Con i Grammy Awards alle porte, il mondo della musica è in fibrillazione. Non è ancora stato annunciato un conduttore, ma le nomination sono fuori – talenti indiscussi mescolati a facce discutibili. Quest’anno una sorpresa fra le tante: i nominati per Miglior Nuovo Artista (Best New Artist) sono infatti otto anziché i soliti cinque. Che si tratti di un surplus di voci e nomi promettenti?

Non si può che tentare di scoprirlo.

CHLOE X HALLE

Fonte: Teen Vogue

Dentro e fuori l’Italia si sono fatte vedere e sentire già nel 2016, aprendo per Beyoncé al The Formation World Tour. Le sorelle Bailey – Chloe, la maggiore, classe 1998, e Halle, la minore, nata nel 2000 – hanno debuttato quest’anno con l’acclamato album The Kids Are Alright. Le ragazze riuniscono in sé il meglio dell’R&B alternativo, combinando perfettamente l’introspezione e la profondità delle loro contemporanee con un’energia incandescente e propositiva tipicamente millennial. Un filone recente, che raccoglie in sé figure diverse, ma dall’immenso talento, da Kali Uchis a Sevdaliza, da Kehlani a Kelela.

L’influenza di Beyoncé è molto forte in tutto quello che fanno: è stata proprio una cover della Regina, la ballata Pretty Hurts del 2014, a farle notare da lei e a farle ascendere fin sotto la sua ala. Amate e imitatissime dalle giovani afroamericane, le ragazze si fanno conoscere sin da subito come artiste a tutto tondo. Recitano infatti nella serie Grown•ish, spinoff dell’amatissima Black•ish: le avventure di Zoey, figlia della famiglia Johnson, durante il suo periodo al college, e con lei le sorelle Forster, interpretate proprio dalle Bailey. Un pedigree impressionante per delle ragazze così giovani. Come sempre, Beyoncé ha visto bene.

 

Luke Combs

Fonte: USA Today

Nashville, Tennessee, punto cardine del genere country, che ha dato alla luce icone intramontabili come Rodney Atkins, Kitty Wells, Dolly Parton e Kenny Chesney: è là che si trasferisce Luke Albert Combs, nato a Charlotte nel 1990, dopo aver lasciato gli studi per dedicarsi alla carriera di cantante. In Italia è pressoché sconosciuto, ma la sua carriera americana è una catena di successi. Già il suo primissimo singolo, Hurricane, vendette quindicimila copie nella sua prima settimana, debuttando al quarantaseiesimo posto nella Billboard Hot Country Songs Chart.

Luke Combs non ha nulla di banale. Il filone del bro-country, delle canzoni country che raccontano con sfacciata ripetitività di feste in campagna, birre, camioncini e belle ragazze, sta lentamente scivolando via dalle preferenze mainstream, sostituito da canzoni più personali e profonde. In questo nuovo trend si colloca Combs, e canzoni come Hurricane e One Number Away, seppur non prive di una vena leggera, pongono l’accento della scrittura sull’artista stesso e sui propri sentimenti, riprendendo a piene mani dal country classico.“Care cantanti country donne,” scrive Combs su Twitter, “smettete di cercare di fare bro-country. Eravate la nostra unica speranza.” Ma forse non solo.

 

Greta Van Fleet

Fonte: Radio Lombardia

Di questi giovani si è già discusso ampiamente. Il quartetto di Frankenmuth, Michigan, ha diviso la scena rock in fedelissimi seguaci, che li lodano come salvatori e restauratori del grande rock classico, e sfrenati detrattori che li accusano di essere privi di originalità e carattere, buoni solo a riesumare ciò che i grandi di un tempo sono riusciti a fare meglio, facendo abboccare al loro amo i molti nostalgici del mondo rock. In ogni caso, il loro album di debutto Anthem Of A Peaceful Army funziona esattamente come deve, e ha fatto guadagnare ai tre fratelli Kiszka e a Daniel Wagner un nutrito seguito.

Non è tuttavia quest’ultimo ad essere nominato come Miglior Album Rock ai Grammy Awards di quest’anno, ma l’EP del 2017 From The Fires; sono nominati poi, oltre che come Miglior Nuovo Artista, anche come Migliore Performance Rock e Miglior Canzone Rock. Curiosamente, nessuna delle due canzoni nominate è presente in Peaceful Army. Con loro artisti del calibro di Ghost, Halestorm, Weezer, St. Vincent e Alice In Chains. Con buona pace, ancora una volta, dei loro detrattori.

 

H.E.R.

Fonte: Hits 99.7

La scena R&B alternativa conosce pochi talenti come lei. L’acronimo che le da il nome, dietro al quale la cantante ha a lungo celato la propria vera identità, sta per “Having Everything Revealed”, “avere ogni cosa rivelata” – nonostante si pronunci come il pronome inglese, “her”. Ben si sposa con il contenuto della bellissima musica della cantante, che similmente a CHLOE X HALLE offre un sound elegante, elettronico e ricco di promessa. Gabriella Wilson, classe 1997, di radici filippine e afroamericane, è immersa nel mondo della musica sin dai dodici anni, quando ha partecipato al programma di Radio Disney The Next Big Thing. Anche la sua strada è stata spianata da una regina della black music degli anni 2000, in questo caso Alicia Keys, le cui cover le hanno fatto valere il contratto con la RCA.

Ha rilasciato cinque (ottimi) EP fra il 2016 e il 2018, ma è con il suo album di debutto omonimo che si è definitivamente stabilita come nuova promessa. H.E.R. è nominato, per quest’anno, anche come Miglior Album R&B e Miglior Album. I fan nostalgici di Kelly Rowland, India.Arie, Mýa e Aaliyah avranno senz’altro pane per i loro denti in lei e nelle sue consorelle – una delle quali comparirà più avanti in questo articolo.

