Per quanto facilmente prevedibile, il remake de La Bella e la Bestia è stato un successo mondiale. L’ineguagliabile eleganza di Emma Watson, che aveva dovuto rinunciare con umiltà a La La Land perché non avrebbe potuto dare il meglio di sé, ha perfettamente reso l’immagine dell’eroina che tutti conserviamo nei nostri cuori. Una nuova generazione di bambini si sarà sicuramente avvicinata a questo classico Disney grazie alle canzoni presenti in questo film, che ne sorreggono materialmente la struttura. La voce italiana di Belle nelle parti cantate è quella della dolcissima Ilaria De Rosa, che non si stanca di volteggiare fra la sua carriera di cantante, sia nelle vesti di cantautrice che di interprete, fra i palchi dei teatri e gli studi di doppiaggio. È stato proprio grazie a un fortuito provino, un tentativo durante la sua routine lavorativa, che ha potuto realizzare un sogno che ha del fiabesco.

Doppiare un film su un classico universale, che solo in Italia nel primo weekend ha incassato 6,9 milioni di euro, è sia una grande soddisfazione sia una bella responsabilità da portare sulle spalle: finora che feedback hai avuto rispetto alla tua interpretazione canora? Questa esperienza ha fatto da cassa di risonanza per la tua carriera?

Credo che ancora adesso non mi renda conto di quanto sia stata grande la responsabilità datami dalla Disney nel momento in cui hanno scelto la mia voce e probabilmente non lo capirò mai. Inizialmente avevo timore del giudizio sia degli addetti ai lavori sia di tutte le persone che attendevano con ansia il film, ma devo ammettere che i feedback sono stati fin da subito tutti molto positivi. Ho ricevuto molti messaggi anche da persone che non conoscevo e che hanno voluto condividere con me le emozioni che hanno vissuto ascoltando le canzoni nelle sale cinematografiche. Naturalmente sono riuscita a svolgere eccellentemente il mio lavoro grazie alla mia direttrice di doppiaggio Virginia Brancucci, una grande professionista che è riuscita a dirigermi con grande passione e amore per questo mestiere straordinario e magico. Senza ombra di dubbio questa esperienza ha fatto da cassa di risonanza per la mia carriera, ma allo stesso tempo devo ammettere che purtroppo il nostro Paese e soprattutto il mercato musicale e artistico sostiene molto di più artisti che provengono da talent o contesti televisivi, piuttosto che artisti che provengono da altri contesti, continuando a farli rimanere sconosciuti ai più. Ciononostante mi ritengo molto fortunata per aver avuto questa grande occasione.

Per lavorare sui brani hai dovuto chiaramente basarti sull’interpretazione di Emma Watson: hai dovuto reprimere alcuni lati della tua personalità per meglio inserirti nel ruolo o la piccola Ilaria che è in te è riuscita ad esprimersi al meglio, come se stesse cantando nella sua cameretta il cartone del 1991? 

Spesso mi trovo a doppiare cartoni animati, ma questa volta la sfida era maggiore, perché il personaggio da doppiare era una persona in carne ed ossa… e non una sconosciuta qualsiasi, bensì Emma Watson! Inizialmente ho fatto un primo lavoro di ascolto delle canzoni cantate dalla Watson per capire ed interpretare al meglio le emozioni, le sensazioni, i respiri e il labiale dell’attrice, cercando di rispettare le intenzioni sia emotive sia quelle dettate dalla mimica facciale. Una volta fatti miei questi piccoli elementi tecnici, ho potuto dare libero sfogo alla mia personalità ed emotività. In quelle canzoni ci ho messo il cuore e ho cercato di riportare alla vita la piccola Ilaria che fin da piccola cantava nella sua stanza le canzoni dei cartoni animati della Disney.

Ti dividi tra il doppiaggio per la Disney e il teatro, due esperienze che ti danno una visibilità antitetica: in che vesti ti rivedi maggiormente, preferisci stare dietro le quinte o sotto i riflettori? Vuoi raccontarci i progetti che ti stanno tenendo più impegnata in questi ultimi tempi? 

Il teatro e il doppiaggio possono sembrare due lavori opposti tra loro, ma in realtà entrambi sono fatti di grande studio, tecnica e rigore e soprattutto entrambi hanno reso la mia passione per il canto e la musica un lavoro. Il doppiaggio e il teatro sono per me come lo yin e lo yang, l’uno non può esistere senza l’altro: il primo mi riporta alla mia infanzia, e, anche se può sembrare un lavoro dietro le quinte, con esso riesco a cantare le mie emozioni più profonde con il volto di qualcun’altro; il secondo mi dà la possibilità di essere mille personaggi, a volte diversissimi da quello che sono io nella vita reale, mi offre l’opportunità di spingermi sempre oltre, di vivere emozioni intense quasi fino a togliermi il fiato, riscaldata da quella luce dei riflettori, dagli applausi scroscianti del pubblico, di cui è difficile fare a meno. Questo 2017 è stato per me molto intenso: ho appena terminato la tournée con lo spettacolo Enricomincio da me, nel quale vestivo i panni di Giulietta, dove ho avuto la possibilità di condividere il palco con un artista e maestro straordinario quale è Enrico Brignano; attualmente sono impegnata nell’allestimento di Divo Nerone opera rock, un’opera musicale di dimensioni colossali che debutterà il prossimo 1 giugno nella Domus Aurea di Nerone, con la regia di Gino Landi, scenografie del premio oscar Dante Ferretti e scritto da Franco migliacci, dove interpreterò il ruolo di Atte, una giovane liberta che ha rappresentato il vero amore nella vita dell’imperatore Nerone.

