La California dev’essere davvero un posto bizzarro, visto che la maggior parte dei suoi abitanti inventa macchine del tempo. Ci aveva già provato Emmett Brown nel lontano 1985 modificando una DeLorean DMC-12 per tornare indietro di trent’anni. Stavolta a ritentare trionfalmente l’impresa è un ragazzo equipaggiato con occhialetti tondi, cappello ed un sorriso contagioso che, dopo mesi di materna attesa, fa uscire il suo nuovo affascinante lavoro in studio. Il 16 novembre la Aftermath ha pubblicato Oxnard, l’ultima perla di Anderson .Paak. Splendido erede del precedente Malibu (2016), si tratta un disco-cupido che colpisce già da un ascolto iniziale e si guadagna un posto di merito nel cuore e nella mente perfino del pubblico più restio al genere.

Ma come dovremmo classificarlo? Sarebbe semplicistico, forzato e qualunquista affermare a gran voce l’inutilità di dispensare etichette, palesemente strette ad un artista così eclettico. Il caleidoscopio musicale del cantante, rapper e produttore discografico statunitense attinge da un repertorio noir e poliziesco tipico dei lungometraggi italiani degli anni ’70, passando attraverso il funky e l’hip hop dei sobborghi newyorkesi, per poi approdare con classe nella cultura rap old school dei Nineties con collaborazioni che sfiorano l’epicità: il tutto è prodotto e mixato da Dr Dre ed il nome di Snoop Dogg brilla a quota dieci della tracklist.

Il time break di cinquantasei minuti è dunque servito: se Doc e Marty McFly danno il via alla sfida contro Kronos partendo da Hill Valley, Brandon Paak Anderson decide di avventurarsi nelle diverse nuances del suono iniziando dalla cittadina natale che battezza questo lavoro. Abbassate le portiere ad ala di gabbiano e parcheggiate la vettura, occorre solo resettare la data sul display per far sì che il viaggio abbia inizio.

La copertina di Oxnard, il nuovo album di Anderson.Paak uscito il 16 novembre

Dopo aver girato la chiave, ingranato la prima e fatto un giochetto coi pedali per darci dentro con l’acceleratore, vi toccherà fermare la vostra mind trip-car al primo assurdo stop apparso già dopo i primi secondi. The Chase è la prima delle quattordici tracce dell’EP, un accattivante featuring con la fata dell’R&B/soul Kadhja Bonet che cattura e non perdona: il background storico del brano riporta alla memoria quella generazione di compositori come i due Piero (Piccioni ed Umiliani) o gli Osanna e i Goblin, fautori di uno spicchio della settima arte nostrana tutto azione e mistero. La tripletta d’apertura è un rincorrersi di duetti; in coda a The Chase, la Headlow nata dall’intesa musicale con Norelle smorza i toni cinefili pur mantenendo l’aria frizzante ed apre le porte a Tints, il singolo uscito il 5 ottobre scorso e realizzato insieme al vincitore del Premio Pulitzer Kendrick Lamar. Tints, vivace, travolgente ed orecchiabile, possiede davvero l’algoritmo giusto per essere una di quelle hit capaci di farti scendere in strada per shakerare i fianchi.

Da qui si inaugura un perpetuarsi di suoni, atmosfere tra vecchia scuola e chill out, il tutto delineato dal particolarissimo timbro di Anderson .Paak. Solo dieci giorni fa era stata sganciata la bomba Who R U?, canzone n.4 anch’essa estratta per anticipare l’uscita del disco; eppure i pezzi realmente forti sembrano essere 6 Summers, Saviers Road e Smile/Petty. Dinamite, parliamo di dinamite pura senza indulgenza o pietà, la stessa di un baluardo della bellezza come Mansa Musa. Nel featuring col vate Dr. Dre & Cocoa Sarai c’è potenza, forza, ritmi incendiati, un flow sanguinario che la rende la traccia principe di quest’album sensazionale.

Brother’s Keeper, collaborazione col rapper Pusha, già dall’intro accarezza il soul, sfiora la disco music e si bagna le labbra con un groove dal sapore cherry funky: sembra quasi una ricetta, la sintesi di un’alchimia vincente. E poi… poi boom! Arriva lei, il terzo incanto, il terzo tornado di Oxnard. In Anywhere la malinconia e la summertime sadness degli anni ’90 tornano con dolce prepotenza, accompagnando l’inconfondibile ed infallibile voce di una divinità come Snoop Dogg e regalandoci uno dei pezzi più splendidi tra quelli finora ascoltati.

Trippy, undicesima traccia e feat. con J. Cole, potrebbe essere bella, ma no lo è abbastanza se ci appare quasi eclissata dalla fiamma pulsante di quella Cheers registrata con Q-Tip. Mind the gap: per sottolineare il divario tra le due, vi accorgerete che la seconda metà della canzone viene impreziosita dallo strumento a fiato dell’eros per eccellenza. A voi il compito di scoprirlo e lasciarvi sedurre. Lo stesso dicasi per Sweet Chick con BJ The Chicago Kid che rischia di passare in secondo piano rispetto alla travolgente exit track Left To Right.

Il disco, come già anticipato, è frutto di un’attesa estenuante sia da parte dell’artista che del pubblico. Tralasciando qualche calo singolare di energia, si presenta complessivamente armonico, ricco di entusiasmo, vivo e probabilmente necessario; dimostrandosi come una delle uscite più interessanti di novembre, potrebbe essere realmente incluso nella top 10 delle proposte musicali internazionali del 2018. 

Meglio dimenticare il 5 novembre 1955 e lasciar perdere quei due, Marty McFly e lo strampalato Doc: grazie al time traveller Anderson .Paak avete conosciuto anche voi un nuovo modo attraversare suoni ed epoche senza pericoli o peripezie. Grande Giove! Yes Lawd!

 

Tracklist:

1. The Chase (feat. Kadhja Bonet) 3:07
2. Headlow (feat. Norelle) 4:11
3. Tints (feat. Kendrick Lamar) 4:29
4. Who R U? 2:48
5. 6 Summers 4:43
6. Saviers Road 2:25
7.Smile/Petty 4:45
8. Mansa Musa (feat. Dr. Dre & Cocoa Sarai) 3:00
9. Brother’s Keeper (feat. Pusha T) 4:14
10. Anywhere (feat. Snoop Dogg & The Last Artful, Dodgr) 3:46
11. Trippy (feat. J. Cole) 5:23
12. Cheers (feat. Q-Tip) 5:34
13. Sweet Chick (feat. BJ The Chicago Kid) 5:35
14. Left To Right 3:55

 

Voto: 🌊🌊🌊🌊🌊🌊🌊🌊/10

Brani consigliati: The Chase (feat. Kadhja Bonet), Tints (feat. Kendrick Lamar), Saviers Road, Anywhere (feat. Snoop Dogg & The Last Artful, Dodgr), Cheers (feat. Q-Tip)

 

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