Quando finisce Sanremo, si porta via con sé non solo polemiche e ospitate televisive, ma anche nuove playlist da ascoltare, nuove canzoni da imparare a memoria e da stonare al karaoke. Quest’anno, però, sono rimasti pochi tormentoni: non balla né la scimmia di Gabbani, né la nonna del Lo Stato Sociale. Così mi sono ritrovato ad ascoltare le solite tre canzoni che riproduco a ripetizione da ben prima che iniziasse Sanremo. No, nulla di nostrano, chiaramente. Ma grazie ad una di queste (in particolare l’ultimo singolo dei Clean Bandit) ho iniziato a conoscere meglio una cantautrice straordinaria di cui si parla troppo poco. Conosciuta ai più con il nome d’arte di “Marina And The Diamonds“, con il suo ultimo lavoro si riconferma un’ottima opportunità di riempimento delle playlist che Sanremo ha lasciato vuote. Lei è una di quelle ragazze con voce e talento, ma sfortunatamente un po’ snobbata perché appartenente a quel genere ibrido che si classifica come indie pop, e che fa storcere il naso sia ai puristi dell’indie, sia ai popparoli più sfegatati come me. Ma Marina è quel genere di artista che dovresti conoscere anche se ascolti Iva Zanicchi.

E come i più grandi artisti, la sua produzione discografica è un prodotto sempre ben costruito.
A partire da questo cambio di nome, che ha colto tutti impreparati qualche tempo fa. Decide di tagliare dal suo “Marina and The Diamonds” i suoi diamanti, e chiamarsi semplicemente Marina. Non ci ho messo molto a capire il perché! Ho cercato su Wikipedia, dai, lo ammetto. E ammetto anche che sono rimasto un po’ stranito a vedere come primo risultato della mia ricerca “Marina La Rosa”, concorrente dell’Isola dei famosi. Ma una volta trovata, sono riuscito a collegare diversi pezzi di questo puzzle, e quei diamanti scomparsi dal suo nome non sono altro che i suoi fans, i suoi sostenitori più famelici. Ma in questo nuovo viaggio discografico deve fare a meno di loro, per parlare di Marina. Nient’altro che lei, con la purezza di chi si presenta per la prima volta a qualcuno che non si conosce ancora. E lo si capisce dal primo singolo promozionale del nuovo album, Handmade Heaven, una ballad elegante ma audace, accattivante ma non ruffiana; e uscire con un singolo lento e melodico in questo momento storico è quanto di più coraggioso possa fare. È un all-in senza nessun tris in mano, un azzardo che ti puoi permettere solo quando sei davvero convinto del prodotto che stai lanciando. L’eleganza che contraddistingue la sua voce, porta questo pezzo ad un livello quasi onirico. Si traghetta come Caronte dalla sponda del suo album “Froot”, del 2015, ad una nuova dimensione musicale molto più consapevole: “Love + Fear“. Ed anche lei sembra assolutamente più consapevole, matura, pronta a fare quel salto di qualità che ci si aspetta da una cantautrice particolare come lei.

Struttura le strofe con la saggezza dei vecchi cantautori degli anni ’70, regalandoci un bellissimo esempio di costruzione autoanalitica per nulla banale! Marina punta un faro su sé stessa, e senza neanche accorgersene, illumina anche tutto quello che le sta attorno! Ed è questa l’occasione giusta per farsi trovare accanto a lei. Io sono pronto a scommettere che scegliere un pezzo così intimo la premierà. Che la mano la vince lei, anche questa volta. Perché, anche se scarseggiano canzoni da karaoke quest’anno, il mondo ha un chiaro ed inequivocabile bisogno di eleganza.

Il suo nuovo singolo?

PROMOSSO