Elegante, eclettico, travolgente: questi sono solo alcuni degli aggettivi con cui potremmo descrivere l’artista di cui vi parliamo oggi. La sua voce è calda, il sound è inconfondibile, moderno e dal retrogusto vintage, avido di conoscenza e sperimentazione. La musica di Ainé, pseudonimo di Arnaldo Santoro, sembra provenire da posti lontani, eppure è un talento di casa nostra, uno di quelli che vanno tenuti belli stretti ed ascoltati finché le papille uditive non sono sazie.

Il 18 gennaio scorso la Virgin Records ha pubblicato il suo ultimo lavoro, Niente Di Me, strutturato in undici brani che si sfiorano, inseguendosi piacevolmente in un viaggio sensoriale da godere. Abbiamo scambiato qualche chiacchiera con l’autore per conoscerne la genesi, il background culturale e i contenuti.

Spotify, riproduzione casuale, sgomento; iniziamo così. Quale genere skipperesti più che volentieri?

Diciamo che non skipperei per genere; piuttosto skipperei tutta quella musica che non ha basi concrete. Mi spiego meglio: i digital sono pieni di musica dopata, di progetti senza una base musicale concreta. Quello non mi interessa, e sinceramente credo abbia vita breve. Siamo nell’era del tutto e subito, ma ci dimentichiamo che la qualità o comunque la struttura delle cose, sono quegli elementi che rendono un progetto musicale lungimirante.

 

Domanda di rito per ogni artista: quali sono gli album fondamentali e di massima ispirazione per la tua vita?

Ti direi Nero A Metà di Pino Daniele, Off The Wall di Michael Jackson, Kind of Blue di Miles Davis, Things Fall Apart dei The Roots, Emozioni di Lucio Battisti, Continuum di John Mayer e parlando di artisti contemporanei ce ne sono tanti che seguo. Moltissimi anche della scena italiana, altri di quella internazionale.

 

Tu sei sempre in movimento, con gli occhi pieni delle bellezze del mondo; chissà quanti aerei e quanti tram avrai preso, e probabilmente saranno state tante le volte in cui ti sarai ritrovato accoccolato su un sedile, fantasticando sui prossimi pezzi da incidere. Se è vero che la felicità è nelle piccole cose e che la musica stessa sia felicità, da dove immagini che nasca una melodia?

Mi piace l’accostamento musica-movimento: in fondo è proprio così un flusso continuo di idee e di stimoli tradotti in un linguaggio artistico, la musica appunto. Le mie melodie possono nascere da un’immagine, da un viaggio, da un elemento nascosto nelle cose apparentemente comuni, credo che per un musicista la melodia sia una diretta espressione della sua quotidianità e del suo mondo.

Poi per me è una parte fondamentale della produzione perché il più delle volte scrivo prima la musica e poi le parole. Può partire con una cosa piccola che mi gira in testa per un paio di giorni, altre volte prende struttura subito qualcosa di più complesso. Ho viaggiato molto, sì, e sicuramente quello è uno stimolo. Una lente d’ingrandimento sul mondo.

Ma la verità è che ho una produzione molto proficua, il mio team scherza sempre sul fatto che ho potenzialmente altri tre dischi pronti. Significa che io sono ispirato la maggior parte del tempo. A volte, e non scherzo, una melodia mi è venuta in mente anche di notte svegliandomi per un po’ d’acqua.

 

UNI-VERSO è l’EP pubblicato ad ottobre 2017; lo consideri più come un prolungamento di Generation One (2016) o un’anticipazione di Niente di me?

Uni-Verso rappresenta in realtà un ponte tra Generation One ed un nuovo periodo di composizione da cui poi è nato Niente Di Me. Quando ho scritto Uni-Verso vivevo a Boston e la nuova scena americana mi ha spinto a sperimentare quei suoni e a produrre con un approccio nuovo rispetto a Generation One. In Niente Di Me c’è tutto di me. Le vecchie influenze, le nuove, le contaminazioni che mi rappresentano e rispetto al passato, il desiderio di farsi ascoltare da un pubblico più ampio. Parlando un linguaggio più facilmente comprensibile, ma lasciando intatta la mia natura di musicista.