 

Dua Lipa

Fonte: Bandwagon Asia

Senz’altro, la favorita del mainstream. Persino in una scena pop sempre più scarna e abbandonata a sé stessa, priva di grandi divi di riferimento, il nome della star di IDGAF e Be The One riesce a  spiccare e farsi notare. Il suo album omonimo, rilasciato nel 2017, è stato uno dei favoriti della critica e del pubblico; lodato per la sua disinvoltura e l’appeal da professionista nonostante sia un debutto, paragonato spesso per tono e contenuti ai primi successi di P!nk. Lipa ha persino ottenuto una collaborazione con uno dei pilastri della musica italiana, il tenore Andrea Bocelli, nella canzone If Only.

Il fascino di Dua Lipa, carismatica e disinvolta quanto semplice e accessibile, ha grande presa con la cultura pop di oggi – il video di New Rules, con le celebri ballerine abbigliate con accappatoi pastello, è diventato subito un icona: nessuna sorpresa quindi per la fausta nomination, che fa di Lipa, forse, la concorrente dalla vittoria più probabile. Il suo prossimo album è in uscita quest’anno, influenzato, a dire della stessa cantante, da artisti come Prince e gli Outkast: il pubblico non vede l’ora.

 

Margo Price

Fonte: NPR.org

I fan del country americano, di recente, stanno notando una progressiva decrescenza dell’influenza femminile all’interno del loro genere favorito. Il decennio scorso dominato da signore di tutto rispetto come le Dixie Chicks, Carrie Underwood, Miranda Lambert, Shania Twain e Sheryl Crow, il country è ora scivolato in mani prettamente maschili, anche grazie all’ascesa del sopracitato bro-country. Le ragazze del gruppo sono spesso costrette a propendere per una vena pop pur di avere successo (come Taylor Swift) o a un destino di generale oscurità.

Ma qualcuno resiste, e tra di loro c’è Margo Price. Nata (nel 1983) e cresciuta a Nashville anziché trasferirvisi come Combs, Margo Rae Price ha debuttato nel 2016 con l’album Midwest Farmer’s Daughter, per poi fare il botto l’anno dopo con All American Made, salito in classifica di ben cento posti. All American Made trae grande influenza da Tom Petty, cui è stato dedicato dalla cantante dopo la sua dipartita nell’ottobre del 2017, ma la Price possiede una ricca gamma di influenze nella sua opera: vanno da Janis Joplin a James Brown, da Etta James e Bob Marley. E la musica scorre nel sangue della famiglia: suo bisnonno Bobby Fischer ha scritto canzoni per figure come Conway Twitty e Reba MacEntire.

 

Bebe Rexha

Fonte: Billboard

Forse la nomination meno valida del mucchio. Sì, persino meno dei Greta Van Fleet. Salita alla fama come collaboratrice di artisti di punta, come David Guetta (Hey Mama), Nicki Minaj (No Broken Hearts) e G-Eazy (Me, Myself & I), la giovane di origini albanesi Bleta “Bebe” Rexha è diventata un’artista di primo livello nel 2016. È stato tuttavia quest’anno che l’ha consacrata al successo mainstream. Nella collaborazione Meant To Be, con il duo country Florida Georgia Line, la ragazza di Brooklyn ha abbattuto il record della canzone country che ha trascorso più tempo (50 settimane) in cima alla classifica Billboard, precedentemente in mano di Body Like A Backroad di Sam Hunt. Record ancora più agghiacciante, per i critici, in quanto battuto da una cantante non country in un periodo dove, come accennato in precedenza, il lato femminile della musica country sembra ormai ridotto all’osso.

I fan più tradizionalisti del country hanno criticato entrambe le canzoni (a onor del vero, la canzone di Hunt è stata oggetto di obiezioni molto più sentite per ovvie ragioni); questo non è bastato a intimorire i giudici dei Grammy Awards. Né lo sono state le critiche tiepide al suo album Expectations – brutale il giudizio di una stella da parte del Guardian, per la mancanza di una chiara identità artistica e l’eccessivo uso di autotune. Non bisognerebbe essere troppo duri con una debuttante: tuttavia, almeno in questo caso, la concorrenza è molto forte.

 

Jorja Smith

Fonte: Study Break Magazine

Il suo ultimo conseguimento è I Am, appartenente all’ottima colonna sonora di Black Panther, ma il suo successo è appena agli albori. Jorja Smith è un’altra recente aggiunta al pantheon dell’R&B, meravigliosa quanto le due precedentemente menzionate: il che rende ancora più triste il fatto che il suo maggior successo non sia una sua canzone. La britannica Jorja Alice Smith, classe 1997, è infatti salita alla fama cantando il ritornello del successone di Drake del 2016 One Dance. Quel “Baby, I like your style” è un solo versetto, ma fondamentale per la riuscita della celebre canzone, e più di tutto gli dobbiamo l’aver lanciato la signorina Smith alla fama mondiale.

La Smith segue il filone contemporaneo, per un R&B rilassato e raffinato, improntato su una combinazione di elettronica e sonorità black classiche. L’influenza numero uno di Smith è Amy Winehouse, che la ragazza definisce “la colonna sonora della mia vita”. Oltre a lei anche suo padre Peter, un tempo membro del gruppo neo-soul 2nd Naicha, che la incoraggiò sin da bambina ad imparare canto, pianoforte e oboe. E i risultati ci sono stati – una sua vittoria sarebbe senz’altro propizia per uno sfolgorante futuro. Intanto, i fan di Amy Winehouse sono incoraggiati a conoscerla meglio.

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