Se c’è una cosa che va fatta se si vuole capire l’Italia degli anni Sessanta e Settanta con le sue trasformazioni, le sue contraddizioni e i suoi drammi è rimanere in silenzio ed ascoltare la discografia di Rino Gaetano. Una vita, quella del cantautore calabrese trasferitosi a Roma in gioventù, fatta di viaggi, racconti, empatia con i propri compagni di strada: una grande storia racchiusa in sei album, diverse raccolte postume e un album live. Ma per raccontare cosa è stato e cosa rappresenta ancora oggi Rino Gaetano non bastano le sue canzoni: occorre leggere i suoi testi, andare a fondo nella sua vita, nella sua personalità. Un personaggio che, fin da ragazzo, ha incarnato lo spirito dell’Italia e che poi riuscì, con straordinaria abilità, a rappresentare nella musica. Nato in una famiglia di sfollati della Seconda Guerra Mondiale ed emigrato poi nella Capitale all’inizio degli anni ‘60, Rino Gaetano è un ragazzo semplice che ha molti interessi, tra i quali spiccano la musica e la scrittura.

Fonte: pagina Facebook ufficiale dell’artista.

Comincia a suonare per locali – dove inizia a fare le prime conoscenze nella musica, tra le quali un certo Venditti – finché non conosce Vincenzo Micocci, produttore in vista nella musica italiana dei primi anni ‘70. Micocci decide di scommettere sul giovane cantautore e producono i primi lavori assieme: nel 1973 Gaetano si decide, dopo molti ripensamenti, a far uscire un primo 45 giri, senza però firmarlo col suo nome: esce I Love You Maryanna, col nome d’arte di Kammamuri’s. Il pezzo non spopola, ma il giovane calabrese inizia a farsi un nome nella musica d’autore italiana e, soprattutto, non ascolta chi gli assicura che la troppa irriverenza, il nonsense e la goliardia dei suoi testi non sarebbero mai stati apprezzati. Al contrario, in futuro si riveleranno come la sua più grande fortuna.

Dopo tante insicurezze e pochi successi Rino ci riprova, stavolta pensando in grande: in tempo record, poco più di quattro mesi, scrive i testi per un primo album, che prenderà il nome di Ingresso Libero, a simboleggiare l’ingresso del cantautore nel mondo della musica. Siamo nel 1974 e per la seconda volta il successo non arriva, ma Rino ora è ufficialmente dentro il cantautorato italiano e i primi critici lo notano. Il ragazzo non si scoraggia e, l’anno successivo, decide di pubblicare un 45 giri insolito, ossia una sola canzone divisa tra i due lati del disco: Ma il cielo è sempre più blu, il più autentico successo di Rino Gaetano.

Da qui in poi, la carriera di Rino sembra essere destinata ad un’impennata. Nel ‘76 arriva su disco Mio fratello è figlio unico, l’album – il secondo – che decreta l’ingresso di Gaetano in un limbo tra il successo commerciale e la musica anticonformista, il quale durerà fino alla fine della sua carriera. La prima traccia, omonima dell’intero album, è enigmatica, struggente ma, in fondo, semplice. Un capolavoro che fa della contraddizione la sua narrazione, che pare gridare l’insofferenza verso quella società che schiaccia e opprime l’uomo nell’anonimato e nel grigiore. Fanno parte dell’album altre celebri tracce come Berta Filava, Sfiorivano le viole. Come il primo lavoro, questo secondo album è un insieme di storie e racconti di un’Italia dalle prospettive largamente condivise, nel bene e nel male.

Di fatto, nessuno come Rino Gaetano ha saputo raccontare meglio il nostro Paese: Rino è il ragazzo che fa lavoretti per vivere, l’immigrato del Meridione, il “sempliciotto” di provincia che della vita, dicono, non sappia nulla. E, di contro, il cantante ha spesso dimostrato di saperne più di molti. Aida, traccia dell’omonimo album – terzo del cantautore, uscito nel 1977 – è il Bel Paese che cammina tra ostacoli, disastri e grandi traguardi, lungo due secoli lunghissimi a ritmo di chitarra. Come questo pezzo, anche il resto dell’album è un mix di racconti, memorie e viaggi per il Paese. L’album riscuote successo e consegna a Rino Gaetano un posto di tutto rispetto nella musica italiana dell’epoca, e la sua figura sarà destinata a crescere dopo la partecipazione al Festival di Sanremo del 1978 e la pubblicazione del quarto album Nuntereggae Più.

