuscolo per non farci notare.

in un mondo in cui vogliono tutti farsi grossi, i rovere vogliono farsi più piccoli. minuscoli. persi, come nella copertina del loro disco, nella tinta unita di un colore. mentre provano a costruire qualcosa, mentre hanno paura di sbagliare. l’ansia li perseguita, racconta nelson. è un’intervista come altre perché i rovere sono una band dai tratti comuni, è un’intervista speciale perché il loro è un racconto unico.

disponibile anche in mogano, trentuno minuti di pop-ansia al sapore di spritz. un’allegria di naufragi firmata sony uscita il 31 marzo 2019.

nelson la voce, lo youtuber.
luca la chitarra, il medico.
lorenzo le tastiere, l’insegnante d’asilo.
nessuno di loro vuole smettere di essere entrambi, nessuno può lasciare il proprio lavoro. tutti e tre vogliono dedicarsi alla musica.

ma di fronte all’ansia
non si può.

nelson dice che il tempo li sta fottendo. è difficile avere il tempo di costruirsi come gruppo quando devi dividerti tra due mestieri. tra i versi di un brano e i versi dei bambini, tra metriche e metri nei termometri. da qualche parte devi mollare e, finché puoi, fingi di non saperlo. ma il successo arriva e, alla fine, rinunci a te stesso.

dove sono i rovere? persi. scritti in minuscolo, nascosti dietro a un mobile ikea a metà. a volte non si sentono pronti a uscire allo scoperto. hanno paura di sbagliare, di montare un’anta dell’armadio al contrario e di non poterla girare più.
sperano che tu non li veda, ma è impossibile. li noti per i testi malinconici su ritmi allegri, per il suono indielettronico. un ascolto e sono fregati. per ora fingono che non sia in arrivo il momento di piantare tutto, perché sono insicuri.
i rovere stanno seduti su sgabelli alti due metri. aprono piano le buste arrivate con il corriere, tremano al pensiero di trovarci un due di picche. la posta in gioco è troppo alta per le carte sbagliate. il loro timore più grande è scoprire di essersi sbagliati tutto il tempo, sbattere contro una porta a vetri mentre si punta verso il cielo. maledette porte a vetri, maledetta ikea. maledetti armadi in mogano.

«mentre salivo sul treno per ritornare da te, mi sono chiesto perché ai bordi della stazione ci sono barriere di vetro con disegnati dei corvi. servono a spaventare gli uccelli che passan di lì, per non farli schiantare. forse anche io e te siamo sempre stati così, per paura di farci del male. che poi alla fine ci siamo fatti male lo stesso.» riccardo, leader dei pinguini tattici nucleari, canta questi versi in “sport” dei rovere. riccardo li ha aiutati a scrivere diversi pezzi del disco, ma il modo in cui si sono conosciuti è più divertente di qualsiasi episodio potessero scrivere.

rovere è il nome di una storia letta con distrazione alla fermata del bus, ma è una corsa che non ti lascia più scendere. è l’ansia di scrivere a riccardo dei pinguini per chiedergli di lasciarti aprire un loro concerto, è il sound di chi li convince a farti aprire l’intero tour. così si sono presentati i rovere al mondo: due singoli, l’ansia di deludere tutti quanti. gli iscritti di youtube, i bambini all’asilo, la nonna anna. e all’aumentare degli ascolti, l’ansia cresceva. l’ultimo giorno del tour, nelson tremava come un biglietto del bus in mano a una vecchia.

nel video del loro ultimo singolo, “tadb”, i vecchi sono i nuovi supereroi. la scena è capovolta, sono i giovani a tornare presto la sera mentre gli anziani ballano la tecktonik. pensionati che si devastano, ragazzi previdenti perché in fondo non si sa mai. e i cantieri, i cantieri non sono tanto male. il casco protettivo da muratore è l’outfit di oggi, cool anche per assemblare mobili. le precauzioni non sono mai abbastanza.

chi ha detto che l’ansia è senile? i rovere hanno raggiunto su spotify la cima delle playlist indie italia e italia in alta rotazione e non sono mai stati più preoccupati.

ma di fronte all’ansia
non si può
che andare avanti.
montare un’anta al contrario
è soltanto un motivo
per montare meglio il resto.

ora sono in tour, lo saranno tutta l’estate. tormentati, ubriachi, sotto aerosol. stanno scrivendo i brani per un secondo album, racconta nelson. sono pronti a schiacciarsi da capo, sparire ancora, litigare di nuovo. per il momento non vorrebbero fare nient’altro.

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