Classe 1951, eleganza innata, voce inimitabile, pietra miliare della musica italiana e un soprannome (“Principe”) che descrive perfettamente quello che rappresenta per noi questo cantante. C’è solo un nome che può essere associato a questa descrizione ed è quello di uno dei cantautori più amati del nostro paese: Francesco De Gregori.

L’appellativo “Principe”, che gli fu dato per la prima volta dal suo amico e collega Lucio Dalla, sembra calzargli a pennello. Il cantante romano, che oggi compie sessantanove anni e si avvicina sempre di più alla soglia degli ‘anta, sembra incarnare a pieno le caratteristiche di quell’appellativo.

De Gregori è elegante, composto, non ha mai fatto parlare di sé e quel suo modo di apparire quasi sempre serioso agli occhi della gente, può incutere una sorta di timore referenziale nei confronti di chi lo ascolta o lo vede per la prima volta. Basta, però, ascoltare una canzone del cantautore per entrare nel suo mondo, che poi è anche un mondo che si avvicina a quello di tutti noi.

Il mondo di Francesco De Gregori

Un mondo fatto di letteratura e di amore per Joyce e il suo flusso di coscienza, ma anche di arte e di amore per il surrealismo.

Il Principe scrive di qualcosa che potrebbe piacere a tutti, ma soprattutto non scrive niente di costruito. Parla di donne, di amore, del nostro paese e racconta spesso le storie degli “ultimi” tanto care a una schiera di cantautori dalla sensibilità innata. Una schiera di cui fanno parte nomi come Fabrizio De André e Francesco Guccini.

Non serve essere un conoscitore o un grande appassionato della musica italiana per riconoscere in brani come La donna cannone o Rimmel una poesia difficile da replicare nella musica contemporanea. Le canzoni di De Gregori fanno bene alle orecchie e all’anima, che mai come in questo momento ha bisogno di un posto sicuro dove potersi rifugiare.

Quel posto sicuro il Principe lo ha assicurato a tutti noi sin dal suo primo album con Antonello Venditti, datato 1972. Theorius Campus nasce per caso e come tante cose nate per caso è destinato a rimanere nella storia, con brani del calibro di Roma capoccia e Signora aquilone. Il sodalizio, purtroppo, o forse per fortuna, viste le due carriere da solisti, si ferma a un album. Però, per tutti i nostalgici di questo fantastico duo, il 5 settembre di quest’anno si presenta un’occasione unica: vederli dal vivo, di nuovo insieme, in una bellissima location, lo Stadio Olimpico di Roma. Ma torniamo al Principe.

La carriera da solista

La carriera da solista di quest’ultimo, forse anche grazie al primo album con Venditti, decolla. Di lì in poi solo canzoni e album indimenticabili, tra cui il suo primo lavoro: Alice non lo sa.

Rispettando la tradizione, questo disco partecipa a una kermesse musicale e si classifica ultimo, ma non solo. Ciò che canta Francesco De Gregori è qualcosa di nuovo e quel ventaglio di personaggi che presenta nelle sue canzoni, affascina e lascia perplessi alcuni. Da un’Alice che ricorda quella di Lewis Carroll a un Cesare che rappresenta il famoso scrittore, tutti i personaggi presentati da quel momento in poi da De Gregori, sembrano prendere vita. Maschere che spesso celeranno nomi illustri come Il signor Hood o che spesso verranno utilizzati per rappresentare la vita di uomini comuni passati alla storia, come nel caso di Pablo. Brani entrambi contenuti in quello che può essere definito a gran voce come l’album della consacrazione, ma probabilmente anche il più riuscito della carriera del Principe: Rimmel.

I suoi grandi album: da Rimmel ai più recenti

Un album amato dai più e giudicato troppo commerciale da altri, ma che si presenta da solo con canzoni come Buonanotte fiorellino o quella omonima al disco. Replicare un grande successo, però, non è facile.

Con Buffalo Bill, che potrebbe essere definito un concept album e con i suoi successivi album tra cui uno tratto dai famosi concerti con Dalla e Ron, Francesco De Gregori ce la fa. Ce la fa con Viva l’Italia in cui parla del nostro paese, ma usa sonorità straniere, fondendo e confondendo riferimenti musicali e terra natìa. Ce la fa con l’album De Gregori e il suo indimenticabile “generale, dietro la collina” e con il rigore di Nino ne La leva calcistica della classe ’68 dell’album Titanic. E ce la fa, ancora una volta, parlando di donne e amore e trovando la massima espressione di questi due argomenti, in una di quelle canzoni che hanno fatto la storia della musica italiana: La donna cannone.

La ricerca del bello da parte del Principe non si ferma alla sua prima produzione e continua anche negli anni Novanta e nel Duemila, anni che sembrano quanto mai lontani dalla passata fioritura cantautoriale.

Pubblica album come Prendere o lasciare, Sulla strada e Vivavoce che ottengono un riscontro positivo da parte del pubblico. Per il cantante, però, la musica non si ferma mai. Anno dopo anno colleziona grandi canzoni e lo fa senza smettere di reinventarsi, ma soprattutto mettendosi sempre in gioco.

Le grandi collaborazioni di Francesco De Gregori

Un chiaro esempio di questa eterna volontà di giocare con la musica è rappresentato dagli innumerevoli duetti che lo hanno visto coinvolto. Storiche sono le sue collaborazioni con Lucio Dalla nell’album Banana Republic e con Pino Daniele, Fiorella Mannoia e Ron per una serie di concerti il cui obiettivo era quello di verificare in che stato si trovasse la musica italiana.

Francesco De Gregori e Lucio Dalla

Dalla e De Gregori
Fonte: Wikipedia

Ma non serve tornare troppo indietro per scoprire le grandi collaborazioni di De Gregori.  Più recenti sono, infatti, i duetti con Elisa, Ligabue, Malika Ayane e tanti altri, saliti sul palco dell’arena di Verona per festeggiare Rimmel.

Insomma, in cinquant’anni di musica Francesco De Gregori ci ha fatto piangere, sognare e oggi ascoltare le sue parole non può che farci star bene.

Immagine di copertina: pagina Facebook Francesco De Gregori

 

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