La salsa di pomodoro si cuoce a fuoco lento su un fornelletto a gas in una domenica mattina qualsiasi. Le bolle gonfie e piene riemergono dal fondo rosso e sono puntualmente addomesticate dal mestolo che gira; e gira, la vita, gira l’amore, avanzano lenti nella cottura senza imbrattare la pentola e ballano un liscio sulle note di un disco dal sound morbido, nudo…

Un attacco di ordinaria italianità. Abbiniamoci una verve cromatica riconducibile alle palette di Wes Anderson, o meglio, di Francesco Lettieri. Per quale motivo? Per dare un annuncio al mondo: dopo trenta mesi di attesa il 25 maggio è uscito Evergreen, terzo album di Calcutta. Apparso a sorpresa al MI AMI, amato ed odiato, contestato e venerato, Edoardo è veramente in grado di dividere fermamente l’opinione pubblica, ma noi vi esporremo le nostre considerazioni solo a fine articolo.

Lo conoscete in tutte le salse (di pomodoro e non) e sicuramente ne saprete una più del diavolo, ma facciamo un piccolo ripasso. Nel 2009 Edoardo D’Erme fonda, insieme a Marco Crypta (figura misteriosa alla pari di Mammy Due Scarpe in Tom & Jerry), il duo che richiama la città orientale. Ma come può la solitudine personificata con barba e berrettino prendere il nome di uno dei posti più affollati dell’India? Cattive notizie: pare non ci sia un vero e proprio motivo. Edoardo diventa solista e nel 2012 pubblica il primo lavoro in studio Forse…, uscito per la Geograph Records. L’anno dopo pubblica The Sabaudian Tape, EP registrato in cassetta a tiratura limitata, che potete ritrovare qui.

2015, rivelazione. Contattato da un certo Niccolò Contessa, cade dal cielo il monolite nero del panorama musicale contemporaneo del nostro Paese: Mainstream. Pubblicato da Bomba Dischi, è un album esplosivo, pieno di pianti, così empatico da suscitare spiacevoli effetti collaterali d’immedesimazione, nonché uno tra i sovrani indiscussi delle playlist degli ultimi anni. Temevamo che l’ultras con la sciarpa rossa e blu in background non avrebbe mai potuto essere soppiantato da nessun’altra icona pop, ed invece… ecco che compare un Calcutta selvatico in un prato, circondato da pecore al pascolo che forse ci somigliano in modo spaventoso: una foto meravigliosa, così come meravigliosa è la fotografia dei suoi videoclip, affidata a Gianluca Palma. Ne escono tre, rispettivamente a dicembre 2017 e a febbraio e maggio di quest’anno: parliamo di Orgasmo, Pesto e Paracetamolo.

Inutile essere super partes, sono sulla bocca e nel cuore di tutti. Ascoltiamo insieme i trentun minuti di Evergreen.

Composto da dieci tracce, si articola come segue:

Briciole – 3:36

Paracetamolo – 2:58

Pesto – 3:28

Kiwi – 3:43

Saliva – 2:27

Dateo – 1:16

Hübner – 3:08

Nuda Nudissima – 3:23

Rai – 3:45

Orgasmo – 3:20

Ti ricordi?/ Andavamo a passeggiare nei ricordi/ Come non ne ho visti più…  A questi versi è dato l’onere di aprire il disco. Wile E. Coyote ha attivato il detonatore e BOOM!, ha finalmente acchiappato Beep Beep. Ma non si è fatto male, no: in questo momento si stanno abbracciando, dondolandosi in lacrime sulle note di Briciole.

[…] E il mondo è un tavolo, e noi siamo le briciole/ Le briciole…

Easy instrumental, testo tranquillo come un uragano a Malibù: se questo è solo l’inizio, non sappiamo cos’altro aggiungere.

Parliamo invece di Paracetamolo. Angelo Cipriani è un signore magrolino dalla folta chioma, già noto per aver partecipato al video di Sinnò me moro di Noyz Narcoz; il suo sguardo malinconico e sognatore è una delle caratteristiche peculiari di questo brano, uno dei pochi ad avere un forte impatto visivo, oltre che musicale (Lettieri docet). Le prime righe sono un gran cult, è grazie ad esse se secoli di aritmetica si concentrano in un mastodontico meme. Sembra che la canzone abbia reso tristi molti farmacisti, che hanno registrato un calo delle vendite, provocato dagli effetti miracolosi che avrebbe il Duomo del capoluogo lombardo. Va meglio per i cardiologi: sono incrementate le visite di controllo per un sospetto andare a mille del cuore. Strani questi tempi in cui confondiamo le farfalle nello stomaco per gastrite e l’amore per tachicardia.

Esco o non esco? Ah no, se si balla non vengo. No, allora non vengo. Che dici, vengo? Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente? Il cross over con l’impareggiabile pellicola di Nanni Moretti del ’78 è quasi scontato nella terza traccia, proto-simbolo sempreverde dei due ingredienti calcuttiani per antonomasia: sentimentalismo drammatico a go-go e nonsense più domestico che alla Aldo Palazzeschi, (es: Un filo di ferro dentro l’orecchio richiama un po’ Pesaro è una donna intelligente di Cosa mi manchi a fare), ma Edoardo è così e lasciatelo divertire.

