Se proviamo a pensare a Napoli, alla sua bellezza, alla sua arte e ai suoi artisti, ci vengono in mente grandi nomi: Totò, Massimo Troisi, Eduardo De Filippo, Sofia Loren. C’è chi ha fatto conoscere la commedia napoletana, chi ha lavorato con i migliori registi al mondo e chi ha parlato dei suoi quartieri, delle sue abitudini, dei suoi difetti, ma soprattutto dei suoi pregi.

Se c’è un’arte che da sempre ha raccontato la città dai mille colori e l’ha fatta conoscere nel mondo, questa è sicuramente la musica. Tra tutti gli artisti che hanno cantato di Napoli e in napoletano, ce n’è uno di cui sentiamo particolarmente la mancanza, anche a distanza di cinque anni dalla sua morte. Questo artista, che dagli anni settanta fino al 2015 ci ha fatto innamorare ed emozionare con le sue canzoni, porta il nome di Giuseppe Daniele, da tutti conosciuto come Pino Daniele.

Era il quattro gennaio di cinque anni fa e l’Italia veniva svegliata da una notizia che nessuno avrebbe mai voluto sentire: Pino Daniele era morto.

Lo stesso Pino Daniele che avevamo ascoltato cantare solo quattro giorni prima, in uno di quei concerti di Capodanno a cui non si dà tanta importanza e che servono da sottofondo sonoro a brindisi e a lunghi cenoni. Ma non solo. Era lo stesso Pino che aveva cresciuto intere generazioni e che i nostri genitori ci avevano fatto ascoltare nei lunghi viaggi in macchina tra un Claudio Baglioni, un Antonello Venditti e un Fabrizio De André. Lo stesso Pino che amavamo sentire cantare in napoletano durante i primi anni della sua carriera, ma che ci ha fatto innamorare anche con brani più recenti e in italiano.

Da quel quattro gennaio in poi non c’è stato anno in cui la voce di Pino non abbia risuonato nelle radio, negli stadi, tra i vicoli di Napoli o tra le voci dei suoi colleghi. Sono stati organizzati flash mob, concerti in suo omaggio, murales che lo ricordano: tutto per testimoniare che il ricordo del cantante è ancora vivo.

Pino Daniele
Fonte: Wikimedia commons

Chi era Pino Daniele e, soprattutto, perché ci manca così tanto?

Il cantante nasce nel Quartiere Porto di Napoli circondato da una famiglia di umili origini e dall’amore di due zie che gli assicurano anche un’educazione scolastica.

Il grande incontro con la musica arriva ben presto, proprio durante gli anni della scuola ed è amore a prima vista. Calca un palco per la prima volta a dodici anni, ma l’esibizione non va come previsto: Pino Daniele stecca e afferma di aver capito la portata di un’esibizione dal vivo, proprio in quel momento.

Si fa notare sin da subito nell’ambiente musicale italiano ed entra a far parte, grazie all’intercessione di James Senese, in una famosa band della città partenopea: Napoli centrale.

Ma Pino Daniele è destinato ad emergere e, infatti, il successo arriva ben presto grazie al suo primo album Terra Mia, un album che può essere definito come la pietra miliare della fusione tra la tradizione partenopea e il blues d’oltreoceano.  Era il 1977 e l’artista, in quel disco, dà vita ad alcuni tra i brani più iconici della sua carriera: Napule è, Terra mia e ‘Na tazzulella ‘e caffè.

A chiudere in musica il decennio delle contestazioni studentesche è un altro disco che il cantante chiamerà semplicemente con il suo nome e cognome e da tutti ricordato grazie alla celeberrima canzone Je so’ pazz.

Ma la carriera di Pino Daniele era solo agli inizi: da Nero a Metà, tutt’ora considerato come uno degli album più belli del cantautore, fino ad arrivare agli ultimi suoi progetti. Tante soddisfazioni e tante collaborazioni durante questo percorso: a partire dall’apertura dei concerti di Bob Marley e Santana, fino ad arrivare ai duetti con nomi di spicco del panorama jazz e blues mondiale.

C’è chi amerà e difenderà a spada tratta il primo periodo musicale del cantante, quello fatto di grandi canzoni in napoletano e di quel fusion tra tradizione e musica d’oltreoceano e chi, invece, dirà di essersi appassionato alla musica di Pino grazie alla seconda fase della sua carriera. Una seconda fase che, di certo, non è priva di grandi album e di bellissime canzoni del calibro di Quando, Amore senza fine e Io per lei.

Insieme a questi brani e a dispetto della fazione “meglio il Pino Daniele di una volta”, dagli anni ’90 in poi, il cantante ha scritto canzoni che ci fanno ancora compagnia anche dopo la sua morte. Come per tutti i grandi artisti, scegliere un brano simbolo di una bellissima e lunga carriera è un’impresa difficile, anzi difficilissima. Pino Daniele non rappresenta l’eccezione che conferma la regola e, infatti, scegliere quale sia il suo brano più bello è impossibile.

Per ricordarlo, nel giorno in cui il suo cuore ha smesso di battere, riascoltiamo tre brani che rappresentano una piccola parte delle mille anime del cantante.

Napule è

Napule è mille culure,
Napule è mille paure

Sentire questo brano, significa sentire un racconto appassionato, sincero e senza troppi fronzoli della città natale di Pino Daniele. È una canzone che racconta Napoli e i suoi mille colori: l’azzurro del suo mare, le sfumature dei suoi vicoli, il rosso sangue di San Gennaro, ma anche il grigiore dell’indifferenza e dalla rassegnazione che spesso la caratterizzano.

Chi, meglio di un napoletano doc, avrebbe potuto raccontarla così bene? Nessuno. Infatti, questo brano scritto nel 1977 e inserito nel suo primo album Terra mia è il più amato dal pubblico e il più reinterpretato dai suoi colleghi.

A me me piace o’ blues

A me me piace ‘o blues
E tutt’e juorne aggio cantà

Scritta nel 1980 e inserita in Nero a metà, album dedicato al cantante degli Showmen Mario Musella, questa canzone rappresenta un vero e proprio manifesto sia musicale che personale del cantautore.

A me me piace ‘o blues grida Pino Daniele in ogni sua nota e in ogni sua parola, anche quelle sconosciute ai neofiti del napoletano. C’è la vera essenza del blues, c’è il ritmo americano, ma anche quello partenopeo, c’è la voglia di cantare tutto il giorno e senza sosta e c’è soprattutto la cazzimma tipica dei napoletani.

Quando

E vivrò, sì vivrò
Tutto il giorno per vederti andar via

A salire sul podio immaginario delle canzoni più belle del cantautore, c’è sicuramente Quando, brano inserito nell’album Sotto ‘o sole del 1991.

Una canzone che parla di un amore finito e dello struggimento interiore del suo protagonista.

Tra le curiosità che riguardano questo brano, ce n’è una che sicuramente farà scendere una lacrimuccia a tutti i fan di Pino Daniele, ma non solo. Tra le prime persone ad aver ascoltato Quando, ce n’è una che Napoli ce l’ha fatta conoscere a suon di risate, di poesia e di film da vedere e rivedere fino allo sfinimento. Stiamo parlando di Massimo Troisi, che non solo consigliò a Pino Daniele di cambiare una parte della canzone, ma la rese anche tema principale di Pensavo fosse amore… invece era un calesse.

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