Ci sono eventi che, nella cultura pop e non, hanno segnato intere generazioni e sono quegli stessi eventi per cui ancora oggi si cerca di capirne il perché siano accaduti. Si va dall’assassinio di un presidente, fino ad arrivare a quello di un cantante che ha contribuito a cambiare la storia della musica e, in quel periodo, anche la società in cui viveva. Stiamo parlando, ovviamente, dell’assassinio di John Lennon. Era l’8 dicembre del 1980 quando Lennon fu ucciso da Mark David Chapman davanti all’ingresso del Dakota Building, sua residenza a New York City.

Ma chi è John Lennon? John Lennon è uno di quei personaggi di cui il mondo, in quel periodo, aveva bisogno. O meglio, la gente aveva bisogno della sua penna e del suo modo di veicolare un messaggio.  Erano passati gli anni del dopoguerra dove, anche grazie alla musica leggera, la gente era riuscita a distrarsi e a piangere non di dolore, ma semplicemente per la gioia di aver partecipato a un concerto dei Fab Four. Il mondo stava ripiombando nel terrore per una guerra infima e sanguinosa e quindi aveva bisogno del genio, ma anche della sregolatezza di cui John Lennon si è sempre fatto portatore. Insomma, la gente aveva bisogno sia del Lennon autore di Imagine e di Working Class Hero, ma anche di quello che durante la luna di miele con Yoko Ono, protesta contro la guerra in Vietnam direttamente dal letto di un hotel.

Protesta Bed in di John Lennon e Yoko Ono
Fonte: Wikipedia

E chi è invece l’uomo che ha messo fine alla vita di del cantante? Mark David Chapman ha trent’anni quando segna, su una lista di potenziali omicidi da compiere, quello a danno di John Lennon. Piccola curiosità: al secondo posto, invece, troviamo il nome di David Bowie. Inizialmente innamorato dei Beatles e della figura di John Lennon, ben presto questo amore si trasforma in un’ossessione e prende una piega decisamente negativa. In un’intervista del 2000 gli fu chiesto il vero motivo per cui avesse ucciso Lennon e lui rispose così:

«Mi sentivo tradito, ma a un livello puramente idealistico. Vagando per le biblioteche di Honolulu mi imbattei in John Lennon: One Day at a Time. Quel libro mi ferì perché mostrava un parassita che viveva la dolce vita in un elegante appartamento di New York. Mi sembrava sbagliato che l’artefice di tutte quelle canzoni di pace, amore e fratellanza potesse essere tanto ricco. La cosa che mi faceva imbestialire di più era che lui avesse sfondato, mentre io no. Eravamo come due treni che correvano l’uno contro l’altro sullo stesso binario. Il suo “tutto” e il mio “nulla” hanno finito per scontrarsi frontalmente. Nella cieca rabbia e depressione di allora, quella era l’unica via d’uscita. L’unico modo per vedere la luce alla fine del tunnel era ucciderlo».

La fine del tunnel, Chapman la raggiunse proprio quel giorno di dicembre quando, con cinque colpi di pistola, pose fine alla vita di Lennon. L’assassino non scappò e si fece trovare dalla polizia con in mano una copia de Il giovane Holden, romanzo di formazione che l’assassino stava leggendo durante la pianificazione dell’omicidio.

Se Chapman è diventato famoso “grazie” a questo omicidio, Salinger e Lennon non avevano bisogno dell’8 dicembre per accrescere la loro popolarità. Indirettamente, però, dopo quell’evento l’amore per il cantante inglese aumentò notevolmente e si tradusse in grandi vendite e grandi omaggi musicali. Le vendite del suo ultimo disco Double Fantasy, inizialmente non apprezzato dalla critica, raddoppiarono, così come quelle dei suoi vecchi dischi. Ma non solo. Infatti, da quel giorno in poi, gli furono dedicate una serie infinita di canzoni: a partire da due brani The Man Who Never Died e Empty Garden, scritti e cantati da Elton John, fino ad arrivare agli italianissimi Pooh che dedicarono a Lennon uno dei loro brani più celebri Chi fermerà la musica?

Quel giorno di quasi quarant’anni fa la musica non l’ha fermata. È proprio attraverso le note di tre canzoni che rappresentano John Lennon e la sua visione del mondo che, nell’anniversario della sua morte, lo ricordiamo.

Spoiler: Imagine non ci sarà.

Working Class Hero

Un inno ai lavoratori: ecco cos’è e cosa rappresenta questa canzone. Working Class Hero, scritta negli anni settanta e inserita in John Lennon/Plastic Ono Band, è uno di quei brani che difficilmente verranno dimenticati.

Ha tutte le caratteristiche di quelle canzoni che hanno fatto la storia: la bellezza, un grande autore e, ovviamente, la sua capacità di adattarsi a qualsiasi periodo storico. Il testo, infatti, racconta di una famiglia appartenente alla classe operaia e di un uomo cresciuto in questa famiglia, presumibilmente lo stesso Lennon.

Ma qual è il motivo che rende, questo brano, più attuale che mai a distanza di cinquant’anni? Il suo tema, che può essere riassunto così: nel lavoro, così come nella vita, il conformismo è più remunerativo rispetto all’anticonformismo e alla libertà di esprimersi. Non vi sembra di aver già sentito questa storia?

God

“I Beatles sono più popolari di Gesù”. La frase che John Lennon pronunciò tra lo scalpore di una società ben ancorata alle tradizioni e alla religione, potrebbe riassumere il tema di questo brano. Anch’esso inserito nell’album pubblicato nel ’70, God è un brano che nacque in un periodo in cui Lennon si stava sottoponendo ad una serie di sedute psicanalitiche con lo psichiatra Arthur Janov, ideatore della terapia denominata “primal scream”.

A dare inizio al testo è una definizione di Dio del tutto personale: “God is a concept/By which we measure our pain”. Il testo poi prosegue con un’invettiva contro tutti coloro che, in epoche diverse, sono stati considerati degli idoli e quindi contro il concetto stesso di “idolo”. Non viene risparmiato nessuno: da Buddha e Gesù, fino ad arrivare al gruppo che lo ha portato al successo, i Beatles. A chiudere questa invettiva una frase che riassume quanto di più importante esistesse in quel periodo per John Lennon, nonché la sua individualità e il suo rapporto con Yoko Ono:

I just believe in me

Yoko and me

And that’s reality

Give Peace A Chance

Il testo di questa canzone non è uno di quei testi per cui tutti gridano al capolavoro, ma questo piccolissimo dettaglio è da sempre passato in secondo piano rispetto a tutto quello che Give Peace A Chance rappresenta e ha rappresentato per la musica.

L’idea di questo brano è nata durante la famosa protesta denominata Bed in, quando un giornalista chiese che cosa i due coniugi volessero ottenere standosene seduti su un letto di un grande hotel. A quella domanda John Lennon rispose con una frase che rappresenta anche l’80% della canzone: «All we are saying is give peace a chance».

Give peace a chance diventò non solo il motivo portante di tutta quella protesta, ma anche un inno alla pace in un periodo in cui tutto il mondo chiedeva la fine della guerra in Vietnam. E ancora una volta lo sguardo visionario di Lennon si rivela in tutta la sua forza: la pace è l’unica chance che ci dobbiamo dare in un mondo in cui si parla di futilità.

Fonte immagine di copertina: sito ufficiale John Lennon
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