Siamo passati da un’epoca in cui la musica serviva a indagarci, visto che l’interiorità era una terra straniera, a un’epoca come quella attuale che invece ci sguazza nell’iperpsicanalismo, nell’attribuirsi disagi e malattie psichiche. Questo atteggiamento spesso è incoraggiato dalla musica o si riflette nella musica, a seconda dei punti di vista. Più di vent’anni fa Nick Hornby, in Alta Fedeltà, si chiedeva: “Cosa è venuto prima, la musica o la sofferenza? Ascoltavo la musica perché soffrivo? O soffrivo perché ascoltavo la musica? Sono tutti quei dischi che ci fanno diventare malinconici?”. I DirettiContromano hanno provato a darci una risposta, affrontando questo ed altro con una tavolozza di colori sgargianti fra le mani: l’incertezza di una generazione sorregge Confessioni di un Nottambulo, come anche Metti la maschera e Fragile; ma c’è anche l’omaggio, in Ossa di cristallo, alla tradizione e a chi un disagio ce lo aveva veramente. Stiamo parlando di Michel Petrucciani, celebre pianista jazz. E dal jazz, passando per accenni di rap, al prog, ad echi cantautoriali, i DirettiContromano vogliono mostrarci la loro parte di verità. Conosciamoli insieme!

Domanda di rito per rompere il ghiaccio. Il nome della band è implicitamente polemico: vi ponete contromano rispetto a qualcosa o rispetto a qualcuno. C’è qualche richiamo all’affresco sulle minoranze che De André ci ha dato in Smisurata preghiera, cioè quel “Per chi viaggia in direzione ostinata e contraria”?

Leonardo: Sì, il richiamo a De André c’è sicuramente, tant’è che quando abbiamo fatto brainstorming – ormai più di quattro anni fa – abbiamo pensato proprio a questa frase: “in direzione ostinata e contraria”. Abbiamo deciso di riassumere questa sua attitudine di andare contro, ci siamo molto ritrovati in questo. Quindi DirettiContromano: diretti però all’inverso, c’è già l’opposizione all’interno del nome.

Riccardo: Comunque siamo molto controcorrente nei confronti della musica che va.

Leonardo: Su questo sì, non abbiamo l’ambizione di essere mainstream. In questo momento non penso che la nostra musica possa essere mainstream.

Federico: Siamo anche coscienti che moriremo di fame e che non guadagneremo un euro, però è questo il bello della musica: dedicarsi appieno ed essere coerenti.

In tutti i vostri pezzi ho notato un contrasto, che non ho capito se sia voluto o meno, fra la parte strumentale e quella testuale. Per esempio in Confessioni di un Nottambulo c’è il classico motivo poetico dell’uomo che alla luce della luna fa contemporaneamente luce dentro di sé, ed è quindi un testo che potrebbe essere interpretato in maniera intimistica. Però è accompagnato da un groove che vuole essere trascinante. Come accordate quindi questo arazzo di generi (partite dal jazz al funk al prog), come lo confrontate con la parte testuale?

Riccardo: Le influenze musicali sono internazionali, la cosa interessante è che mischiamo il cantautorato, cioè il formato canzone, con un tipo di musica che non è tipicamente italiana.

Leonardo: Questo miscuglio di generi non è omogeneo; per esprimere quello che il testo dice c’è bisogno di un certo tipo di musica sotto. Nel momento della composizione, lì c’è la scelta – tra virgolette – del genere. Poi l’arrangiamento consolida questa ispirazione che c’è in nuce dentro la composizione. Non abbiamo un genere, perché la musica si deve dividere in steccati?

Riccardo: La musica non ha steccati!

Leonardo: Esatto, come diceva Lucio Dalla, un nostro grandissimo…

Federico: … ammiratore!

Leonardo: No vabbè, una nostra grandissima ispirazione! Vogliamo portare avanti questo messaggio: è inutile fare queste etichette.

Ma non avete paura poi di perdervi in tutti questi generi?

Leonardo: Ci siamo persi varie volte, ed è bello perdercisi.

Lorenzo: Diventa il nostro punto di forza, questa varietà che comunque riesce a essere unita dal testo.

Quindi il testo è quello che tira le fila?

Leonardo: Sì, il testo esprime un messaggio, che ha bisogno dell’arrangiamento sotto per essere forte, altrimenti da solo, sì è una poesia magari… ma la sua forza sta nel fatto che si lega perfettamente a una musica che gli sta sotto.

Un altro tema portante dell’album penso possa essere una sorta di desiderio di sentirsi legato al proprio territorio, a farsi delle domande sulla realtà che ci circonda. Come in RapPeRoma e Fuori dalla chiesa.

Leonardo: In realtà Fuori dalla chiesa l’ho scritta in un paesino del Molise, Oratino. Io stavo lì, in questi vicoli, fuori dalla chiesa perché era appena finita la messa, e questo momento mi ha ispirato questo testo. Insieme a loro poi abbiamo arrangiato tutto quanto, e quello che è venuto fuori ha reso giustizia al testo, che è una preghiera profana, rabbiosa, che però la musica porta avanti in maniera interessante. Parlavamo prima della varietà di generi: RapPeRoma. Noi non siamo veri rapper. Non è un rap classico, non possiamo certo dire che con RapPeRoma entriamo nella crew.

Non fate i video con i volpini in braccio quindi?

Fabrizio: No, ci manca!