 

Com’è stato collaborare con Mecna e Willie Peyote?

Con Mecna e con Willie c’è alla base un rapporto di stima professionale ed amicizia, è stato facile ma soprattutto stimolante quando si è sulla stessa lunghezza d’onda è tutto molto spontaneo.

Il settimo brano è anche la title track del tuo nuovo album. Come lo racconteresti e cosa l’ha reso così importante per questo lavoro?

In realtà non è un brano che ha una storia diversa o più particolare rispetto agli altri. Ma lo sentivo più rappresentativo della nuova produzione, con un titolo che raccontava bene quello che volevo dire. La contraddizione di un album che ha tutto di me ma anche no, perché come dicevo prima la sperimentazione è una cosa che mi rappresenta moltissimo. Generation One, Uni-Verso e Niente Di Me hanno la stessa matrice sì, ma anche profonde diversità. Io non voglio chiudermi in un genere unico o sotto un’etichetta. Probabilmente il prossimo album sarà completamente diverso da questo e voglio concedermi la libertà di poter essere questo.

L’eclettismo è una dote innegabilmente lodevole, eppure potrebbe rivelarsi un’arma a doppio taglio (speriamo proprio di no). Un esempio: passare da Cosa Vuoi a Fatti Così assume le sembianze di un ponte tra il Santana dei solos moderni e melodici ed un funky affascinante alla Stevie Wonder. Cosa risponderesti a quelli che vedono nel tuo essere un’artista a 360° una sorta di “tradimento” delle origini? E quanto credi che questa fantomatica responsabilità sia stata data dall’aver firmato con una label importante?

In parte ti ho già risposto sopra, ed è inutile ripetermi. Ti rispondo portando due grandi esempi della musica ( uno nostrano ed uno internazionale ) che hanno sempre considerato la curiosità e la sperimentazione il centro delle loro carriere .
Il primo artista è Herbie Hankcok chi lo conosce sa che ha sempre osato , ha sempre fuso il jazz con la bossa passando dal funk per poi approcciare al pop non disdegnando i synth concludendo ed essendo considerato un icona dell’hip hop.
Il secondo caso è Pino Daniele iniziando con il funk assieme a Napoli centrale per poi esprimere una delle forme di pop più elevate in Italia.
In italia abbiamo decine di esempi di grandi artisti che spinti dalla curiosità hanno sperimentato, osato, anche sbagliato magari ma sempre con grande consapevolezza artistica. Rispondendoti mi vengono in mente Neffa, Giorgia, Cremonini, Ferro.
Sinceramente resto sempre un po’ stranito quando questo tipo di volontà di sperimentare, conoscere e mescolare generi nuovi, venga visto come una negatività. La musica è una cosa enorme, ha centinaia di anime, il desiderio di scoprirle credo sia quasi fisiologico per un artista.

 

Siamo alle battute finali. Niente di me è un disco scritto per il pubblico o per Arnaldo?

Per raccontare al pubblico una parte di Arnaldo.

 

 

Il tour promozionale di Niente Di Me partirà il 27 febbraio dall’Auditorium Parco della Musica di Roma per poi spostarsi allo ZU CLUB di Parma l’8 marzo, all’Astoria di Torino il 9/03, al Covo Club di Bologna il 14/03, al Circolo Ohibò di Milano il 15/03, al VINILE di Vicenza il 16/03, al LaClaque di Genova il 22/03, al Lumiere di Pisa il 23/03, al MAT laboratorio urbano di Terlizzi (Bari) il 29/03, al TILT di Avellino il 30/03 e al The Alibi di Foggia il 31/03.

Non ci resta che augurarvi un piacevole ascolto dell’album e consigliarvi di rimanere aggiornati seguendo Ainè sulla pagina ufficiale Facebook e sul profilo Instagram.

Ringraziamo Arnaldo e la CGP per la disponibilità.

 

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