Nasceva oggi nel lontano 1933 James Brown, al secolo James Joseph Brown Jr., una tra le rare leggende dotate di quella insolita, imperitura immortalità nella storia della musica mondiale. Il Padrino del Soul, il capostipite del funk alla black maniera, o, per meglio dire, lo scardinatore folle e irriverente di quei diktat musicali da sempre vigenti nei contesti della produzione discografica, vide la luce il 3 maggio di 85 anni fa a Barnwell, nella campagna della Carolina del Sud. Quella che si delineava crudele davanti agli occhi del giovane James era in apparenza una vita segnata in maniera incontrovertibile dalla miseria, sia economica che affettiva, dalla fatica fisica e dal disagio emozionale, il tutto marchiato a fuoco da una fedina penale macchiata precocemente da svariati crimini fin dalla prima adolescenza. Insomma, una di quelle esistenze in parvenza predestinate alla lotta costante nei confronti di un destino di stenti, deciso per nascita.

James Brown durante un live al Santa Monica Civic Auditorium nel 1964. Fonte: The New Yorker

Furono probabilmente proprio i tre anni trascorsi in riformatorio dall’età di 16 anni per rapina a mano a armata a cambiare il corso di questa biografia eccentrica. Fu infatti determinante in quell’arco temporale l’incontro fatale di Brown con Bobby Byrd, figura centrale nella carriera e nella vita di Mr. Dynamite, che lo accompagnò poi per diversi anni sul palco e in studio come seconda voce nella sua band. Brown si riavvicina così al gospel e a quello che poteva essere definito il rhythm & blues della prima ora, generi che con il suo ingresso nel complesso mondo discografico sarebbero stati da quel momento in poi eternamente contaminati dalla sua disarmante e dinamitarda personalità. È proprio la militanza con il quartetto vocale dei Gospel Starlighters a segnare il suo primissimo esordio nella scena musicale nei tardi Fourties, ma per parlare finalmente di reale e concreto successo bisognerà però attendere il 1956. Con la nascita dei The Flames nel 1953 Brown abbraccia finalmente l’R’n’B con tutto il suo essere, debuttando poi proprio nel 1956 con un’incredibile successo di mercato grazie alla hit Please, Please, Please, inserita come title-track nell’omonimo LP del 1959 prodotto dalla storica King Records.

James Brown visto dall’obiettivo di Jesse Frohman nel 1991. Credits: Jesse Frohman. Fonte: Morrison Hotel

Dal debutto alla fama mondiale il passo è stato minimo. Grazie inoltre alla sua inconfondibile, a tratti epiletticaverve scenica, componente focale atta a condire al meglio quelle ritmiche scandite dalle impetuose sonorità funk e soul che sarebbero state poi la base primaria della successiva disco music dei middle-Seventies di cui Brown si fece baluardo, pioniere e più che attivo promotore, il Godfather of Soul si affermò in brevissimo tempo come icona vivente e pulsante della voce nera d’America.

James Brown al culmine della sua carriera. Fonte: Music From Soul

La consacrazione definitiva di Brown arrivò finalmente nel 1963, all’apice della sua popolarità, con la pubblicazione del fondamentale album Live at the Apollo e con l’uscita del singolo Papa’s Got a Brand New Bag di due anni più tardi. Fu proprio questo singolo a rendere Brown qualcosa di diverso da un semplice fenomeno pop, ad allontanarlo da una simile riduttiva definizione. Papa’s Got a Brand New Bag è infatti ancora oggi a tutti gli effetti un’affermazione di stile, un deciso cambiamento di rotta. È quindi l’emergere senza remore di quello che si potrebbe definire il manifesto della privata ideologia musicale di James Brown, all’interno del quale la sua individualità prepotente regna e regnerà indissussa e sovrana nei Secoli dei Secoli.

La sua carriera, dal 1963 in poi, è stata costellata di enormi successi alla stregua di I Got You (I Feel Good) (1964), It’s a Man’s Man’s Man’s World (1966), l’ormai iconica Get Up Sex Machine (1971), nonché tuttavia da flessioni inevitabili dovute al diffondersi di una più popolare e decisamente meno autoriale disco-music che hanno portato Brown a dover risalire spesso le correnti di quello che poteva sembrare un inevitabile baratro creativo. Il Padrino però ce l’ha sempre fatta, fino al giorno in cui ci ha lasciato nel Natale di 13 anni fa, tanto che continueremo sempre a ricordarlo per il suo imponente contributo alla musica mondiale lasciando da parte la sua mera, peccatrice componente umana, e permettendo all’artista James Brown di travolgerci in aeternum.

Art for Art’s Sake.

Happy Birthday Mr. Dynamite.

 

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