Il 1980 è stato un anno particolare. Tutti gli anni lo sono a modo loro, ma il 1980 diventa interessante per i tanti avvenimenti che hanno segnato e trasformato il mondo della musica. Il 1980 è, in fondo, non solo uno spartiacque tra due decenni, ma segna una linea di confine – di un cambiamento che inizia già diversi anni prima – tra mondi e modi di fare, vedere e sentire la musica. Nella fattispecie, il 1980 determina la svolta per una band irlandese ancora semisconosciuta: a fine ottobre, con alcuni mesi di ritardo con quanto concordato con la produzione, gli U2 pubblicano il loro primo album, Boy. Sarà una fatalità, ma la storia ci insegna che spesso le coincidenze non sono lì per caso: il produttore designato per pubblicare il primo album degli U2 avrebbe dovuto essere Martin Hannett, specialista della musica made in UK del momento, lo stesso produttore che si occupa di seguire una band, originaria di una cittadina vicino Manchester, che sta riscuotendo parecchio successo: i Joy Division. Così, a partire da questo “piccolo” particolare, le storie di due band profondamente diverse si legano.

Il 18 maggio del 1980 è un giorno piovoso. Ian Curtis, frontman dei Joy Division, viene trovato in casa impiccato ad un pensile della cucina. Da allora Hannett, sconvolto, decide di lasciare la produzione di tutte le sue band. I Joy Division si sciolgono e, seguendo un’indicazione dello stesso Curtis, formano i New Order, cambiando nome e cercando di ripartire da zero. Così, gli U2 trovano un altro produttore e pubblicano dopo pochi mesi, in agosto, il loro primo singolo che non riscuote particolarmente successo. Eppure, non è quanto abbia venduto A Day Without Me ad essere interessante, ma il significato del brano stesso: Bono, frontman degli U2, rimase talmente affascinato da Ian Curtis e sconvolto dalla sua morte che decise di scrivere e pubblicare un pezzo dedicato a lui due mesi prima dell’intero album.

Il legame che si formò tra Bono e Curtis, anche se i due non si conobbero mai direttamente, è solo uno degli esempi di quanto sia stata emblematica la figura di Ian Curtis all’interno del mondo della musica. Pensando all’esistenza di Curtis e all’esperienza dei Joy Division, si ha la sensazione di qualcosa che finisce, che si interrompe bruscamente.

Ian Curtis. Fonte: pagina Facebook ufficiale della band.

Crescendo in una cittadina tipicamente inglese, il giovane Curtis inizia a soffrire di epilessia, ma si dedica comunque all’arte in varie forme: legge molto, inizia a scrivere poesie e testi di canzoni e, soprattutto, ascolta molto punk. Da queste esperienze riesce a tirare fuori una sintesi sorprendente: mettendo assieme punk, musica elettronica e depressione cronica, ha modo di proiettare nei propri testi un male di vivere straziante e, soprattutto, toccante. Perché non è l’essere riuscito a mettere in versi le proprie ansie, cosa già di per sé non scontata, ad essere eccezionale, ma l’essere riuscito a far riconoscere in questi sentimenti migliaia di persone.

Il primo lavoro dei Joy Division arriva nel 1979, dopo un paio di anni di apparizioni nei locali inglesi che li rendono noti nel mondo underground: Unknown Pleasures viene accolto in mezza Europa come un capolavoro, e così la band inizia una serie di tour che li porta in giro per il vecchio continente. È in questo periodo che vengono pubblicati due dei singoli più importanti: escono nel giro di pochi mesi Transmission Atmosphere. Ma è solo dopo altro tempo e dopo vari problemi tra il cantante e la moglie che verrà inciso il pezzo più noto della band. Love will tear us apart verrà pubblicato nei giorni seguenti la morte di Curtis e sarà l’unico vero successo commerciale dei Joy Division.

L’eredità artistica del frontman dei Joy Division continua fino ad oggi, ed è più volte sembrata un’eredità maledetta, che ha ispirato – chissà fino a che punto – anche un certo Kurt Cobain. Oggi il post-punk, che contribuì a spianare la strada alla new wave degli anni ‘80, resiste attraverso artisti che attingono molto dalle sonorità dei Joy Division: gli Interpol, gli Editors con i loro primi lavori. Ma prima di questi, sono stati tanti i progetti che, in parte alle sonorità della band al completo e in parte ai soli testi di Curtis, devono, senza esagerazioni, il proprio successo.

Oltre ad una voce speciale, il grande merito che Ian Curtis ha avuto, nella sua breve carriera, è stato quello di riuscire a tramutare le proprie fragilità in musica e parole. E molti, in quei suoni e in quelle parole, sono riusciti a riconoscere se stessi.

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