Siccome è facile lamentarsi e fare la predica a chi non è capace e svolge male il proprio lavoro, in ambito musicale e non, oggi parliamo invece di chi il proprio lavoro lo fa bene, sia in Italia che all’estero, cosa non da poco per chiunque faccia musica nel nostro Paese.

Parliamo infatti dei ReSet! (da leggere “Resèt”, ufficialmente perché in inglese il termine si pronuncia così, ma in realtà semplicemente perché questa è la tipica cadenza nella parlata milanese), un gruppo Turbofunk & dancefloor , come si definiscono loro stessi , che mescola alla musica elettronica dei nostri tempi , un gusto funk anni ‘70 , fortemente contaminato allo stesso tempo anche da elementi dell’HipHop, della Golden Age dei ‘90. HipHop, genere dal quale d’altronde, non a caso , provengono gran parte dei quattro DJ’s membri del gruppo, Zizzed, A3C, Mace e Rocoe, nome d’arte di Rocco Civitelli, fratello dell’Alessandro Civitelli di “Novecinquanta”, meglio noto come Fritz Da Cat.

Da sinistra verso destra : Zizzed , A3C , Mace, Rocoe Ph: http://www.wearereset.com/

La formazione nasce nel 2007 dall’unione di quattro amici dj’s milanesi con l’intento di organizzare e promuovere eventi, eventi che in poco tempo sfuggono letteralmente di mano al gruppo che si ritrova dal suonare ad un piccolo party tra amici, fino al fare serate con migliaia di persone ai Magazzini Generali, praticamente un luogo di culto per chi fa musica da club, e non solo, a Milano o nel resto d’Italia. Col passare del tempo poi , il progetto ReSeT! si sviluppò e passò dall’essere un “semplice” evento di musica elettronica, seppur diventato già religione nel capoluogo lombardo e dintorni ,ad un vero e proprio progetto musicale , dove i vari dj’s ,in particolare Mace e Zizzed , che sono i due veri produttori del gruppo, cominciarono  a creare da soli i propri pezzi, sfruttando le varie competenze che già avevano nel campo del beatmaking e della produzione musicale. La cosa prese piede molto rapidamente e ben presto il gruppo si trovò ad essere riconosciuto come una novità assoluta nel panorama artistico,quantomeno urban, italiano e non, cominciando a fare tour negli Stati Uniti, in Asia e in Australia fino ad arrivare, nel 2014, ad un vero e proprio disco ufficiale prodotto da Sony Music Italy, “Future Madness”.

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Ph: http://www.wearereset.com/

Gli ingredienti fondamentali di questo successo sono stati  sicuramente la grande poliedricità degli artisti stessi, che sono dei veri e propri geni a trecentosessanta gradi ognuno nel proprio campo, ma non solo. ReSeT!, ha funzionato perché oltre all’aspetto musicale ha curato e creato un immaginario particolare che ha permesso la diffusione e il mescolamento di energia tra gli artisti sul palco e il pubblico stesso. Il fatto di non inquadrare un genere in particolare, ha fatto sì che i pezzi piacessero e facessero ballare tutti, o perlomeno molti, visto l’enorme successo raggiunto, senza distinzioni tra chi ascoltasse rap , pop, rock , house , techno. E questa loro visione della collettività e della diversità, espressa in senso artistico, effettivamente è percepibile molto anche nell’aspetto grafico del progetto , dell’ultimo disco in particolare, dove sono rappresentati tanti omini alla Tuttomondodi Keith Haring  per intenderci, però in versione 3D. E come l’opera del writer statunitense, queste figure tutte diverse e concatenate tra loro, con questi colori brillanti e particolari, non sembrano voler esprimere altro che voglia di vivere, pace e armonia. Da vicino si vede un gran caos , un groviglio di forme, che però progressivamente prende senso man mano che ci si allontana e, alla giusta distanza , in quel momento , tutto torna. E questo concetto per chi lo sa vedere ed apprezzare viene espresso egregiamente anche nella loro sonorità. Il visual creato, infatti, non è altro che una proiezione visiva di quello che vuole dire per loro fare musica.

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Ph : https://www.facebook.com/macemilano

Non a caso, infatti, i due producers  Zizzed e Mace in particolare , provengono, come ricordato prima, da un contesto prettamente hiphop. Mace ha prodotto in tempi passati brani per i più accreditati nomi dell’underground italiano, Guè Pequeno,  KaosOne, Colle Der Fomento, Jack The Smoker e altri. Sa bene, cosa vuol dire usare un sample, ovvero un campione della durata di qualche secondo estratto da un qualsiasi altro brano musicale , sa bene come lavorarlo e sa bene cosa vuol dire partire da un vecchio arrangiamento, estrapolato chissà da dove, e decontestualizzarlo completamente, rilavorandolo per crearci qualcosa di assolutamente diverso da quello che era in partenza. Di conseguenza, con questi presupposti, non è stato poi particolarmente difficile per lui riportare quell’approccio lavorativo nelle nuove produzioni Electrofunk, sia in “Future Madness” certo, ma anche nelle hit che tutti cantano o che avranno ascoltato inconsapevolmente migliaia di volte, come “Wake Up” di Rocco Hunt, o “Realize”, il brano dei The Kolors con Elisa estratto dal multiplatino “OUT”,  oppure ancora “Alfonso signorini” di Fedez in “Sig.Brainwash”.

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MACE Ph: Cristiano Miretti

La mentalità con cui viene affrontata questa musica da parte loro, è assolutamente il punto di forza del collettivo. Anche se, ovviamente, in tutti i pezzi fanno uso di strumenti propri della musica elettronica dei nostri giorni,  la scintilla del processo creativo inizia e parte sempre da una ricerca di un qualcosa che c’è stato prima e da cui, probabilmente, sentono il bisogno di dover attingere, per poter poi procedere nella creazione di una hit, o comunque di un pezzo con un certo tipo di groove.

Ed ecco che, una volta afferrato questo passaggio, superato questo step mentale, a quel punto il dualismo con l’immaginario visivo creato prende sempre più forma. In pratica, quindi, il risultato finale dei loro pezzi è, visto lo spirito creativo con cui vengono concepiti, la stessa cosa che guardare la copertina del disco dall’alto. Trovata la giusta distanza, tutto torna a suo posto e il risultato è effettivamente bellissimo.

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