di Simona Del Re

Il Festival di Sanremo, un album, un unico concerto indoor quasi sold out a Bologna: il 2019 degli Zen Circus si preannuncia come un anno ricco di impegni. Ma andiamo per gradi. Il gruppo toscano formato da Karim Qqru, Massimiliano “Ufo” Schiavelli, il “maestro” Francesco Pellegrini e capitanato da Andrea Appino, vanta una carriera ventennale con tanti successi alle spalle. Ormai da anni canta di ragazzi di provincia, di cinismo, di famiglie troppo strette, di mancate rivoluzioni ma anche di anarchici e di qualunquisti. Tutto questo accompagnato dal tipico stampo rock, che lascia spazio anche a delle ballate che non hanno niente da invidiare alle loro canzoni più dure.

Numerosi sono i palchi calcati dagli Zen Circus: primo maggio, Arezzo Wave, Sziget. Ma ce n’è uno su cui probabilmente nessuno dei fans si sarebbe aspettato di vederli ed è sicuramente il Festival di Sanremo. Ad onor del vero quest’anno la città dei fiori ha visto arrivare cantati provenienti da vari generi musicali e con canzoni che hanno fatto sicuramente discutere.

A dispetto di tutti i pronostici su chi vi potesse partecipare, infatti, anche gli Zen Circus sono approdati al famoso festival nazional popolare e lo hanno fatto senza troppi compromessi. Già in passato ci avevano provato gruppi rock affermati e non della scena italiana come gli Afterhours, Bluvertigo, Marlene Kuntz che nonostante la diffidenza iniziale e il mancato podio, avevano ottenuto un successo abbastanza insperato. La band avrebbe potuto portare una canzone che meglio si sarebbe adattata all’evento, con il rischio di snaturarsi un po’ ma ottenendo maggiori consensi. Invece no. La canzone presentata “L’amore è una dittatura” è l’opposto della classica canzone sanremese, così come la si immagina da sessantanove anni a questa parte. È una canzone senza ritornello, quasi un flusso di coscienza che strizza l’occhio a Joyce e Svevo. Insomma tutto ciò che non ci si aspettava da un gruppo su quel palco. Gli Zen Circus, però non sono solo riusciti a far arrivare forte e chiaro il messaggio, a far “divertire” il pubblico con messe in scena d’effetto, ma sono riusciti anche ad ottenere discreti consensi da chi fino ad allora non li conosceva e probabilmente non li avrebbe mai conosciuti.

Durante la settimana sanremese, proprio nel giorno in cui il gruppo era impegnato in un riuscitissimo duetto con un esponente della scena indie italiana Brunori Sas, è uscita la prima raccolta-antologia della loro carriera. La band, infatti, per festeggiare i vent’anni di attività ha deciso di pubblicare un disco che ripropone le canzoni più rappresentative di questo percorso. La raccolta “Vivi si muore 1999-2019”, uscita l’8 febbraio, è un affresco dei primi vent’anni di carriera del gruppo.“Vent’anni e oltre mille concerti dopo, quegli stessi ragazzi si ritrovano fra le mani undici album e decine di migliaia di ragazzi come loro a fargli da esercito, un esercito fatto di fiducia, di condivisione, di verità, di gioia e dolore urlati in faccia per ricordarci che si muore – è certo – ma prima si vive”. Così nella pagina web della loro etichetta, gli Zen raccontano questi primi vent’anni fatti di live, album che hanno lasciato il segno e soprattutto vissuti insieme a un fedelissimo pubblico che da tempo li segue. Questo disco, a dispetto di ciò che ci si potrebbe aspettare da un’antologia-raccolta, non vuole essere completo o esaustivo, come affermano gli stessi Zen Circus, ma si propone di essere un “bignami” della loro carriera. La tracklist, infatti, parla chiaro. Le diciannove canzoni inserite sono tra quelle più famose della formazione: Andate tutti affanculo, Non voglio ballare, Viva, L’anima non conta. La scelta è ricaduta soprattutto su quelle uscite negli ultimi dieci anni di produzione della band, compresa la canzone scelta tra gli album in inglese “Punk lullaby” originariamente cantata con Brian Ritchie, fondatore e bassista del gruppo rock Violent Femmes. A queste si aggiungono due inediti: il brano sanremese “L’amore è una dittatura” e “La festa” anch’essa senza ritornello, ma con un’intensità targata Zen Circus.

È un disco tutto da sentire per chi ama questo gruppo e per chi li conosce da poco. A compiere gli anni, però, non è solo la band ma anche il loro primo album scritto interamente in italiano “Andate tutti affanculo”. La canzone presta il nome a quello che probabilmente sarà il festeggiamento conclusivo di questi vent’anni, nonché l’unico concerto indoor che si terrà al Paladozza di Bologna. Lo spettacolo è quasi tutto sold out e gli Zen Circus hanno promesso ai fans una grande festa. Insomma, per chi ama il gruppo ma anche per chi l’ha conosciuto grazie alla famosa kermesse musicale, si preannuncia un inizio anno con i fiocchi. Chissà quali altre sorprese avrà in serbo il circo zen per quest’anno pieno di ricorrenze. Non ci resta che aspettare.

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