Nel bene o nel male, purché se ne parli.

Non c’è periodo dell’anno che divida di più le masse e che non sia cantato proprio per questo motivo: ogni artista sente l’obbligo morale di illuminarci sull’essenza di questa stagione e di darci la propria versione dei fatti. C’è chi porta la pagnotta a casa come Giusy Ferreri, Baby K e Mario Venuti, parlando di travolgenti amori estivi, baci al sapore di sale, di serate al limite della legalità e del coma etilico. Ma loro sono considerati la feccia della musica italiana, non è vero? Incarnano lo spirito malvagio dell’industria discografica odierna, che, approfittandosi di questi tre mesi di relativa stasi lavorativa e scolastica (pace agli uffici e alle università – scusate, piccolo lapsus), vuole infarcirci a più non posso di questi motivetti portatori di luoghi comuni, monopolizzando le radio proprio quando abbiamo più bisogno di esse o abbassando vertiginosamente la qualità altrimenti impeccabile delle coerentissime playlist di Spotify.

Fortuna che a dirci le cose come stanno ci sono Fabri Fibra e Tommaso Paradiso dei Thegiornalisti, o Francesco Gabbani e il suo fido Fabio Ilaqua, o Takagi & Ketra, che no, non sono due personaggi di Tekken 3, ma due produttori che hanno maturato esperienza con personalità del calibro di Gemelli Diversi e Boom Da Bash. Pamplona, Tra le granite e le granate e L’esercito del selfie sono le hit che sono andate per la maggiore in questa estate 2017, rispetto a quelle scialbe canzonette inneggianti alla leggerezza marittima.

Seppur appartenenti a generi diversi, questi tre brani hanno in comune l’avversione ai social e ai diktat dell’estate: goditi il sole, divertiti, fai cose e vedi gente, ma, soprattutto, danne testimonianza.

Partiamo dalla cascata di frasi nominali partorite dall’irriverente Gabbani e dal suo Mogol, Fabio Ilaqua: Foto di gruppo sotto il monumento / Turisti al campo di concentramento / […] Dietro le spalle, un morso di felicità / Davanti il tuo ritorno alla normalità / Lavoro e feste comandate / Lasciate ogni speranza voi ch’entrate / Lì dove siete, com’è che state? Ci state bene? / E-state

Poi c’è Fabri Fibra, che con Pamplona conferma di appartenere a quel tipo umano che non ride dei meme perché non li capisce e che trova irritanti le foto dei cani che fanno cose da umani. Ecco la tanto bramata ventata di Scirocco: In Italia non funziona un cazzo / […] Che brutta vita fanno i cantanti / A 15 anni, oggi tutti youtuber / […] Gli adulti che si fanno selfie in crisi / Non trovano parole neanche per gli hashtag

A chiusura di questo brevissimo elenco abbiamo Arisa e Lorenzo Fragola, dottamente guidati da Takagi & Ketra, che ci aprono gli occhi sull’aridità sahariana delle nostre relazioni: Siamo l’esercito del selfie / Di chi si abbronza con l’iPhone / Ma non abbiamo più contatti / Soltanto like a un altro post 

Hanno proprio ragione! Quant’è vero!

Importa fino a un certo punto se la penna di Partiti Adesso, di Giusy Ferreri, sia proprio di Tommaso Paradiso. Bisogna infatti essere indulgenti con quell’anima semplice di Giusy, già affiancata dai sopracitati Takagi & Ketra in Fa talmente male. In un’intervista per Radio Italia si evince che la cantante dall’inconfondibile timbro litfibesco non abbia ben compreso la distinzione dei compiti nella stesura del suo album Girotondo, prendendosi il merito della parte più ricercata e relegando Tommy a un ruolo superficiale: “C’è Tommaso Paradiso dei Thegiornalisti, autore di due brani, con il suo linguaggio più giovanile e solare: io ero più legata alla dimensione introspettiva, carnale e diretta”.

Ma non ci si scompone più di tanto, vista la genuinità di Tommy, un ragazzone come tanti, fissato con Vasco, gli Oasis e il calcio, che si fa i selfie con la bocca socchiusa, che non fa mai mistero della sua insicurezza e bonarietà su Facebook. È uno di noi, che ce l’ha fatta. Di certo non è osannato oppure odiato solamente per il suo aspetto fisico, né ricorda in nessun modo tutte quelle icone che non avrebbero così tanta risonanza mediatica se non fosse per la loro bellezza. A tal proposito troviamo troppo esagerata la chiusura di David Randall nel suo articolo su Lady D uscito per Internazionale: “[Diana e Marilyn Monroe] corrispondono all’idea misogina che i direttori dei giornali si fanno di alcune donne: belle, emotivamente immature, sessualmente travolgenti e vulnerabili. Forse non è sessismo consapevole, ma è comunque sessismo”. Non c’è sessismo di sorta nella fetta intelligente della musica italiana, quella prodotta dal basso, da questi nuovi giovani uomini e giovani donne che stanno riscrivendo “la grammatica del pop italiano”. Scorrendo i commenti sotto qualsiasi post dei Thegiornalisti o della pagina personale di Tommy, non troverete mai e poi mai commenti del tipo: “Nn capisco cos tu stia dicendo……mai sentiti questi arcade fire….peò sei troppo bonooooo”.

