Prima di iniziare a leggere provate a tenere a mente una parola, un numero ed un simbolo: vento, 1986 e ∞. No, non abbiamo commesso un errore nel titolo e sì, vi avevamo parlato del suo comeback discografico solo poco più di otto mesi fa. Da pochissimi giorni l’indistruttibile Cavaliere Oscuro del rap è tornato a far parlare di sé pubblicando, dopo l’uscita di Revival lo scorso dicembre, l’album che corona la prima decina in una carriera senza precedenti: Kamikaze, un full-length di tredici tracce che semina il panico e non sembra prodigarsi in misericordia.

Il titolo riprende un concetto giapponese ormai tristemente entrato a far parte del linguaggio comune, traducibile alla lettera con il significato, guardacaso, di vento divino; in apertura del disco è udibile il frastuono dello schianto di un aereo seguito da un paio di lines micidiali, basi assolute per scrivere un manifesto di rabbia come solo lo splendente rivendicatore sa fare: I’m just gonna write down my first thoughts, see where this takes me, ’cause I feel like I wanna punch the world in the fuckin’ face right now. Le nuvole si caricano di nero ed il fervore artistico di Eminem in questo lasso di tempo è appurato: l’abbiamo visto partecipare alla registrazione di Majesty contenuta in Queen, l’ultimo lavoro di una Nicki Minaj che, nei versi del singolo Barbie Tingz, fa sospettare qualcosa di più che un semplice featuring col white guy.

Nessuno si aspettava un nuovo lavoro in studio di tale portata e se la produzione esecutiva è affidata ad un patrimonio musicale dell’umanità come Dr. Dre e tra gli altri producers figurano Mike Will Made It, Boi-1da, Tay Keith e Ronny J, questo ordigno figlio di un semidio non poteva che vantare collaborazioni di spicco fin dalle prime note. Ci sono Kendrick Lamar e Joyner Lucas rispettivamente nelle tracce numero due e tre, c’è Royce Da 5’9 in Not Alike e Jessie Reyez alle ultime posizioni della tracklist, e perfino Justin Vernon dei Bon Iver fa capolino in Fall. Sembra esserci veramente tutto, forse troppo. La bufera è ormai lì che avanza.

L’artwork di Kamikaze

Nel 1986 Marshall Mathers era poco più che un ragazzino, aveva fondato il duo Soul Intent con il suo migliore amico Proof e l’Hailie dell’iconica Mockingbird non era ancora nata; fu in quel momento che le acque del rap e dell’hip hop si agitarono positivamente con l’uscita di Licensed to Ill, il primo album in studio dei Beastie Boys. A trentadue anni dalla pubblicazione, il rapper di Detroit riprende l’artwork anni ’80 dei BB per fare il look del suo Kamikaze: aggiunge il pilota nel retro della copertina e le scritte FU-2 e Tikcu5. All’epoca la bella rivoluzione, adesso il dissing sfrenato.

Dalle mitragliate selettive alle esplosioni di massa il passo appare veramente breve ed il flow diventa energia, TNT che spazza via il nemico con la parola. L’opening, affidata alla traccia The Ringer, può essere considerato in modo unanime come un intero freestyle sferrato a sangue freddo; va contro i rapper che hanno in mano un gran potere mediatico e non sono in grado di gestirlo, ironizza sulla nuova generazione di trapper che mette su canzoncine-cliché con l’auto-tune, apostrofa quegli speaker e giornalisti musicali che dopo Revival hanno provato a confinarlo nella black list dei most trash artists del 2017e li maledice.

Chi si salva è fortunato: la Dea Bendata non risuona in Not Alike o Lucky You, non ha certo sfiorato 21 Savage, Vince Staples, Lil Pump, i Migos, Drake e tanti altri come Tyler, The Creator che, a detta di Slim Shady, creates nothin‘ e diventa protagonista di Fall, quel pezzo alla decima posizione nella tracklist dal cui messaggio il collaboratore Vernon si dissocia totalmente. La pace non abita nei cieli di questo disco e lo sguardo inquisitorio è rivolto ancora una volta verso il Goblin di lunga data, l’Agent Orange Donald Trump accusato di aver mandato i Servizi Segreti a fargli visita. Siamo arrivati al punto in cui la musica può rappresentare una minaccia per la difesa nazionale? E poi, c’è qualcosa in grado intaccare il costume da guerriero della notte di Eminem? La exit track, non a caso, è Venom, creata per il lungometraggio della Marvel sull’antagonista di Spider-Man a proprio agio nelle tenebre.

Forse potrebbe essergli rimasto un solo grande, unico ed eterno avversario: il tempo. Arrendersi alla mutevolezza catastrofica del mondo è sbagliato e totalmente irrazionale; aizzare fiamme e seminare discordia, tutto sommato, è da incoscienti. Il disco si presenta allo stesso modo in cui entra nell’immaginario figurativo collettivo quasi fosse un oggetto in volo che prende quota e velocità, poi decelera e si piega all’impatto contro l’invisibile, l’impalpabile; all’inizio i toni si accendono, nel mezzo recupera stabilità ed infine il sound risulta quasi dolce, sempre che sia possibile usare tale aggettivo per il suo decimo album. Kamikaze è rude, affamato, non ha paura di sporcarsi di sangue, di soffrire o far soffrire. Perfino il meno attento potrebbe scorgervi un sorriso che cela dolore. Tried not 2 overthink this 1… enjoy, twitta all’alba del 31 agosto.

Il vento divino ha soffiato, il 1986 dei tre ragazzi candidi come gli Achromes di Piero Manzoni aveva segnato il cambiamento. Ed il simbolo dell’infinito? Immortala alla perfezione quel concetto di eternità che solo uno come Marshall Mathers potrebbe incarnare: non ha sette vite come i gatti ma tante, infinite, come una fenice che risorge nonostante le avversità, specialmente quelle climatiche.

 

Tracklist:

01. The Ringer 5:38

02. Greatest 3:47

03. Lucky You 4:05

04. Paul – Skit 0:35

05. Normal 3:42

06. Em Calls Paul – Skit 0:49

07. Stepping Stone 5:10

08. Not Alike 4:48

09. Fall 3:36

10. Kamikaze 4:22

11. Nice Guy 2:31

12. Good Guy 2:22

13. Venom – Music from the Motion Picture 4:30

 

Voto: 🌊🌊🌊🌊🌊.5/10

Brani consigliati: The Ringer, Stepping Stone, Fall

 

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