Ventinove anni, una carriera davanti, un’anima molto probabilmente troppo fragile per quel lavoro e tanta bravura: questo era Avicii. Grazie alla volontà dei suoi genitori e all’aiuto dei suoi collaboratori, la musica del dj svedese potrà tornare a suonare ancora un’altra volta dopo la sua tragica morte avvenuta un anno fa. Nato e cresciuto a suon di musica, il dj aveva lavorato tanto prima di arrivare in vetta alle classifiche. All’anagrafe Tim Bergling, fu scoperto musicalmente da Ash Pournouri nel 2008 e da quel momento in poi solo successi e concerti in ogni parte del mondo. Successi firmati con artisti del calibro di Chris Martin, Robbie Williams e altre hit a cui non servono grandi nomi per essere ricordate. Wake me up e Hey Brother sono solo due delle canzoni che abbiamo sentito e risentito per mesi in tutte le radio e in tutte le discoteche del mondo.

AVICII. Fonte: profilo Twitter Avicii

Ma come ci hanno insegnato le morti di grandi artisti, questo lavoro non è sempre rose e fiori. Nel 2016, il dj che era riuscito ad unire due mondi a volte abbastanza lontani come la musica dance e il pop, decide di abbandonare la scena live per motivi di salute. Lo stupore e la tristezza dei fan, che accorrevano da tutto il mondo per sentire la sua musica dal vivo, erano stati placati da un post sul suo sito che li tranquillizzava e che nell’ultima parte recitava così: «La fine dei live non implica la fine di Avicii o della mia musica. Solo, sono tornato dove tutto ha un senso: in studio. Il prossimo passo sarà continuare a fare musica per voi, ragazzi. Tutto questo è l’inizio di qualcosa di nuovo». Ed era vero. Nel 2017 il dj era tornato infatti con un EP che portava il suo stesso nome AVĪCI e che sarà anche l’ultimo della sua carriera prima del tragico suicidio. La fragilità dell’anima, il dj ce l’aveva mostrata tutta nel documentario Avicii: True story. Nel prodotto, reso disponibile su Netflix poco prima della sua morte, il dj si raccontava in maniera molto cruda e personale. Visto dopo la morte di Avicii, suona come segno premonitore di quello che poi è successo qualche mese dopo in Oman. Infatti, il 20 aprile di quello stesso anno, il dj è stato trovato morto in un hotel dove soggiornava per una vacanza. Le indiscrezioni sul suicidio come causa della sua morte, uscite poco dopo, rivelarono il malessere fisico e psicologico che Avicii attraversava in quel periodo. A distanza di un anno il suo ricordo è ancora vivo sia tra i suoi conoscenti e i suoi collaboratori che tra il pubblico amante della sua musica. Il sito, che prima della sua morte ospitava date di concerti e video delle sue canzoni, adesso ospita un memoriale in cui tutti i suoi fan possono lasciare un ricordo o una dedica.

I once suffered from depression and I wanted to kill myself. That was when I heard The Nights by Avicii and I never thought of suicide again. Thank you, Tim, for saving my life. I’m sorry I couldn’t save yours. From Christian

The legends never die, you will always be in our hearts and your music will always be the best. From Anthony C

Questi sono solo alcuni dei messaggi di cordoglio, di dispiacere e di ringraziamento che fan di tutto il mondo hanno lasciato sul sito. Mantenere vivo il suo ricordo e aiutare gli altri attraverso esso, è un obiettivo che si sono prefissati i suoi collaboratori, ma soprattutto la sua famiglia. È nata da poco, infatti, la Tim Bergling Foundation. La fondazione, fortemente voluta dai suoi familiari, non solo si impegnerà in campagne benefiche già care all’artista, ma affronterà temi molto vicini anche alle cause della sua morte. Le prime iniziative saranno incentrate sulla prevenzione del suicidio e sul benessere psicologico, ma in futuro toccheranno molti altri temi. Proprio a questa associazione andranno i ricavati del nuovo album di Avicii, che si chiamerà semplicemente Tim e che sarà disponibile dal 6 giugno. Di album postumi e di tributi a grandi artisti che ci hanno lasciato, a volte troppo giovani per farci godere ancora della loro musica, ce ne sono a bizzeffe. Qual è la differenza con quest’album? Possiamo escludere una mossa di mero marketing e nessuna voglia di scalare le classifiche, perché in quello ci era già riuscito egregiamente il dj. Quello che invece non si può escludere è che Avicii ci ha lasciati troppo presto, proprio quando ci aveva promesso che la sua musica sarebbe continuata a suonare, se non dal vivo ma almeno attraverso altri mezzi. Poco prima della sua morte il dj aveva creato 16 brani che sarebbero dovuti finire, secondo i suoi progetti, in un nuovo album. A spiegare il “dietro le quinte” di questo album, c’è un video pubblicato sul canale YouTube di Avicii.

Tra le persone che si alternano nel raccontare Tim e il suo ultimo progetto ci sono suo padre, i suoi collaboratori e Per Sundin, presidente della Universal Music Nordic Region. Quest’ultimo racconta che proprio durante la prima notte della sua ultima vacanza in Oman, il dj gli aveva fatto ascoltare i suoi inediti e insieme ne avevano parlato come di qualcosa che potesse vedere la luce a breve. A sconvolgere le carte era arrivata, inaspettata come un fulmine a ciel sereno, la morte del dj. Cosa fare di quei pezzi? Produrli e farli arrivare al pubblico? La famiglia del dj non ha avuto dubbi: quei pezzi non potevano rimanere chiusi in un cassetto. A chi affidare il compito di tirar fuori questi brani dal cassetto? Per Sundin e la famiglia hanno affidato questo compito ai collaboratori del dj che da sempre lavoravano a stretto contatto con quest’ultimo. Nessuno, dagli autori ai producers, sapeva in modo perfetto la direzione da prendere e, come si può ascoltare nello stesso video, all’inizio era tutto un “vediamo come va”. Ci si affidava a un lavoro quasi finito e a note, e-mail e messaggi dell’artista che contenevano indizi sul risultato finale dei vari pezzi. L’arduo compito affidato ai suoi collaboratori è stato quello di prendere quei brani, che avevano visto nascere e crescere attraverso le idee del dj, e di rendere l’album il più simile possibile a quello che lui avrebbe voluto. A fare da apripista a questo progetto è stata una canzone SOS dal titolo, scelto in vita dallo stesso artista, decisamente emblematico. Tutto, dal titolo alla prima frase del testo Can you hear me? S.O.S. Help me put my mind to rest”, ci appare come una richiesta di aiuto. A prestare la voce a questo brano è stato Aloe Blacc, cantante e musicista statunitense che aveva collaborato con il dj nella famosa hit Wake me up. Quest’ultimo, nel video del making of della canzone, ha dichiarato che SOS è una canzone troppo all’avanguardia per il periodo in cui è stata scritta e il testo non è altro che una descrizione delle battaglie che l’artista stava cercando di vincere in quel periodo della sua vita.

Davanti a questa canzone, che dal punto di vista musicale è molto simile ad alcuni dei suoi più grandi successi, è impossibile non emozionarsi e non riflettere su ciò che ha portato il dj a una fine così tragica. Di una cosa si può essere certi: Avicii e la sua musica continueranno ad essere amati dai suoi fan disseminati in ogni parte del mondo, anche grazie a quest’album postumo.

Fonte immagine di copertina: profilo Twitter Avicii
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