Sono passati 25 anni dall’uscita di Enter the Wu-Tang Clan (36 Chambers), primo album firmato dal collettivo hardcore hip hop statunitense Wu-Tang Clan per mano della Loud Records. Un prodotto che ha letteralmente scardinato all’epoca lo status quo vigente delle serrate norme dell’universo black a stelle e strisce e che, per le sue caratteristiche intrinseche, necessitava di una debita celebrazione: nell’autunno di quest’anno (nella fattispecie nel giorno della sua apparizione sul mercato discografico, il 9 novembre) questa volontà si è fatta carne nel mini-documentario For The Children: 25 Years of Enter the Wu-Tang (36 Chambers), all’interno del quale l’iconico supergruppo di Staten Island ha delineato la sua storia, le sue evoluzioni primarie nonché la sua influenza creativa tramite le strategie filmiche del regista Shomi Patwary.

La citazione è puntuale e dal sapore profondamente profetico, sintomo della contaminazione costante che questa band sui generis ha determinato sulle generazioni a venire fin dal suo esordio: era il 1998 quando uno dei suoi padri fondatori, Ol’ Dirty Bastard (al secolo Russell Tyrone Jones, sul quale l’altro storico membro RZA sta producendo una pellicola biografica), interrompe bruscamente i Grammy Awards affermando che “Wu Tang is for children“. Della serie: ripartiremo sempre.

Questa è stata e continuerà ad essere l’essenza irriverente del Wu-Tang Clan, una mina vagante che non smette ancora di far tremare la terra sotto di noi.

Wu-Tang Clan. Fonte: Spin Magazine

Ma non è finita qui, un solo short-film non poteva bastare per celebrare l’influenza dirompente di un fenomeno culturale della portata del Wu-Tang Clan. Avevamo bisogno di un vero e proprio percorso narrativo capace di farci immergere nelle complesse dinamiche del collettivo fin dai suoi primordi per le strade di Brooklyn fino al midollo.

Ed eccoci accontentati: presentata da Showtime lunedì 28 gennaio al Sundance Film Festival, Of Mics and Men è la serie, prodotta dallo storico della cultura rap statunitense nonché direttore creativo della rivista Mass Appeal Sacha Jenkins, che finalmente scandaglia l’universo di uno dei collettivi più fondamentali nella definizione della fenomenologia hip hop mondiale. Già a partire dai suoi primi due episodi rimaniamo rapiti: nonostante il focus sulle narrazioni e riflessioni dei suoi membri sopravvissuti la componente auto-celebrativa è per nostra fortuna carente.

La sostanza primaria di Of Mics and Men ha quasi un incredulo sapore mitologico, epico, il tutto condito con un certo stupore per avercela davvero fatta, per essere ancora qui nonostante la insidie costanti della giungla discografica e le trappole della vita stessa. La materia della serie è quindi profondamente riflessiva e familiare, dimostrazione del fatto che le qualità narrative eccezionali di Method Man, Ghostface Killah o di Raekwwon non si sono arrugginite affatto nonostante l’impietosa variabile temporale che spesso distrugge.

 

Wu-Tang Clan. Fonte: Rumore Mag

A questo punto appare di centrale importanza dare un accenno e passare in rassegna la soundtrack che ci accompagnerà durante la visione, una serie di sette brani comprensiva di alcuni inediti partoriti per l’occasione dal genio di RZA (pseudonimo di Robert Fitzgerald Diggs, fautore dell’emersione dall’underground dell’intero progetto) e compari, più una collaborazione con Nas, figlio del jazzista Olu Dara, in “Project Kids”, terza traccia della playlist.

Ogni brano ci getta a volo d’angelo in uno stato di amarcord purissimo: la riproduzione ci permette quindi di affermare definitivamente quanto il tempo non abbia scalfito la tradizione di cui il Wu-Tang Clan è fautore. La condizione che ci troviamo a sperimentare durante l’ascolto non è tuttavia nostalgica, quanto invece di soddisfatta incredulità vista l’attualità che pervade ogni brano nonostante le palesi reminiscenze inequivocabilmente appartenenti a qualche decade fa.

La conclusione che possiamo affermare appare quindi una ed una sola: il Wu-Tang Clan è vivo e vegeto e non ha intenzione di snaturarsi a favore di nuove correnti perché è esso stesso la corrente radicale di tutto ciò che è venuto dopo di lui. Se vi dovesse mancare questo tassello centrale della cultura black statunitense Of Mics and Men è ciò che fa per voi. Garantisce Artwave.

Credit immagine di copertina: Griot Mag
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