Mai come in questo momento storico, in cui le persone sono sempre più in conflitto tra loro, in cui l’intolleranza e l’indifferenza sono all’ordine del giorno, è importante far tornare in auge valori positivi, anche attraverso una canzone. Ci hanno provato i Marlene Kuntz e Skin con la cover di Bella ciao, brano ricco di storia e di significato. Sia la band che la cantante hanno ormai una lunga carriera alle spalle e tanti duetti di tutto rispetto. I primi compiono nel 2019 ben trent’anni di carriera e sono pronti per un tour celebrativo, che inizierà l’11 luglio a Parma e si concluderà a Grottaglie il 18 agosto, toccando numerose città d’Italia. La band ha duettato con nomi dal calibro di Patty Smith e si è distinta per una cover della struggente Impressioni di settembre della Premiata Forneria Marconi. Skin, conosciuta soprattutto per la sua partecipazione come giudice a X Factor e per essere la voce degli Skunk Anansie, vanta una carriera decennale non solo nel canto, ma anche in altri campi dell’arte. Per la band e per la cantante non è il primo duetto insieme: in passato avevano unito le forze, ma soprattutto le voci, collaborando nella bellissima La canzone che scrivo per te. Era il 2000 e nel brano cantavano: «Questa è la canzone che scrivo per te: l’ho promessa ed eccola». La cover di Bella ciao non ce l’avevano promessa e ovviamente non è stata scritta a quattro mani da Cristiano Godano e da Skin: eppure, eccola qui.

La cover del singolo Bella ciao.

Si potrebbe dire che il rifacimento di Bella ciao non è una novità rispetto ai tempi che viviamo e alle versioni che si ripetono a macchia d’olio in questo periodo. La canzone, infatti, sta attraversando una fase decisamente “pop”, grazie a una serie tv e a qualche remix che ha fatto storcere il naso a molti; le due versioni a cui facciamo riferimento sono quella cantata da Berlino e dal Professore ne “La casa de papel” e la versione del dj americano Steve Aoki. Ma da dove nasce Bella ciao? Le origini della canzone, diventata negli anni simbolo della Resistenza e della lotta, vengono fatte risalire a diversi canti. Si pensava a un legame con i canti delle mondine, con una ballata francese del Cinquecento, ma col tempo si è diffusa un’altra teoria, la quale ipotizza una fusione tra il testo de Il fior di tomba (canzone nata molto probabilmente in Normandia nel XV secolo e in seguito diffusasi in tutta Europa) e la musica di un canto infantile conosciuto in tutto il nord.

Le ultime versioni hanno poco di quell’intensità e di quell’urgenza espressiva della canzone originale, caratteristiche che, invece, possono essere individuate senza ombra di dubbio nella versione dei Marlene Kuntz e di Skin uscita il 25 aprile, proprio in occasione dell’Anniversario della liberazione d’Italia dall’occupazione nazista e dal governo fascista della Repubblica di Salò. La cover di Bella ciao, armoniosamente cantata dalle voci di Cristiano Godano e Skin, si ispira a quella proposta da Tom Waits e Marc Ribot solo un anno fa. È una rivisitazione apparentemente “povera”, rispetto alle cover edulcorate pubblicate nell’ultimo periodo. Non troviamo cori da stadio, musica dance, ma neanche le caratteristiche delle cover più apprezzate rispetto a quelle sopracitate. Non troviamo, quindi, la musica folk della Bella ciao alla maniera dei Modena City Ramblers o quella in pieno stile a metà tra il balcanico e l’elettronico di Goran Bregovic. Quello che invece troviamo è una cover attuale, sia nei temi che nella proposta musicale, ma soprattutto poetica. Alla poesia i Marlene Kuntz ci hanno abituati negli anni e, chi li segue, conosce anche il loro impegno nella diffusione del fare e del vivere poetico. E se il diffondersi di tensioni e di intolleranza, come ha dichiarato la band, ha ben poco di poetico, nella poesia risiede, invece, la varietà, l’armonia e la melodia. Caratteristiche che i Marlene Kuntz e Skin hanno deciso di inserire anche nel video che è stato girato a Riace, una città che rappresenta appieno la resistenza, l’accoglienza e i valori civili di cui abbiamo bisogno. Il “modello Riace”, infatti, si basa su un rovesciamento di prospettiva rispetto all’intolleranza dilagante e, quindi, sul coniugare l’accoglienza dei migranti al rilancio e al ripopolamento del paese. Scegliere questa città come sfondo del video di questa cover ha un significato che vuole essere gridato forte e chiaro.

Il mondo ideale pensato dai Marlene Kuntz e da Skin è un mondo fatto di colori diversi, storie diverse, odori e sensazioni che, mescolandosi tra loro, danno vita a un’armonia che rende tutto più poetico. Nel video troviamo volti di etnie, età e provenienza diversa, bandiere di ogni colore e abbracci. L’invito che la straordinaria formazione ha lanciato a chi ascolta questa canzone è proprio quello di tornare ad abbracciarsi e non a dividersi. Il presupposto principale per fare questo – come hanno dichiarato i Marlene Kuntz – è proprio quella libertà di cui Bella ciao si è fatta portavoce ormai da tanti anni. E, pronti a chi li potrebbe accusare di buonismo, come è facile fare ultimamente, gli artisti rispondono così: «Non si tratta di buonismo, e nemmeno di avere soluzioni in tasca a problemi enormi destinati a diventare sempre più complessi, ma di avere la mente predisposta a sentimenti di pace, a comprendere gli altri, a cercare soluzioni umane per tutti, a mantenere la calma». Avevamo bisogno di un’altra cover di Bella ciao? La risposta è sì e i Marlene Kuntz e Skin ne hanno egregiamente chiarito i motivi.

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