Bagagli culturali

Tratto da una storia vera. Nascere nell’ultimo lustro degli anni ’90 sottintendeva trascinare, per l’esistenza a venire, un bagaglio culturale non indifferente: i Levi’s a vita altissima erano cosa ordinaria, ben lontani dallo speciale appellativo di mom jeans, così come vigeva quel tabù per cui sembrava quasi oltraggioso viaggiare senza aver spedito una cartolina a mamma e papà. E poi vuoi mettere il walkman ed il fascino del nastro magnetico, le ilarità delle partite a tombola con gli zii beoni a Natale, accendere la tv e ritrovarsi a tu per tu col biondo platino della Carrà, alternato agli spot della Cedrata Tassoni, del pennello Cinghiale e del Brava Giovanna, brava! della Saratoga, trasmessi a ciclo continuo dall’alba del mondo?

Eravamo dei bellissimi bambini, seppur con outfit che rasentavano l’orrido. Una volta raggiunta l’età minima per potersi destreggiare cautamente con una basilare conoscenza sensoriale, ecco che comparivano le prime cottarelle puerili: gli XY venivano rapiti da Stella delle Winx, Xena e Jennifer Lopez ,mentre per le XX la scelta poteva ricadere su Ricky Martin, Dylan di Beverly Hills 90210 e il glaciale Eric di Rossana (colpevole di aver condannato alla sindrome da crocerossina intere generazioni a seguire). Non immaginavamo neanche cosa fossero piercing e tatuaggi. La fatidica scoperta avvenne un po’ più tardi, forse grazie alla democrazia di Mtv e alla messa in onda di Prison Break. Ma quella è un’altra storia.

 

L’hype colpisce ancora

Torniamo a noi. 2019, qui ed ora. Azzardare una conversazione del genere con una millennial intorno ai sei/massimo dieci anni potrebbe equivalere al ricevere risposte quali: improponibili nomi di YouTuber, bellocci col six-pack ed i capelli così ben strutturati da arrivare fino ad Urano, tizi col septum, tizi con un coccodrillo tatuato sulla faccia, tizi col septum ed un coccodrillo tatuato sulla faccia, Fedez. Già, che ci crediate o no, è decisamente probabile che alle vostre cuginette o sorelline piaccia quel genere di wasted boys somiglianti al rapper milanese. Ovviamente precisiamo che gusti ed affinità personali siano, in ogni caso, insindacabili; a dover essere messa in risalto è invece la rivoluzione etica e sociale figlia del proprio tempo, anima motrice per la creazione di un nuovo, attualissimo bagaglio culturale, nonché erede proprio di quello che trascinavamo quasi due decenni fa.

Lungi dal voler dare la caccia alle streghe, iniziamo col dire che i primi album di Fedez erano davvero forti. Combattevano il frequente anacronismo dell’industria sonora per incarnare il malumore, i pensieri e le esperienze del giovane pubblico in ascesa e lo facevano usando un linguaggio facile, prêt-à-porter, conciso. Penisola che non c’è (2011), Il mio primo disco da venduto (2011), Sig. Brainwash – L’arte di accontentare (2013) e Pop-Hoolista (2014) erano goderecci, disimpegnati ma intrisi di quel non so che per cui risultava facile rimetterli in riproduzione ancora un’altra volta.

Dopo aver incontrato il Gatto e la Volpe, però, Federico si è completamente trasformato in un fenomeno mediatico umano, adepto del marketing migliore. Scelta più che comprensibile, come biasimarlo. Fondata l’etichetta Newtopia, si mise in piedi la discutibile collaborazione con i resti di J-Ax e i comunisti si agganciarono il Rolex al polso. La creazione di una famiglia con l’influencer Chiara Ferragni fece fatturare più del concerto del secolo, ogni cosa finì per essere brandizzata ad una velocità spaventosa. Intorno a Fedez si instaurò un inarrestabile clima di aspettativa, riassumibile in un’unica parola: l’hype, ossia tensione, montatura. E questo processo, ovviamente, non poteva non riguardare anche l’ultimo disco.

 

Il ritorno dello Jedi tatuato

Il 25 gennaio 2019 la Sony Music ha pubblicato Paranoia Airlines, nuovissimo lavoro in studio di Fedez. L’uscita è stata anticipata da una forte promozione, con tanto di aereo personalizzato e merchandising gratis per chiunque l’avesse acquistato e si fosse presentato al firma-copie. Geniale e a prova di quei furbetti che hanno provato a vendere i gadget del cantante su eBay. Proviamo ad andare verso il cuore, ad esplorarne i contenuti.

Quarantasette minuti complessivi, sedici tracce. Realmente salvabili: tre, quattro per abbondare. La critica italiana è quasi concorde all’unanimità e Paranoia Airlines non riesce ad essere accolto con eccessivo gaudio. Eppure, bizzarro, Paranoia Airlines è Disco di Platino ad una settimana dal debutto, dopo essere salito in vetta alle classifiche ed aver raggiunto più di cinquantamila copie vendute. Crediamo all’inevitabilità del rimanere perplessi dopo il primo ascolto.