Leonardo: A breve però ci sarà un featuring DirettiContromano con la Dark Polo Gang

Noi in realtà vi stiamo sfruttando come trampolino per arrivare a loro…

Federico: Immaginavamo infatti ci fosse un secondo fine.

Per la lavorazione dell’album: com’è andata? Momento più bello? Momento più difficile?

Leonardo: Momento più bello, non lo so. Momento più difficile: ce n’è stato uno di cui purtroppo Fabrizio è stato protagonista. Questo è stato il momento più di crisi perché l’album quasi non si doveva fare più, perché lui è andato in sala di registrazione per registrare la batteria, solo che queste registrazioni di batteria non andavano bene.

Fabrizio: Abbiamo dovuto fare la batteria molto velocemente, perché è stato un favore che ci ha fatto un amico alla fine.

Riccardo: Tutti i brani in un giorno.

Fabrizio: Abbiamo fatto un’unica sessione di quattro tracce, a cui forse non ero fisicamente né mentalmente preparato; ma la seconda volta è andata meglio.

Leonardo: Questa batteria che lui ha registrato la prima volta non andava bene e il fonico che ha realizzato e prodotto l’album, il mitico Daniele Antelmi, voleva proprio abbandonarci e non gli interessava più il nostro progetto. Ho dovuto passare una buona ora e mezza al telefono con lui per cercare di convincerlo e dire “la prossima volta andrà meglio”… e infatti fortunatamente, quando Fabrizio è ritornato in sala ha registrato la batteria, e da lì siamo andati – non senza difficoltà – avanti. Ma ce l’abbiamo fatta.

Questo parto quanto è durato?

Tutti: Un anno

Che cosa avete ascoltato durante la composizione dell’album?

Leonardo: Moltissime di queste canzoni sono state scritte anni e anni fa, questa è soltanto la loro registrazione.

Quindi che cosa ci consigliate di ascoltare?

Lorenzo: Snarky Puppy e Primo Brown, scegliete voi come interpretare l’accoppiata.

Federico: Non mi sento di consigliare niente in particolare. Ascoltate di tutto, perché c’è del bello anche nella cosa più brutta che esista nel mondo

Anche in Emma Marrone?

Federico: Secondo me sì, anche in Emma Marrone puoi trovare un dettaglio interessante.

Lorenzo: Anche nei DirettiContromano!

Federico: Più che un dettaglio! Mi sono accorto, ascoltando di tutto, ascoltando anche cose che non mi va, che in realtà queste mi sono state utili, ho preso spunto da qualsiasi canzone.

Fabrizio: La frase scontatissima è che esiste buona musica e brutta musica. Il problema forse è che la bella musica per un certo tipo di persone magari arriva dopo l’impatto che ti può dare, altre canzoni invece ti arrivano subito anche la prima volta. Secondo me, più che farsi consigliare, la cosa bella è quando tu vai a casa di un amico che sta sentendo un album e glielo freghi, o lo shazammi di nascosto tipo assassino. Circola talmente tanta roba su Spotify, YouTube, che poi alla fine non ce l’hai il tempo anche per capire che cosa ti piace. Credo che in realtà la miglior maniera sia farsi coinvolgere da qualcuno con dei brani e prendere un pezzetto da quella persona.

Leonardo: La musica me la lascio passare addosso, è qualcosa che non riesci a possedere, e quindi i gusti musicali li puoi cambiare semplicemente essendo non chiuso ma aperto nel processo di ricezione. Se all’inizio c’è qualcosa che non ti piace, non è detto che non ti piacerà mai

Riccardo: Magari un anno fa un pezzo ti faceva schifo, l’anno dopo scopri che ti piace, magari perché studi meglio la musica e capisci più cose, perché ti succedono delle cose nella vita che ti permettono di apprezzare un brano…

Lorenzo: Secondo me ci sono due modi di ascoltare la musica in generale. O quello chiuso in cui tu immagini già questo artista cos’è, “io voglio sentire quello” e se poi mi esce qualcosa di diverso da quello che mi aspettavo perché l’avevo categorizzato dico che non mi piace, e poi c’è quello totalmente aperto in cui quello che arriva, arriva; poi ti può pure fare schifo, ma intanto lo hai ascoltato senza dover sapere già prima tu dentro la tua testa cos’era, senza pregiudizi. Farsi stravolgere e possedere come diceva Leonardo. Mo entriamo nel misterico satanico…

Leonardo: Comunque a conclusione di tutto questo, artisti consigliati dai DirettiContromano: Gigi D’Alessio, Il Volo…

Fabrizio: Anna Tatangelo

Federico: Emma Marrone

Lorenzo: Pupo, regà, il capo dei capi!

Ron?

Leonardo: Ron! E che je voi dì? … no no, aspetta…

I DirettiContromano sono Leonardo Russotto (voce, tastiera e sax), Lorenzo Petrone (chitarra elettrica solista), Federico Rombai (basso), Riccardo Ricci (chitarra ritmica) e Fabrizio Ascenzi (batteria). Presenteranno il loro album Confessioni di un Nottambulo domani, venerdì 28 aprile, al Defrag, in occasione dell’evento Luna Art! promosso dal collettivo La Vetrina e da noi di Artwave (qui tutte le info). Vi aspettiamo numerosi!

Seguite i DirettiContromano su FacebookSoundcloud e Instagram.

© riproduzione riservata