La settimana scorsa hai partecipato alla seconda serata di You Can Sing 6 in veste di giudice esterno. Cosa ne pensi dell’edizione di quest’anno? C’è qualche concorrente che ti ha colpito di più? 

Devo ammettere che You Can Sing sa sempre stupirmi. Di anno in anno il livello dei ragazzi partecipanti è sempre più alto e questo mi rende felice, perché nonostante i tempi che viviamo, in cui si tolgono fondi alla cultura e all’arte, la risposta dei giovani è sempre positiva e propositiva. Ci sono molti partecipanti giovanissimi dotati di una grande maturità interpretativa, sorprendente. Ognuno riesce ad esprimersi presentando progetti interessantissimi. Ammetto che tutti gli artisti in gara mi hanno lasciato qualcosa di bello e assolutamente inedito, perciò non saprei davvero chi scegliere!

In un’intervista a un concorrente di questa edizione, Alex Polidori, è emerso che la forza di You Can Sing risiede nel non dover sottostare a delle logiche televisive, che rischiano di snaturare il talent in quanto scopritore di veri talenti per trasformarlo in un mero spettacolo di intrattenimento. Cosa ricordi con più affetto della tua esperienza passata a You Can Sing

Il progetto You Can Sing non è un semplice talent canoro: io ho avuto la possibilità di seguirlo fin dalla prima edizione, inizialmente come semplice spettatrice, poi come giudice interno e ad oggi come giudice esterno, e devo dire che la forza di questo talent sta innanzitutto nei due ideatori Valeria Leo e Daniele Coletta, i quali sono riusciti a creare un team di lavoro capace di trasmettere ai ragazzi partecipanti l’amore per questo mestiere. La forza di questo progetto sta proprio nel creare una famiglia che si sostiene, e che dà la possibilità a dei giovani cantanti di misurarsi ogni sera con sfide nuove e sempre diverse, offrendo la possibilità di esibirsi ogni settimana su un palco, davanti ad un pubblico e ad una giuria di esperti. Il risultato di tutto questo è che ogni anno nel pubblico si ritrovano i partecipanti delle edizioni passate, affezionati e nostalgici di quell’esperienza, che ad alcuni ha cambiato la vita.

Vuoi parlarci del tuo singolo uscito nel 2015, Svendo i miei perché, e della tua carriera da solista? 

Vivevo un momento della mia vita in cui il teatro non mi dava molto da lavorare e così avevo più tempo per poter scrivere di me e le mie canzoni. Svendo i miei perché è stato il mio primo singolo, un’altra sfida con me stessa, che mi ha aperto una nuova strada: quella di essere una cantautrice. Prima del 2015 ho sempre fatto l’interprete, cantavo canzoni di altri, ma crescendo ho iniziato a sentire l’esigenza di parlare di me con un mio codice musicale. Grazie all’incontro con un’artista straordinaria quale Mariagrazia Fontana sono riuscita a rendere possibile tutto questo. Al momento sono impegnata nella realizzazione del mio secondo singolo, al quale, nonostante i tanti impegni, sto dedicando anima e cuore. Scrivere la propria musica significa mettersi in gioco e mettersi a nudo, ed io non vedo l’ora di farvelo ascoltare.

“Sempre in cerca di un perché, faccio un po’ da me”: in che modo hai fatto un po’ da te in questi ultimi due anni? 

La vita è bizzarra: a volte ti toglie tutto e a volte sa essere estremamente generosa. Di perché ne ho tanti e credo che ne avrò per tutta la vita, ed è proprio questo il bello e l’incredibile. Ammetto che sei riuscita a cogliere la frase che ad oggi più mi rappresenta: “faccio un po’ da me”. In questi anni ho dovuto fare molto da me, scegliere di essere artista è una vera e propria missione, una scelta coraggiosa. Quando il sipario cala e le luci si spengono non sempre è facile andare avanti, ma io sono nata così con questa strana “malattia” per la musica, e proprio non posso farne a meno. Tutto quello che oggi mi trovo a raccogliere è il frutto di tanta fatica, sorrisi e lacrime. Ho fatto a modo mio tirandomi su le maniche sempre e reinventandomi ogni volta.

Ringraziamo Ilaria De Rosa per il tempo concessoci e le auguriamo il meglio in questa sua entusiasmante missione.
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