God Save The Queen è tante cose: un inno contro il sistema, provocazione, audacia, storia e rivoluzione. Insomma, è tutto ciò che i Sex Pistols hanno rappresentato per il punk e non solo. In quattro anni la band britannica ha sconvolto tutto grazie al suo modo di fare musica: irriverente, poco “pulito” e schietto. Le manifestazioni pacifiste del Sessantotto sono finite, il rock’n’roll ha una nuova veste ed Elvis Presley è morto. C’è bisogno di rivoluzione e di qualcosa di nuovo che sconvolga gli animi e i Sex Pistols hanno la risposta a tutto questo: il punk.

Un aggettivo che sulla carta e letteralmente significa “da due soldi”, “di scarsa qualità”, ma che in realtà di scarso e di basso ha ben poco. Questo genere non ha bisogno di fronzoli o di grandi orpelli, ma “solo” di un messaggio ben chiaro e di tutta la potenza espressiva per comunicarlo. Tra le righe della parola punk si legge il nome del gruppo che ha contribuito a fare la storia della musica, ma, soprattutto, di quel genere in Inghilterra.

I Sex Pistols rappresentano il punk con tutte le contraddizioni del caso. Contraddizioni che vanno dal nascere come anti-rockstar a scrivere canzoni per un’esigenza comunicativa e farle diventare hit indimenticabili anche a distanza di quarant’anni. God Save the Queen è l’ennesima “contraddizione” della band e del punk. Una canzone nata come anti-inno e per “scimmiottare” il patriottismo inglese, diventata poi inno di intere generazioni.

Com’è nato il brano?

I Sex Pistols hanno da poco pubblicato Anarchy In The UK, il bassista Glen Matlock viene sostituito da Sid Vicious, emblema dell’animo punk della band, e l’Inghilterra festeggia il Giubileo d’argento della Regina. Provate a trovare l’intruso.

Sono passati ben quarantatré anni dal giorno in cui la canzone arrivò a turbare gli animi di tutti i seguaci della corona inglese e di una fetta filomonarchica del paese.

God Save The Queen nasceva dall’esigenza di comunicare un amore incondizionato verso il popolo inglese e la working class, ma al tempo stesso un’insofferenza nei confronti della monarchia. Una monarchia che non lasciava spazio a quello stesso futuro che, nei piani della band, avrebbe costituito il soggetto del titolo originario del brano: No future. Esplicativo e coinciso, ma forse poco audace e meno d’impatto per una canzone diventata simbolo di ribellione e di attacco contro chi governa.

La copertina di God Save The Queen

La cover dell’album disegnata da Jamie Reid è tutto ciò che la regina e il popolo inglese filo-monarca non avrebbero voluto vedere in quel periodo e, forse, mai.

Una Queen Elizabeth a cui Jamie Reid ha tappato bocca e occhi con delle scritte che riportano il titolo del singolo e quello della band. Una regina ben lontana dall’immaginario comune, sia presente che passato: incapace di vedere e di potersi esprimere.

God Save the Queen

Copertina God Save the Queen
Fonte: profilo Facebook Sex Pistols

L’esibizione sul Tamigi

Scrivere una canzone contro la regina e la monarchia: fatto. Scrivere una canzone che abbia lo stesso titolo dell’inno nazionale: fatto. Affittare una barca, darle il nome della regina, esibirsi davanti a Westmister durante il Silver Jubilee e farsi arrestare: fatto.

Era il 7 giugno, l’Inghilterra festeggiava la regina e i Sex Pistols spostavano i festeggiamenti sul Tamigi suonando Anarchy in the UK davanti al Parlamento. Mentre la regina probabilmente sorseggiava il tè in una sala reale, sulla barca scoppiava una rissa e molti dei presenti terminavano il party in carcere. È proprio vero quello che diceva Nanni Moretti in Ecce bombo, quando si poneva questo interrogativo: «Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente? Vengo. Vengo e mi metto, così, vicino a una finestra, di profilo, in controluce». I Sex Pistols non hanno scelto una finestra o una luce particolare per festeggiare, ma la loro presenza si è sentita fin dalla Torre di Londra.

God Save The Queen vs God Save The Queen

God save our gracious Queen,
Long live our noble Queen

Comincia così, con un’esortazione a Dio, uno degli inni nazionali più conosciuti e apprezzati al mondo.

God save the Queen
The fascist regime
They made you a moron
A potential H bomb

Notate qualche differenza? Toni decisamente diversi quelli utilizzati dalla band per iniziare God Save The Queen, che è, invece, un anti-inno per eccellenza. Nata per “scimmiottare” e attaccare la corona inglese, veniva pubblicata proprio durante i festeggiamenti di quest’ultima. Una coincidenza? La band ha sempre risposto a questa domanda con un deciso sì e noi vorremmo credere a questa versione almeno un po’. In realtà, però, non ci riusciamo. Ci piace pensare, infatti, che pubblicare God Save The Queen in una Londra vestita a festa per la regina, risultasse decisamente “più punk”. Se i fan della band e la fetta più rivoluzionaria del Regno Unito si innamorano del brano e lo eleggono ad inno di un’intera generazione, lo stesso non si può dire per gli affezionati alla corona.

L’accoglienza da parte del Regno Unito: “God Save The Queen” prima censurata, poi inno di una generazione

Diverse ribellioni contro il gruppo e i fan sfociano in veri e propri atti di violenza. Gli anni Sessanta non sono così lontani, ma il motto Peace and love ormai sembra lontanissimo. Diverse persone vengono arrestate per vilipendio alla regina, il brano viene censurato, girano voci che i dati di vendita siano stati falsati a discapito del gruppo, ma non solo. Far circolare il vero messaggio che la canzone vuole mandare diventa sempre più difficile, anche in quelle stesse radio che si dichiaravano indipendenti.

La BBC e l’Indipendent Broadcasting Authority mettono al bando il brano impedendone la messa in onda in radio e anche scalare la classifica diventa arduo. God Save The Queen, però, ha la stessa resistenza della regina e riesce a superare questi ostacoli tanto da aggiudicarsi un posto nella classifica delle cinquecento canzoni più ascoltate di tutti i tempi.

Chi avrà vinto lo scontro tra la Regina e i Sex Pistols? State attenti a rispondere a questa domanda: la regina vi osserva con i suoi ben novantaquattro anni e di tailleur vestita.

Immagine di copertina: wikipedia

 

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