Dopo le mirabolanti peripezie affrontate dalla poetica espressiva di Giovanni Lindo Ferretti una domanda sorge più spontanea che mai: cosa avrà combinato stavolta il sommo leader del punk italico? Avrà ancora una volta perso la trebisonda oppure avrà tirato fuori qualcosa di realmente valido senza scadere nel ridicolo? La risposta a questo interrogativo esistenziale ce la potrà dare solo il suo ultimo singolo fresco d’uscita, “L’imbrunire”. Già il titolo sembra poter parlare da sé.

Dove eravamo rimasti?

Quando si parla di Giovanni Lindo Ferretti è sempre particolarmente complesso risalire le correnti delle sue molteplici e multiformi svolte creative e politiche. Insomma, l’avevamo lasciato a giurare fedeltà alla Meloni, sputando così in faccia a tutti gli anni di onorata militanza, e nel pieno di una singolare rivoluzione mistica al sapor di redenzione in pieno stile Paolo Brosio post Medjugorie. Per dirla in soldoni, quindi, un bel brivido lungo la schiena si accende solo al sentir nominare il nome dell’ex CCCP per antonomasia.

Un uomo che, alla fin fine, è sì sempre rimasto fedele alla linea, ma solo a quella del suo stesso ego, e, per aver conferma di questo, ci basta andare a sentire qualcuno dei suoi discorsi, tra l’assurdo e il visionario, snocciolati da qualche anno a questa parte. Ci dispiace, ma dopo ripetute ospitate alle convention di Fratelli d’Italia gridare all’infedeltà sembra l’unica cosa che ci resta. Perciò, caro Ferretti, vedi di stupirci.

Un eterno reazionario in salsa sovietico-conservatrice

Tuttavia, bisogna non tralasciare un aspetto centrale: la natura di Ferretti altro non è che di matrice puramente reazionaria e provocatrice. Potremmo, quindi, considerare l’attuale stato spirituale e politico del nostro Giovanni Lindo come un’ordinaria derivazione del Ferretti che tanto rimpiangiamo. Insomma, come se fosse alla fine uno sviluppo inevitabile dell’uomo che era e che, in fondo, è sempre stato.

Partendo dal presupposto che gli estremi si toccano, ci rendiamo quindi conto che alle fondamenta della sua poetica c’è sempre stata una ed una sola cosa. Parliamo, insomma, della rivolta nei confronti delle strutture del nostro mondo sulla base di una struggente ed eccessiva ricerca di una stabilità esistenziale sotto tutti i principali aspetti della vita umana, da quella sociale, e perciò politica, a quella del singolo. Considerando ciò, quindi, potremmo rimangiarci l’accusarlo di sordida incoerenza come facciamo da anni ed approcciarci con meno pregiudizio nostalgico e perplesso all’ascolto di quest’ultimo pezzo. Addentriamoci, quindi, nell’imbrunire di Ferretti.

Si badi bene il discorso non è mai politico, se non per conseguenza, è estetico ed etico. Siamo filosovietici non perché siamo di sinistra, se mai lo siamo stati, ma perché siamo legati all’esperienza umana da interessi che non esistono.

Giovanni Lindo Ferretti. © Alessio Boni/DUST

Un inno sovranista?

Dopo aver ponderato il perdono nei confronti del discutibile Ferretti odierno, l’ascolto della sua “L’imbrunire” ci lascia comprendere quanto davvero il tramonto del buon vecchio Giovanni Lindo sia inesorabilmente dietro l’angolo. Il testo, simile sempre più ad un report giornalistico, ci lascia da subito intendere quanto, ammettiamolo, la sua sterzata conservatrice gli abbia abbastanza bruciato gli ultimi neuroni rimasti intatti dagli eccessi passati.

Appare evidente come il tutto nasca dal pensiero elaborato nella tragicità della pandemia, ma il sentire espressioni alla stregua di Spettri che camminano autocertificati, finestre e balconi di balletti e canzoni, o ancora La scienza a convogliare il traffico, scusiamo il disagio, lavorano per noi ci rimanda in presa diretta alle effervescenze dinamitarde della stessa Meloni nel match all’ultimo sangue contro il Premier Conte alla Camera di qualche settimana fa. Imbarazzanti.

Cosa resterà di Giovanni Lindo Ferretti?

Le parole di Ferretti, insomma, sono parole degne del partito che si è scelto, e a questo punto, se lo tenessero stretto. Probabilmente il problema che abbiamo sta a monte: l’abbiamo di certo preso eccessivamente sul serio ai tempi d’oro e, in virtù dei fasti ormai andati, tendiamo a considerarlo fin troppo quando si azzarda a parlare di politica.

Sicuramente l’obiettivo è sempre quello di far storcere il naso, per non dire di peggio, alla classica borghesia benpensante. Sarà davvero ancora questo l’obiettivo prefissatosi da un Ferretti ormai alla soglia dei settant’anni? Questo pezzo ci lascia alla fine confusi: Ferretti ha ancora qualcosa da dire, ma a volte sarebbe meglio non starlo a sentire.

Immagine di copertina: © Alessio Boni / DUST
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