Non manca di certo mai occasione per celebrare la sfolgorante carriera e la personalità camaleontica di un artista del calibro di David Bowie, l’immortale contemporaneo per eccellenza. Il pretesto in questo caso specifico è la celebrazione delle cinquanta candeline della prima hit del trasformista britannico, la storica Space Oddity, lanciata sul mercato discografico internazionale l’11 luglio del 1969 per mano della Philips/Mercury.

E proprio dal nome della casa discografica statunitense, la Mercury Records di Chicago, prende vita la prossima uscita postuma del cantante di Brixton, The Mercury Demos, una raccolta di dieci tracce (di cui nove completamente inedite, Space Oddity a parte) registrate in presa diretta su bobina nel suo appartamento londinese nella lontana primavera della Summer of Love, con il chitarrista jazz John “Hutch” Hutchinson ad accompagnarlo in questa essenziale ed intima performance homemade con solo chitarra e voce.

David Bowie in uno scatto di Masayoshi Sukita. Fonte: ONO Arte. Credits: Masayoshi Sukita©

La versione di Space Oddity che troveremo in questa full immersion nel polimorfico universo bowieano della prima ora, prossimamente in uscita il 28 giugno di quest’anno, aveva già visto la luce all’interno del cofanetto Sound & Vision nel 2013: all’interno dei The Mercury Demos potremo però finalmente goderne nella sua forma e contesto originario, in un’atmosfera personale e calda come solo quella casalinga sa essere.

Un’esecuzione nuda e privata è quella che possiamo certamente aspettarci già dal primo ascolto, una performance a due che ci condurrà per mano nella sfera più esclusiva e personale del Bowie uomo, così lontano all’interno di questi take dai suoi lustrini e dalle luci abbaglianti dei suoi palchi.

Oltre appunto alla celeberrima e malinconicamente sublime Space Oddity troviamo a seguire le primissime versioni delle tracce che comporranno poi l’album omonimo, il secondo della carriera di Bowie, nella sua integrità: la “simon&garfunkeliana” An Occasional Dream (con in suo struggente refrain: In our madness / We burnt one hundred days / Time takes time to pass / And I still hold some ashes to me / An Occasional Dream), Letter To Hermione e Janine, all’interno della quale è presente una magica sezione di soli 19 secondi sulla struttura del cantato di Hey Jude dei Beatles.

Oltre agli originali dello Ziggy mondiale sono presenti un paio di chicche di prim’ordine, che saranno di certo state impreziosite dalla maestria delle diteggiature alla Hutchinson, come Life is a Circus di Roger Bunn (della quale abbiamo già assaporato una versione demo nel cofanetto Clareville Grove Demos) e Love Song di Lesley Duncan, che sarà registrata l’anno successivo addirittura da Sir Elton John nella sua terza fatica Tumbleweed Connection (1970).

“Loves to be Loved”. Fonte: ONO Arte. Credits: Masayoshi Sukita©

Il packaging che vedremo in essere per i Mercury Demos sarà un’ulteriore punto di forza che renderà l’esperienza racchiusa in queste registrazioni private ancora più unica: quello che avremo fra le nostre mani sarà una replica fedele della confezione originale contente i nastri dell’epoca. Al suo interno, oltre all’LP in vinile mono, fotografie e una nota di Mark Adams, è presente anche la tracklist completa manoscritta da Bowie stesso (con errori annessi). Insomma, The Mercury Demos sarà una perla moderna dal sapore nostalgicamente vintage, da non perdere se siete amanti del compianto e venerato Duca Bianco.

Con questo link vi rimandiamo al pre-order ufficiale, mentre di seguito trovate la tracklist:

Side 1
Space Oddity
Janine
An Occasional Dream
Conversation Piece
Ching-a-Ling
I’m Not Quite (aka Letter To Hermione) 

Side 2
Lover To The Dawn
Love Song
When I’m Five
Life Is A Circus 

Tutte le foto sono di Masayoshi Sukita per gentile concessione di Ono Arte.