Forse non esageriamo se diciamo che in questo maggio 2019 si inizia a sentire un po’ puzza di stantio provenire dal mondo trap italiano: negli ultimi tempi, complice una specie di congiuntura internazionale (se andate a spulciare tra le classifiche dei principali paesi europei, scoprirete che in molti di questi la trap è dominatrice assoluta) sono spuntati come funghi progetti, trapper, personaggi ambigui (Young Signorino chi?) e si è creata una scena del tutto nuova da queste parti. In questo marasma di concorrenza, in effetti, scadere nell’omologazione e risultare banali sono rischi all’ordine del giorno per chiunque tenti di portare avanti una proposta in questi contorni. Allo stesso tempo, però, il fermento innescato dal successo in termini non solo economici ma anche a livello di immaginario, è uno stimolo non da poco per lo sviluppo di progetti interessanti, che tentino di scostarsi dalla forma cristallizzata del trap-boy alla Sfera.

Qualche tempo fa vi abbiamo parlato di Speranza, rapper casertano che col suo stile e le sue rime urlate in dialetto sta già facendo tanto parlare di sé (in attesa del primo disco), e sta portando nuova linfa alla scena italiana. C’è un altro nome però che già all’inizio di quest’anno ha acceso l’interesse di molti ed è quello di Massimo Pericolo. Grazie a pezzi come Ansia (con Ugo Borghetti della Lovegang), 7 miliardi e in seguito l’introspettiva Sabbie d’Oro che anticipavano il disco Scialla Semper. 

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Fin da subito il suo si è dimostrato un rap molto vivido e crudo, che parla di vita vissuta in prima persona tra le centinaia di difficoltà che la mancanza di sicurezze e prospettive crea. In particolare è stato 7 miliardi a far si che si accendessero i riflettori su di lui: un brano pieno di rabbia, di risentimento e disillusione che ha impressionato molti, ma che a suo dire è – volutamente – esagerato e provocatorio: se non altro, comunque, ha avuto il merito di far arrivare ad un pubblico più ampio la sua musica. Nel video di questa canzone, tra l’altro, ci sono molti riferimenti alla vicenda di Giuseppe Uva, morto in circostanze non chiare dopo un arresto a Varese; la ragione di questa scelta non è però da ricercare nella semplice provocazione fine a sé stessa, quanto nella vicinanza geografica e affettiva con la tragedia, siccome Uva era lo zio di un amico del rapper e Varese è la città dalla quale proviene.

Il video di  7 miliardi.

Già: Varese. La provincia. Forse una delle grandi protagoniste del disco e del racconto di Massimo Pericolo è proprio lei: un luogo che può logorare, soffocare i giovani in una noia grigia, appiattendo i giorni e il futuro nella monotonia di un paesaggio che corre di là dal finestrino di un treno veloce. Una dimensione che può corrodere le possibilità di vivere e guadagnare fino ad allontanarle dalla legalità, portando qualcuno (come è successo al rapper) perfino dietro le sbarre. Una circostanza, questa, che è difficile da ignorare forse quasi quanto è difficile da trattare senza scadere nel sensazionalismo o, peggio, nella spettacolarizzazione. Tutto ciò – è bene ricordarlo e sottolinearlo – non sta comunque accadendo: Massimo è stato in carcere, punto. Massimo racconta anche quell’esperienza, punto. Per fortuna non ha bisogno, lui per primo, di costruirsi un personaggio alla Young Signorino, così come non ne sente il bisogno il pubblico, il quale evidentemente riesce ad identificarsi in molto di quello che racconta prescindendo dal mettere un accento su un’esperienza forte e non comune come quella della prigione. Scialla Semper era il nome dell’operazione di polizia che ha portato all’arresto di Massimo, e il disco che ne ha ripreso il titolo è uno squarcio davvero credibile e sincero su una vita giovane e insieme già piena zeppa di cadute, riprese, delusioni e rabbia.

Le sue sono parole dirette e senza fronzoli, sembrano uscire direttamente dalla testa di un ragazzo che nella vita ha incontrato solo difficoltà e che non desidera altro che la tranquillità, che significa i soldi, che significa tanti soldi. Tranquillità che, paradossalmente, significa di nuovo provincia: quella provincia dalla quale Massimo dice di non aver intenzione di andarsene, perché è lì che immagina di costruirsi una dimensione lontana dal caos della grande città. In fondo quella di Massimo Pericolo è la storia di un ragazzo che, come tanti, come tutti, desidera di poter alzarsi la mattina senza l’angoscia di una vita precaria, di un futuro sbiadito o un lavoro da fame. La musica come strumento per prendere in mano le redini e dare solidità alla sua vita, senza sogni di gloria o desideri di fama. Tutto questo ci racconta Massimo tra le linee del suo primo disco che è già tra i più interessanti dell’anno. Che ci sia un posto pronto per lui in scena ne siamo quasi sicuri, e di certo non ha intenzione di farselo scappare.

 

immagine in copertina dalla pagina Facebook di Massimo Pericolo.
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