La bella notizia è fresca di pochi giorni: sembra che i Tame Impala, band australiana dai suoni onirici e travolgenti, abbiano intenzione di pubblicare il quarto lavoro inedito in studio entro l’estate prossima. A dichiararlo ai microfoni di Beats 1 è stato proprio il frontman del gruppo Kevin Parker, così desideroso di suonare nuovi pezzi ai live da esternare un certo malumore qualora dovessero venir meno alle tempistiche prefissate. 

I pionieri della nuova psichedelia sono stati tra gli headliner del Pitchfork Music Festival il 20 luglio a Chicago e del Mad Cool di Madrid il 12 dello stesso mese e, tra una data e una qualche stedura per il nuovo progetto, hanno coltivato collaborazioni con Mark Ronson e SZA e sono comparsi in ye, l’ultimo tornado musicale di Kanye West che vede (probabilmente) partecipe Parker nelle tracce Violent Crimes e Ghost Town. Sebbene non si abbiano certezze sui featuring con la divinità del rap, appare però indiscussa la rivoluzione caleidoscopica messa in atto dai ragazzi di Perth che, in pochi anni, sono riusciti a calcare i palchi mondiali più importanti conquistando il cuore ed scalfendo le barriere mentali degli ascoltatori neofiti.

Esordienti nel 2007 come Dee Dee Dums, cambiano poi il loro nome adottando quello che li ha resi così famosi; Tame Impala è un’emblema di connessione e condivisione con l’estraneo e l’esterno, o meglio, con un’antilope del Sud Africa (impala) addomesticata e rinnovata (tamed/tame) che ricorda un po’ la volpe del Piccolo Principe e da spirito-guida nel viaggio astrale dei loro long playing. Pubblicano un EP d’esordio omonimo nel 2008 e tre album ufficiali ovvero Innerspeaker (2010), Lonerism (2012), Currents (2015) più una raccolta di live dal titolo Live Versions, uscita nel 2014. Il loro non è un sound nostalgico e retrò, non vuole fossilizzarsi allo status quo del 1967 ma, al contrario, è sintomo e manifestazione di una metamorfosi culturale che parte da Magical Mystery Tour o da Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band e confluisce nell’avanguardia dell’elettronica, abitando in un’epoca in cui anche i computer hanno un’anima.

Unici, singolari e difficilmente irresistibili, ve li proponiamo in una selezione di dieci brani meno conosciuti che – ci scommettiamo – vi faranno innamorare di loro.

Partiamo da Slide Through My Fingers, quinta traccia dell’EP con cui si fecero notare dal pubblico; l’atmosfera è morbida, calda, esotica e lontana, tant’è che sembra quasi di percepire l’influenza di un George Harrison che, allievo di Ravi Shankar nell’India profonda, compose Within You Without You pensando ad un amore universale capace di salvare il mondo. Obiettivo ambizioso, certo, ma non possiamo esimerci dal dire che sia i Beatles che i loro successori australiani abbiano redento un po’ il cuore pesante dell’umanità.

Sundown Syndrome è il primo singolo della loro carriera e venne registrato a Londra nel 2009. Incluso nella colonna sonora del film I ragazzi stanno bene diretto da Lisa Cholodenko nel 2010, ha delle sonorità che ricordano un pezzo seducente ancora più âgée di cui vi avevamo già parlato qui: ci riferiamo a Mythical Dream dei Corpus, band che nel 1971 pubblicò l’album mozzafiato Creation a Child. La psichedelia si fa sentire ancora una volta forte e chiara.

La prima traccia di Innerspeaker, il primo lavoro in studio, è It Is Not Meant to Be e si presenta come l’ouverture ideale per un viaggio oltre i confini dell’io interiore; mistico ed incalzante, si rende particolarmente interessante verso la metà dell’esecuzione, momento in cui si tinge sensazioni desertiche e travolgenti. Alla posizione n. 7 dell stesso album si colloca Jeremy’s Storm, cinque minuti e ventotto di magia strumentale in cui si fluttua, si pensa, ci si ascolta e si ascolta lo spazio esterno, traendone linfa vitale e nutrimento.
Le canzoni che abbiamo scelto pescando da Lonerism sono rispettivamente Mind Mischief e Nothing That Has Happened So Far Has Been Anything We Could Control, entrambe ipnotiche ed incredibilmente responsabili di brillare di luce propria: vi raccomandiamo di perdervi nei loro meandri sonori con cautela.
Nonostante non abbiano all’attivo un numero considerevole di album, ci sentiamo autorizzati ad affermare che Currents, l’ultima opera d’arte risalente a tre anni fa, sia il loro vero capolavoro. Ogni pezzo, se preso nel dettaglio. è energia e connessione mentale allo stato puro, in piena realizzazione del piano d’origine. Nangs è meraviglia, sembra quasi di sentire le onde pervadere il tuo corpo mentre tu le lasci fare, fondendoti con la trama della bellissima copertina realizzata da Robert Beatty. New Person, Same Old Mistakes è, invece, il brano che ha l’onere di chiudere un racconto di tredici tracce perfettamente articolato: come previsto, non riesce a deludere nemmeno le aspettative dell’ascoltatore più esigente.
Il 16 novembre 2017 pubblicano l’estensione Currents B-Sides & Remixes contenente la perla inedita Powerlines mentre ai primi di marzo di quest’anno rendono nota la loro collaborazione con l’artista elettronico Steven Zhu -conosciuto meglio come ZHU– con l’uscita della canzone My Life che, tra l’altro, è stata recentemente correlata da un toccante  videoclip in cui Willow Smith ha il ruolo di protagonista.

Queste erano solo dieci piccolissime pillole per conoscere e rimanere incantati dai Tame Impala, una tra le band rivelazione degli ultimi anni. Non possiamo far altro che provare un amore spasmodico e sperare per l’annuncio di una tappa nel nostro Paese.

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