Noi di Artwave troviamo sempre qualcosa da festeggiare, nella buona come nella cattiva sorte: proprio per questo oggi spegniamo insieme all’indistruttibile Eddie Van Halen le sue 65 candeline, e ne approfittiamo per ripercorrere le tappe salienti di una carriera oltremodo sfolgorante. Nonostante i recenti impedimenti medici che lo stanno colpendo senza tregua da qualche tempo a questa parte, vogliamo cogliere l’occasione di celebrarne i giorni d’oro, quelli in cui il nome Van Halen smuoveva la terra sotto i piedi dei loro fan.

Oggi vi raccontiamo, quindi, del talento portentoso di un chitarrista che, con la sua personalissima Frankenstrat, ha inciso a fuoco il suo nome nei più alti annali del Rock.

Partiamo, quindi, dal principio. La storia del mito dell’hard rock noto come Eddie Van Halen comincia ben lontano dall’universo statunitense che gli regalerà quella fama mondiale di cui ancora oggi gode: facciamo quindi un salto indietro al 26 gennaio del 1955 e localizziamoci spazialmente nella Venezia d’Olanda, la deliziosa Amsterdam. Nella famiglia del re del tapping, da ciò che sappiamo, s’è sempre mangiato pane e musica dalla mattina alla sera. Potremmo individuare, quindi, come suo primissimo mentore certamente suo padre, un polistrumentista con una particolare e spiccata inclinazione per il jazz, assieme a suo fratello Alex, colui che intraprenderà con Eddie quel percorso musicale che li avrebbe poi portati a far risuonare il cognome Van Halen in ogni angolo del cosmo a noi note.

Eddie Van Halen e David Lee Roth fotografati da Neil Zlozower nel 1979. © Neil Zlozower

Sarà proprio il fratello maggiore, il batterista Alex, ad ergersi come deus ex machina del suo amore smodato per la chitarra: dopo l’incontro con il pianoforte e la batteria, Eddie sceglierà stoicamente di dedicarsi anima e corpo, all’età di soli 12 anni, alla nota sei corde. Stava in quel momento nascendo, quindi, un gruppo a conduzione familiare, quello che avrebbe poi trionfato nel cuore degli anni ’80 nelle classifiche mondiali, il tutto galvanizzato dalla vocalità graffiante e cotonatissimo frontman David Lee Roth.

Se la storia che vi stiamo narrando ha inizio nel Vecchio Continente, sarà però Oltreoceano che i fratelli Van Halen troveranno la loro straordinaria fortuna: è con il loro trasferimento a Pasadena, nell’assolata California, che i futuri paladini dell’hard rock posero quindi le basi reali della loro formazione musicale: fondamentali, per il giovane Eddie, furono certamente i Cream di Clapton nonché il modus componendi del britannico Jimmy Page, storica chitarra dei Led Zeppelin.

Si narra, infatti, che fu proprio studiando un brano del buon Page che Eddie accidentalmente incontrò (o addirittura creò, secondo alcuni, sebbene questo fatto sia stato storicamente smentito addirittura da Steve Hackett in Dancing Dancing with the Moonlit Knight del 1973) la tecnica che lo rese celebre nel mondo. Non riuscendo nell’esito di eseguire perfettamente la partitura, sembra che Eddie cominciò a battere, quasi convulsamente, sui tasti, generando quegli intervalli dilatati e febbrili che tanto amiamo. Nel caso ve lo foste mai domandati, ecco come nacque il famoso tapping alla Van Halen maniera. Praticamente per errore.

La chiave di volta arriva nel 1975, con l’incontro fatale dei fratelli Van Halen con il bassista Micheal Antony e, appunto, quello che sarà uno dei frontman più iconici che gli anni ’80 ci abbiano regalato, David Lee Roth. Nascono in quell’anno, quindi i Mammoth, nome che verrà appunto modificato col cognome di Alex e Eddie alla firma del loro primo contratto discografico con Warner Bros. Records nel 1978, contratto che porterà alla nascita del loro primo lavoro in studio, il fondamentale, omonimo e fortunatissimo Van Halen.

A metterli in contatto con la storica etichetta, rimasto folgorato dalle loro performances al mitico Whisky a Go Go di Los Angeles (locale cardine della scena californiana fin dai tempi dei Doors di Jim Morrison) fu addirittura il bassista dei Kiss Gene Simmons. Evidentemente scommettere per Simmons, in una sorta di all-in alla cieca, su questi quattro vulcanici ragazzi era certamente un colpo sicuro. Vedendo la qualità eccelsa del loro album di debutto non possiamo, ad oggi, che esserne certi anche noi. Il successo immediatamente successivo all’innovativo Van Halen è istantaneo, travolgente. I quattro ragazzi sapevano di avere tutte le carte per sfondare, dal carisma innato alla tecnica certosina, e ce l’hanno fatta senza ostacoli. L’uragano Van Halen era iniziato, pronto a stravolgere la Storia del Rock.

L’anno successivo vide, invece, la luce II, altro album cardine contenente il masterpiece Dance the night away, mentre è del 1980 il loro album meno commerciale, ma estremamente sperimentale: Women and children First. Vi consigliamo tra le varie perle sparse And the cradle rock. Vale un ascolto.

La consacrazione arrivò, in maniera definitiva e decisiva, appena quattro anni più tardi: l’uscita di 1984 li consacrò finalmente a paladini dell’hard rock, rivelandosi come la scelta discografica più azzeccata che potessero mai fare. Jump ne è l’esempio lampante, il resto è Storia.

Tanti auguri, quindi, alla chitarra più veloce e chiassosa del Vecchio e del Nuovo Continente. Buon compleanno, caro Eddie.

Eddie Van Halen a Londra nel 1978. © Ross Halfin

 

Immagine di copertina: © Ross Halfin
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