Nel marasma della musica contemporanea c’è stato un disco che, uscito nel 2015, ha centrifugato cinquant’anni di jazz, black music, hip-hop restituendoli in un’opera divisa in tre movimenti e lunga quasi tre ore. Si intitolava The Epic ed era la prima fatica del compositore statunitense Kamasi Washington.

Il 22 giugno è uscito Heaven & Earth , il suo nuovo disco pubblicato per la Young Turks, che, dopo Harmony Of Difference (2017), continua sul solco dell’epico album d’esordio.

La copertina di Heaven & Earth

Kamasi nasce a Los Angeles da genitori appassionati di musica: ha perciò la possibilità di studiare dapprima in un college a indirizzo musicale, ed in seguito di iscriversi al dipartimento di etnomusicologia all’università. Grazie all’ambiente accademico può, tra l’altro, entrare in contatto con grandi musicisti jazz del calibro di Kenny Burrell e Gerald Wilson.

Testimonianze di una grande cultura musicale sono in effetti visibili osservando in trasparenza tutta la sua produzione: non stiamo a fare l’elenco asciutto e superfluo di tutti gli artisti che vengono ritrovati tra le pieghe delle sue composizioni, limitiamoci a dire che nel tempo sono passati dall’essere una risorsa dalla quale attingere con sapienza al rischiare di condannarlo ad un citazionismo fine a sé stesso.

Negli anni, il personaggio KW, abilmente costruito a livello di immagine e immaginario, ha avvicinato al (suo) jazz anche schiere di non propriamente appassionati che vedevano nell’hype che circondava questa specie di santone afroamericano un degno motivo di interesse. Sia chiaro: curiosità che aveva motivo di esistere, a livello musicale, proprio per la qualità e la quantità del primo disco del quale parlavamo in apertura, ma che è stata ulteriormente amplificata sia dalla presenza della Brainfeeder di Flying Lotus sia, probabilmente, dal carico immaginifico dei costumi, delle copertine, della facciata del progetto.

Il suo sconfinamento al di fuori di un ambiente jazzistico, che è da sempre percepito come elitario, ha persino coinvolto produzioni di Run The Jewels e Kendrick Lamar, offrendo a un pubblico decisamente più ampio uno sguardo molto spesso inconsapevole su una gran quantità di contaminazioni che riecheggiano nel sax di Washington.

Inevitabilmente, le aspettative che caricavano le spalle del nuovo lavoro del sassofonista californiano erano piuttosto alte: nel mezzo, il breve Harmony of Difference, un EP di sei brani, aveva cercato attraverso la musica un dialogo con la società americana per cercare di superarne le contraddizioni (delle quali parlavamo anche qui). Idealmente diviso, anch’esso, in due sezioni, Heaven & Earth continua nel solco del suo ingombrante predecessore, e come The Epic rimastica standard, rielabora motivi e declina secondo una ormai riconoscibile grandeur tutta una tradizione musicale, nascosta ma non occultata da un’intera orchestra, un grande (ab)uso di cori e un travolgente incedere per vere e proprie suites che raramente scendono sotto i nove minuti di durata. Il risultato è un lavoro che mette a nudo i difetti già intravisti nelle precedenti opere più di quanto non ne riesca a far emergere i meriti: il turbinio sonoro pare auto-alimentarsi all’infinito, soprattutto negli episodi (non pochi) che si evolvono a partire da un tema e lo surclassano con innumerevoli evoluzioni virtuosistiche.

Heaven & Earth è così un lavoro interlocutorio, che non può essere analizzato tralasciando né l’influenza del capolavoro che lo ha preceduto né la rilevanza che ha assunto in questi ultimi anni il sassofonista con il suo punto di vista sul jazz offerto ad un pubblico più mainstream: possa quindi essere un ulteriore grimaldello per avvicinarsi al mondo della musica nera americana, che ha le radici tra i campi di cotone della Louisiana e protende i propri rami variegati nel presente.

Ascoltare Kamasi Washington non dà nessuna risposta – a discapito della sua posa da messia nella copertina dell’ultimo disco – tutt’al più può stimolare domande: e questa, in fondo, è una caratteristica della quale essere riconoscenti.

 

Voto: 🌊🌊🌊🌊🌊🌊.5/10

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