La tracklist si snocciola in modo ambiguo, quasi fosse un controsenso, seppur concepito come uno sfogo libero e sperimentale. Il risultato? Il pezzo d’apertura (Prima di ogni cosa) è una dolcissima dichiarazione d’amore dedicata al figlio Leone, quello di chiusura (TVTB) è un motivetto da dirty clubber, frutto della collaborazione con la DPG. Confrontiamo in picchiata i testi: si va da “Cerco un po’ di te/ nei testi di De André” a “Quando twerka/ con le chiappe applaude”. Niente da aggiungere. Il secondo brano, Holding out for You feat. la svedese Zara Larsson, è la tipica canzone da ballare al lido al tramonto, col mojito in una mano e lo smartphone pieno di Instagram story nell’altra. Peccato che sia uscita mezzo anno in anticipo rispetto all’estate. 

Amnesia ha un bel ritornello, orecchiabile al punto giusto, motivo per cui si merita si risiedere nella triade delle canzoni tollerabili. Che cazzo ridi con Tedua & Trippie Redd, invece, inaugura una serie di scuse da fare ai big causa avidità di sample. Cari Blink-182, vi chiediamo venia per aver storpiato un pilastro come Adam’s song. È alla quinta traccia che il cielo si apre, la scienza decade, il libro di biologia del liceo finisce nel rogo dei testi profani. Paranoia Airlines, title track: ” […] e mi perdo nella notte e nell’oscurità senza navigatore/ e se mi stringi forte forte il buio se ne va e tutto prende colore/ perché separati siamo stelle ma abbracciati siamo il sole“. Perché? Cosa vuol dire, cosa cambia?

Tolte le vesti da Sherlock Holmes dell’ermeneutica, passiamo alla sesta traccia FuckTheNoia feat. Annalisa, tra le migliori del disco insieme alle successive RecordKim & Kanye con l’amico di lunga data Emis Killa. Da lì in poi una serie di pezzi discutibili, senza grandi colpi di scena: Sfregi e difetti, L’una per l’alcol, Così eUn posto bellissimo lasciano l’ascoltatore con una sensazione di amaro in bocca, quasi insoddisfazione, incompleto appagamento uditivo. Alla tredicesima posizione dell’album troviamo Cosa senza spine, il duetto con la cantautrice LP; non male, armoniosa, ma niente colpi di scena. Decretiamo un altro buco nero con Segni, ma poi ecco che appare un Rattata selvatico, Buongiornissimo; sorvolando sul titolo, rimaniamo colpiti dall’uso impietoso di Where Is My Mind in background. Dopo quelle a Tom DeLonge & co, le scuse ai Pixies sono obbligatorie. Chiude l’ensamble la sopracitata TVTB, il cui ascolto è caldamente consigliato.

 

Il nostro tempo

Paranoia Airlines è un album che lascia tanti interrogativi e non tiene testa a quell’efferato spirito-guida battezzato col nome di hype. Mesi di promo e gestazioni mentali hanno autorizzato il pubblico a farsi mille e più fantasie eccitate, facendo maturare aspettative inevitabili e piene di speranza. Invece no, ci permettiamo di dire.

Fedez non si è venduto, non è rimasto intrappolato nelle leggi del mercato, non ha firmato un patto con diavolo (appena cinque anni fa cantava Non c’è due senza trash, nona traccia di Pop-hoolista). È rimasto se stesso, integro, correttamente calato nel tempo in cui vive: il nostro. La metamorfosi non è uno spettacolo da guardare a distanza, la si subisce e se ne diventa protagonisti attivi senza averne piena presa di coscienza. Lo Jedi tatuato si è evoluto ed ora è parte dell’establishment che condannava in gioventù. Vietato scandalizzarsi, permesso giudicare soggettivamente, complicato interpretare e necessario accettare: Paranoia Airlines diventa lo specchio di quel tran tran sconvolgente chiamato vita. Federico, sei un artista. Volente o nolente, fai parte del nostro bagaglio culturale.

 

Voto: 🌊🌊🌊🌊/10

Brani consigliati: Amnesia, Fuckthenoia, Record, Kim & Kanye

 

Tracklist:

1. Prima di ogni cosa  3:08
2. Holding out for You feat. Zara Larsson  3:02
3. Amnesia  2:44
4. Che cazzo ridi feat. Tedua & Trippie Redd  3:37
5. Paranoia Airlines  3:21
6. FuckTheNoia feat. Annalisa  2:42
7. Record  3:04
8. Kim & Kanye feat. Emis Killa  2:55
9. Sfregi e difetti  3:04
10. L’una per l’alcol  2:41
11. Così  3:24
12. Un posto bellissimo  3:05
13. Cosa senza spine feat. LP  2:27
14. Segni  2:17
15. Buongiornissimo  2:33
16. TVTB feat. Dark Polo Gang 3:20

 

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