I Thegiornalisti, checché ne dicano Le Coliche con la loro parodia di Riccione, non hanno svenduto l’indie dopo Pamplona. La rottamazione, le ospitate ai talent e le collaborazioni più commerciali non hanno reso i Thegiornalisti i Kolors di quelli che hanno studiato. Fa tutto parte del naturale processo di evoluzione di un gruppo: diventa infatti molto complicato affidarsi a dei canali sotterranei se si vuole arrivare a quanta più gente possibile, per condividere le emozioni di questa nuova generazione.

Nel 2017 non è più ammissibile parlare di indie, non solo perché oggi lo streaming non paga nemmeno un caffè alle macchinette, ma anche perché niente rimane veramente nascosto e sconosciuto, di nicchia: tutto si conosce e prima o poi arriva, anche alle zone più addormentate d’Italia. Si può parlare di indie in una traslata accezione di indipendenza rispetto alle major, ma nell’era della grande distribuzione niente rimane veramente indipendente: ne è la riprova il fatto che Riccione, prodotta dalla Carosello records, passi in radio tanto quanto la sorella con la 104, ovvero Pamplona.

Pamplona, L’esercito del selfie e Tra le granite e le granate sono prodotte da delle major, rispettivamente Universal, Sony e BMG, una figlia della Sony. Insieme alla Warner, queste etichette fanno parte delle cosiddette Big Three, divenute appunto tre a seguito dell’inglobamento della EMI da parte della Sony e della Universal. Esse possiedono il 20% di Spotify, oltre ovviamente a un controllo maggiore delle trasmissioni radiofoniche.

Bisogna allora dare ragione a Manuel Agnelli, che è stato tanto piccato nei confronti di Tommy?

Non è indie, è musica leggera italiana camuffata da indie solo perché non è prodotta da una major. Quella roba lì, però, non è indie nei contenuti, non è indie nell’attitudine. Ed è un vero peccato che in Italia funzioni così. […] Qui o sei un tamarro o sei intellettuale, non c’è una via di mezzo. […] Invece la musica italiana finto “indie” che gira adesso è praticamente il peggior Venditti. Anzi, è il peggior Venditti fatto male perché lo fa gente che non sa cantare e non sa suonare.

Così si è difeso il nostro durante il Wired Next Fest 2017:

Io penso comunque che il peggior Venditti sia meglio del miglior Agnelli. Noi siamo il Paese della canzone italiana, siamo cresciuti a casa con le nonne e le mamme che cantano. Quindi ho fatto questa operazione strategica di tornare a fare canzoni che si cantano.

Agnelli non si è risparmiato nemmeno su Gabbani. Sarà anche un artista diametralmente opposto a Paradiso, ma la scioltezza e la sicurezza con cui gode del suo successo commerciale ricordano molto la sua controparte romana.

Per cortesia, basta. Basta improvvisarsi critici letterari e dire che certe hit sono più meritevoli di rispetto, perché sono oneste e scritte da gente di un certo livello culturale. Questi ultimi dicono di cantare la semplicità, non la banalità, poi però si servono degli stessi mezzi degli artisti di serie C sopra cui si elevano in modo subdolo; sfruttano le stesse dinamiche che deprecano nei loro brani: sono martellanti, omologanti, cercano di accontentare tutti e di fomentarli in un finto pessimismo mascherato da coraggiosa denuncia sociale, quando invece l’osservazione della realtà la traggono solamente dai social di cui si lamentano, un po’ come quei giornalisti che fondano la loro carriera su delle crociate politiche infinite.

Bisogna allora stimare questi cantanti per la loro furbizia e per le loro strategie di dissimulazione? Va benissimo, ma allora smettiamola di considerarli dei martiri della verità venuti a salvarci dalle barbarie della mancanza d’istruzione, o dei portatori di novità. Anche perché poi loro sono i primi a detestare gli intellettuali. Così Tommaso: “Io non lo so se le mie canzoni sono indie o mainstream. Forse sono “maindie”, un po’ indie e un po’ mainstream. D’altronde mi piacciono Nanni Moretti e Paolo Sorrentino, ma anche i fratelli Vanzina. Gli intellettuali si scandalizzano per questo, ma secondo me gli intellettuali sono la rovina del mondo“.

Quest’estate è stata come quella scorsa e sarà come la prossima, state tranquilli. O almeno siate onesti con voi stessi: queste e tante altre canzoni vi piacciono perché vi fanno sentire diversi senza dover rinunciare alla vostra verve sculettante, e non tanto perché dicono le cose come stanno, perché poi quando sono le persone vicine a voi a dirvele, non le accettate. Che fatica…

Ora che Riccione è primo (in classifica radio), Compeltamente Sold Out è disco d'oro (non digitale, proprio fisico…

Pubblicato da Tommaso Paradiso su Venerdì 1 settembre 2017

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