Credits: Hipster Democratici HD

Abbiamo dovuto cercare le foto di un campo di kiwi su Google immagini per capire come fosse fatto. Siamo giunti a tre conclusioni: 1) riesci ad apprezzare questi tre minuti e quarantatré secondi solo dopo almeno due ascolti; 2) mondo cane è un’espressione curiosa che non avevamo mai preso in considerazione e ricorda Mosè, l’antagonista di Lupo Alberto disegnato da Silver; 3) la parte strumentale è davvero bella.

Saliva è il nome del quinto pezzo di Evergreen; scendeva l’entusiasmo dopo aver premuto play. Sì, ricorda Arbre Magique del 2012. No, non dite mai ad una ragazza La cosa più bella che hai è che non parli mai, se prima non vi siete completamente assunti le conseguenze.

La sesta traccia, con la sua natura strumentale, divide l’album in due parti e vi farà arrovellare il Gulliver, facendovi chiedere se somigli di più ad un qualsiasi estratto della OST di Stranger Things o a Light Through The Veins di Jon Hopkins. E d’un tratto capii che l’originalità  è per gli stupidi, mentre i cervelluti si affidano all’ispirazione (riciclata dagli altri).

Fumava tante Marlboro, beveva e rinunciò alle offerte della Premier League per andare al Piacenza, vicino casa. Dario Hubner è la musa poco leggiadra (i suoi colleghi lo chiamavano Tatanka, l’appellattivo per il bisonte dato dai nativi americani), l’uomo senza limiti o remore che segue il cuore e l’istinto. Sembra Del Verde ma non lo è. Piccola chicca: Francesca Michelin canta i cori di questa canzone, Hübner e di Kiwi. Ecco il ritornello: In questo mondo che/ Pieno di lacrime/ Io certe volte dovrei fare come Dario Hubner/ E non lasciarti a casa mai a consumare le unghie

Alla precedente possiamo ricollegare l’ottavo brano, Nuda Nudissima. Nel 1490 Lorenzo de’ Medici scriveva: Chi vuol esser lieto, sia: di doman non c’è certezza. Da Edoardo, invece, ci arriva il moderno: Sto perdendo tempo e penso che mi va. Stessa storia, no?

Rai. Due sono le esibizioni in playback memorabili a Quelli che il calcio. La prima risale al 2009, quando Matt Bellamy e Dominic Howard si scambiarono i ruoli di fronte ad un’ignara Simona Ventura; la seconda, invece, è quella resa celebre da Calcutta in questo pezzo. Chissà se mi riconoscerà sul divano/ il mio gatto. Contro chi violenta la libertà d’espressione e inneggia alla forzatura, sempre.

Orgasmo è un piccolo inno generazionale. L’avevamo conosciuta mesi fa e già allora non era passata inosservata; aveva tutto ciò che serve ad un pezzo per diventare una hit, compreso un bel testo, una bella musica ed un bel video. Una triade perfetta per tutti quelli che, come noi, hanno il GPS del cuore in tilt e non osano farsi quella terribile domanda che risuona minacciosa.

Edoardo D’Erme, come stai? Il tuo nuovo album è un abete natalizio che, se pur fuori stagione, fa brillare gli occhi a chi se lo ritrova in salotto. Volerti bene è facile, lo stesso dicasi per l’indole a detestarti che dilaga a macchia d’olio; non avrai la penna di Battisti e probabilmente non l’ambisci, ma viviamo in un periodo in cui il libero arbitrio diventa sempre più utopistica, frammento in cenere da preservare con tutte le forze. Noi crediamo una cosa: potrai ascoltare la trap ed avere la citazione di Sfera Ebbasta come stato di Whatsapp, così come potrai darti al cantautorato di nicchia con le visualizzazioni <200, potrai fare quello che ti pare, l’importante è che tu non vada a tartassare l’altro. La libertà è quella cosa grandiosa che finisce quando la tipa che frequenti entra nella tua macchina e dice che schifo! quando parte il tuo flow preferito, o quando lui ti definisce sfigata solo perchè il tuo gruppo del cuore non parla costantemente della crisi in Venezuela. Dal lunedì al venerdì mattina il palinsesto di Rai 2 trasmette un programma dal nome profetico: I Fatti Vostri. E lo dice quel bel faccino di Magalli quello che dovete fare eh, mica noi.

Calcutta vince perchè tu sarai invogliato ad ascoltarlo, anche solo per storcere il naso e dire che non ti piace. Lo canterai in macchina, sotto la doccia, mentre sbrici tra le maglie di un negozio. E’ disimpegnativo, è fresco nonostante il piacevolissimo vintage di questo disco, è attuale, ti capisce, siamo noi, sei tu, quelli che non li rappresenta nessuno se non le avventure dei The Pills e i testi di poesia spicciola ed immediata. Non avrà la penna di Neruda ma lo è, perchè la poesia è quella cosa che ti fa stare bene anche per un millesimo di secondo; quando lo canti in macchina, sotto la doccia o mentre sbrici tra le maglie di un negozio, ti fa inconsciamente stare bene. Eh ha il profumo del sugo che cuoce a fuoco lento in una domenica mattina qualunque.

Credits: Francesco Lettieri (dal video di “Paracetamolo”)

 

Voto: 🌊🌊🌊🌊🌊🌊🌊🌊🌊/10

Brani consigliati: Paracetamolo, Hubner, Rai