Il tema dell’appropriazione culturale è qualcosa di molto discusso ai giorni nostri, in particolar modo anche a causa dei tragici eventi che hanno da poco visto coinvolti gli Stati Uniti nel processo di integrazione (o discriminazione) razziale.

Secondo questo concetto l’adozione di elementi di una cultura minoritaria da parte di una cultura dominante sarebbe svilente nei confronti della prima, spogliandola della sua identità soprattutto per una mancanza comprensione di fondo del suo passato e della sua storia.

In un contesto così vivido di discussione e confronto sono molti gli artisti che si sono esposti in modo più o meno marcato (sia a livello nazionale che internazionale), e tra questi troviamo certamente in prima posizione Beyoncé, superstar che nell’ultima decade ha sempre più manifestato un chiaro interesse nel sociale.

Beyoncé - The Lion King- the Gift

Fonte immagine: sonymusic.it

Da The Lion King: The Gift a The King is Black

Lo scorso anno è stato rilasciato il live action de Il Re Leone e Beyoncé, oltre ad aver partecipato alla stesura della colonna sonora, ha prestato la sua voce nel doppiaggio di Nala, compagna di Simba e futura regina della savana. L’esperienza è stata molto intensa per l’artista, la quale ha deciso al contempo di proporre un album dal titolo The Lion King: The Gift, disco per l’appunto connesso al concept del Re Leone, ma allo stesso tempo indipendente sotto tutti i punti di vista, disco all’insegna della ricercatezza stilistica e di genere.

R&B, pop, hip hop, afrobeat, zouk, urban high life e ndombolo: sono solo alcune delle influenze che troviamo in questo viaggio verso la cultura nera, partendo dalle radici per arrivare alle sue declinazioni più moderne. Accanto ai super big occidentali che hanno partecipato alla scrittura e alla produzione dei brani del disco – nomi del calibro Jay-Z, Blue Ivy Carter, Pharrell Williams, Kendrick Lamar e molti altri – troviamo anche una serie di superstar africane che qui in Europa e negli Stati Uniti sono a dir poco sconosciute, come Wizkid, Shatta Wale, Burna Boy, Yemi Alade e Tiwa Savage.

Black is King è stato descritto dalla stessa artista come una rappresentazione visuale di ognuno dei brani del disco, il tutto volto all’esaltazione e alla glorificazione delle radici della cultura afroamericana. L’artista stessa ha dichiarato: “È stato un vero viaggio quello intrapreso per fare questo film, per fare in modo che ogni giovane ragazza o ragazzo nero trovi la propria corona”.

Beyoncé - Black is King

Fonte immagine: Disney Plus/Beyonce.com

Cosa aspettarsi da The King is Black?

La trama, non particolarmente complessa, è centrata sulla figura di questo bambino, un giovane principe africano, strappato via alla famiglia, il quale dovrà affrontare le proprie sfide di vita in un mondo disilluso e arido emotivamente. Sono invece densi e delicati i temi trattati e spaziano dal colonialismo, alla maternità per arrivare alla parità di genere.

Beyoncé ci ha da sempre abituati ad una grande qualità artistica a tutto tondo, dove anche l’aspetto estetico è estremamente valorizzato. Probabilmente per questa ragione l’artista si è fatta affiancare nella regia da diversi direttori artistici e filmmakers quali Emmanuel Adjei, Blitz Bazawule e Pierre Debusschere. Riguardo al progetto lo stesso Emmanuel Adjeji ha dichiarato: “Quello che ha voluto fare Beyoncé è cancellare una volta per tutte la rappresentazione che per anni Hollywood ha fatto di una larga fetta di popolazione americana: non più persone con qualcosa in meno, che si tratti di storia, diritti, cultura, ma un popolo con qualcosa in più”.

Beyoncé - Black is King

Fonte immagine: bloglive.it

Non si tratta certamente di un documentario, ma il lungometraggio proposto dalla nostra Queen Bey è ricco di stimoli sotto ogni punto di vista, non solo musicali. Ad esempio le riprese sono state svolte durante un intero anno tra Sudafrica, Nigeria, Ghana, Europa e Stati Uniti e tra le chicche in serbo per gli spettatori ci sono interessanti camei, a partire da Naomi Campbell per arrivare alla famiglia Knowles-Carter, includendo il marito Jay-Z ed i figli Blue Ivy, Sir e Rumi.

La distribuzione del film, prodotto da Walt Disney Pictures e dalla Parkwood Entertainment, è stata legata esclusivamente alla piattaforma Disney+, con la sola eccezione del continente africano dove è stata concessa la diffusione tramite televisione generalista per poter raggiungere un molto più vasto numero di spettatori.

Per quanto la critica si sia espressa generalmente in modo positivo restano presenti delle criticità che hanno fatto storcere il naso ad alcuni spettatori. Da un lato c’è chi ritrova nella proiezione una esagerata autocelebrazione dell’artista, la quale sembra così visivamente distaccata dal contesto da sembrare a tratti irreale: la grande quantità di look con la quale Beyoncé calca le scene può sembrare a tratti molto più che abbondante e l’autoreferenzialità nei camei fa sospettare un’iniziativa strategica volta al rinforzo della propria popolarità. Dall’altro lato pende invece l’accusa non certamente di appropriazione culturale ma di un vizio di forma: molti si chiedono infatti come possa un artista del suo calibro sfruttare strumenti tipicamente capitalistici per diffondere un messaggio così delicato.

Beyoncé - Black is King

Fonte immagine: allure.com

Per quanto i punti in ombra siano realmente esistenti ed il sostenere la loro validità sia del tutto lecito, Black i King resta comunque un ottimo lavoro che mira a comunicare un messaggio chiaro e diretto. Non si tratta certamente di un documentario socio-polito ma più che altro di una rappresentazione narrativa a tratti sognante, e come una sorta di continuazione di quanto cominciato con Lemonade, Black is King è l’ennesima dichiarazione di Beyoncé per la difesa della cultura afroamericana, ricordando a tutti che molto spesso la storia ed il retroscena di un particolare contesto vanno compresi a fondo e rispettati per poter essere integrati al meglio in differenti culture.

Fonte immagine di copertina: grammy.com
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