Una carriera che appare, alla fine del ‘78, in rapida ascesa. Il singolo Gianna, che Rino Gaetano canta sul palco di Sanremo in frac e suonando un ukulele, è su tutte le radio d’Italia. Il nuovo album e il singolo omonimo Nuntereggae Più sono apprezzatissimi da critica e da un’ampia parte di pubblico. L’irriverenza e la presa in giro consentono a Rino Gaetano di parlare di qualunque cosa, dalla politica ai costumi della società italiana, senza dover per forza scegliere da che parte stare, ma limitandosi, si fa per dire, a prendere in giro con intelligenza e cinismo.

Eppure, al di là delle apparenze, questo si rivelerà l’inizio di un rapido declino.

Fonte: pagina Facebook ufficiale dell’artista.

Il successo è inaspettato per tutti, ma è soprattutto Rino a subirne le conseguenze: i produttori insistono per avere nuove canzoni, il pubblico si aspetta altri successi. Il cantautore mostra i primi segnali di stress e debolezza: saluta tutti e si rifugia sull’Isola di Stromboli, dove cerca l’ispirazione che, però, non arriva o arriva solo in parte. Simbolo della situazione è, in parte, il fatto che Rino si trovi “costretto” dalla produzione a cantare un brano non scritto da lui – l’unico della sua carriera oltre il celebre A mano a mano – ma da Mogol. La canzone in questione avrà il titolo di Resta vile maschio, dove vai? e darà il nome al quinto album del cantante. Un disco di sperimentazione, nel quale Gaetano decide di inserire sonorità spiccatamente latinoamericane. L’esperimento funziona solo in parte, poiché l’album non riesce a raggiungere i successi precedenti e Rino non sarà affatto soddisfatto.

La frustrazione e la voglia di continuare a dire qualcosa si mescolano nel sesto album, E io ci sto, per dare forma ad un lavoro dalle sonorità spiccatamente rock e, cosa insolita, dalle tematiche più serie. Il fastidio che Rino prova nei confronti della società è evidente, lasciando intravedere nei testi una certa malinconia. L’anno successivo, il 1981, è il momento di un tour, registrato poi su album – rimasto celebre – con Riccardo Cocciante: è qui che Gaetano canta la già citata A mano a mano. Il tour finisce in aprile e, nel mese successivo, il cantante promuove in varie apparizioni il nuovo album, forse insoddisfatto della piega che sta prendendo la sua carriera.

La notte tra il 1 e il 2 giugno, Rino rientra con la sua auto dai locali del centro di Roma. Tornando a casa, sulla Nomentana, sbanda e invade la corsia opposta: va a sbattere contro un mezzo pesante, finendo la sua corsa contro uno degli alberi della via romana. Tra ritardi e incomprensioni nel sistema sanitario – a seguito vi fu anche un’ interrogazione parlamentare – Rino Gaetano muore alle 6 del mattino del 2 giugno 1981.

A trentotto anni da quell’incidente, il vuoto che il cantautore ha lasciato è ancora visibile: raramente nella storia della musica italiana successiva altri hanno saputo – o voluto – raccontare con tanta lucidità e consapevolezza cosa volesse dire vivere in questo Paese. Ancora meno hanno avuto il coraggio di dire la propria, anche a costo di dover andare contro la maggioranza. Rino Gaetano ha fatto parte, nella sua breve carriera, di quel gruppo di artisti minoritario che non credeva nella figura del cantautore impegnato: eppure di impegno, nei suoi testi, ce n’è più che in molti altri. Allora, forse, Rino ha voluto essere un narratore, un cantore di ciò che è stata questa nazione, senza sentire la necessità di schierarsi apertamente. Ciò non vuol dire che non avesse delle idee o che non ne condividesse di altre, anzi: nella sua vita privata l’impegno politico c’è stato, soprattutto in gioventù. Nella musica, però, ha scelto di raccontare se stesso in un’epoca in cui raccontare se stessi voleva dire inevitabilmente raccontare anche degli altri.

Molto di quello che Rino Gaetano cantava è rimasto, altre cose sono scomparse. L’Italia è in gran parte ancora quel Paese descritto nei versi di Ma il cielo è sempre più blu che anche oggi cantiamo. Rino, non preoccuparti: “in questo paese diviso, più nero nel viso e più rosso d’amore” la tua storia e le tue battaglie vengono raccontate ancora.

 

Fonte immagine copertina: pagina Facebook ufficiale dell’artista.

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