E qualcosa rimane fra le pagine chiare e le pagine scure, cantava Francesco De Gregori in una delle sue canzoni più belle, e qualcosa ci è rimasto del bellissimo album in cui questo brano è inserito. Ci è rimasta la sua bellezza, il suo carattere “alternativo” rispetto alla sua produzione precedente e ovviamente le nove bellissime tracce di cui è composto.

De Gregori è uno di quegli artisti di cui la musica italiana non può fare a meno per vari motivi: a partire dal suo poetico modo di scrivere, fino ad arrivare alla sua vena rock. Prima di Rimmel, album inizialmente non accettato da tutta la critica ma poi diventato album della sua consacrazione, il “principe” aveva iniziato la sua carriera in coppia con un altro nome della musica italiana di tutto rispetto, Antonello Venditti. Una collaborazione, quella di Theorius Campus, nata per caso ma destinata a fare la storia del cantautorato italiano.

Abbandonato il progetto, De Gregori inizia la sua carriera senza Venditti con un disco che contiene una delle sue canzoni più iconiche e più ricordate di sempre: Alice. Due album firmati da solista, per poi arrivare a quello che quest’anno compie quarantacinque anni ed è più in forma che mai.

Gennaio 1975: De Gregori incide “Rimmel”

Era il gennaio del 1975 e il “principe” incideva Rimmel, un capolavoro destinato a rimanere negli annali della musica italiana.

Rimmel è uno di quei progetti che in un modo o nell’altro hanno fatto parlare di sé. Francesco De Gregori aveva cambiato il modo di vedere il cantautorato, rendendolo più commerciale agli occhi degli integralisti del genere che lo criticarono e non poco. A Milano un gruppo di contestatori interruppe una sua esibizione accusandolo di aver esagerato nel commercializzare il suo lavoro e imputando la colpa di ciò soprattutto a Buonanotte Fiorellino, la quinta traccia di Rimmel.

Commerciale o no, il disco rimase nella top 25 per quasi un anno e suonò nei giradischi di più di un milione e mezzo di case. Così come il trucco per gli occhi da cui prende spunto il titolo rende ancora più bello il viso di una donna, così De Gregori decise di usare “questo trucco” per rendere il suo lavoro più chiaro da capire, ma al tempo stesso più denso. Mette insieme una band di quattro elementi e decide di curare da sé gli arrangiamenti e la produzione: ciò che ne viene fuori è un disco di quelli che non hanno canzoni meno forti di altre, ma soltanto grandi classici.

Per festeggiare insieme le quasi cinquanta candeline spente, ricordiamo alcuni brani che lo hanno reso “l’album per eccellenza” del cantautore.

Rimmel

Ora le tue labbra puoi spedirle a un indirizzo nuovo
 e la mia faccia sovrapporla a quella di chissà chi altro

Rimmel è decisamente tante cose insieme. È, per prima cosa, una di quelle canzoni di cui non ti stanchi mai; una di quelle che dopo anni che le ascolti, ti fanno venire la pelle d’oca come se fosse la prima volta. Una di quelle canzoni che, forse, può competere con la bellezza di un altro grande classico di Francesco De Gregori: La donna cannone.

È la storia di un amore ormai finito ed è una canzone autobiografica perché racconta della fine della sua relazione con la stessa donna a cui aveva dedicato Bene. Ma qual è la novità? In un’epoca in cui i cantautori impegnati si occupavano del sociale e le canzoni d’amore erano spensierate e cantavano di amori nascenti, Rimmel inizia proprio da ciò che rimane di una relazione. Inizia da quel che resta di quelle pagine su cui i due innamorati avevano scritto la loro storia, le stesse pagine che non sono sempre state “chiare”, ma a volte hanno saputo essere molto scure. Ci ritroviamo, quindi, a ripercorrere insieme a De Gregori la sua storia che, in fondo, può essere la storia di tutti noi.

Pablo

Hanno ammazzato Pablo, Pablo è vivo

Chi è Pablo? Nel corso degli anni le disquisizioni su chi fosse il Pablo citato nella quarta traccia di Rimmel si sono susseguite. C’è chi pensava che la canzone parlasse di Neruda, chi ha addirittura utilizzato una frase di questo brano per un titolo di giornale dedicato a Pablito Rossi e chi, invece, non prendeva posizioni in merito. La verità è una: questo brano, a distanza di quarantacinque anni dalla sua uscita è più attuale che mai.

Il Pablo di cui racconta De Gregori è un uomo che prende un treno e parte con la sua valigia tenuta insieme non dallo spago, ma dall’amore di chi vede partire qualcuno per cercare lavoro lontano dalla famiglia e dalle persone amate. Il Pablo di cui racconta De Gregori è lo stesso Pablo la cui morte sul lavoro oggi potrebbe essere una delle notizie principali su un quotidiano o su un giornale online. Insomma, chi incolpava De Gregori di essere diventato troppo commerciale e poco attento alle problematiche sociali che lo circondavano, probabilmente non aveva ascoltato bene questa canzone.

Buonanotte Fiorellino

Buonanotte, buonanotte amore mio
Buonanotte tra il telefono e il cielo
Ti ringrazio per avermi stupito
E per avermi giurato che vero

Sul podio delle canzoni più conosciute del cantautore romano non può che salirci la quinta traccia di Rimmel. Per questa canzone che tutti gli italiani hanno cantato e continuano a cantare, il cantautore ha ammesso di essersi ispirato a un brano di Bob Dylan, suo riferimento musicale. Il brano in questione è Interlude, inserito nell’undicesimo album del cantante e premio Nobel statunitense.

La bellissima ninna nanna non è solo uno dei più chiari esempi della scrittura di De Gregori, ma è anche un susseguirsi di figure retoriche che rendono ancora più poetica questa canzone.

Immagine di copertina: sito ufficiale Francesco De Gregori
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