Folle, scalmanata, irruente e provocatrice, ma profondamente intima e sincera. Contraddittoria e coerente allo stesso tempo, ma sempre desiderosa di condividere con il mondo messaggi di riflessione per una società migliore. È questa la Lady Gaga che ha stregato tutti nell’ultimo decennio e che qualche giorno fa ha rilasciato il suo sesto lavoro in studio dal titolo Chromatica.

Anticipata dal rilascio di 3 singoli – Stupid Love, Rain on me con Ariana Grande e Sour Candy con le BLACKPINK – l’uscita del nuovo disco di Lady Gaga è stato certamente uno degli eventi più attesi dell’ultimo anno in ambito musicale, e non solo i little monsters sono rimasti con il fiato sospeso fino all’ultimo minuto prima della pubblicazione.

Nonostante ci siano state delle tensioni legate ai leak di alcuni brani inediti a seguito del rinvio dell’uscita del disco causa pandemia, l’entourage della Germanotta è riuscito a mantenere alto l’hype per la pubblicazione del nuovo lavoro dell’artista, facendo sì che i riflettori di scena puntassero al momento giusto sulla nuova realtà che Lady Gaga ha deciso di mostrarci.

Abbiamo sin da subito capito che un’artista come lei non si sarebbe mai accontentata di mostrare una sola sfaccettatura della sua complessa personalità al pubblico e così, disco dopo disco, abbiamo assistito a radicali metamorfosi che ci hanno spesso lasciato a bocca aperta.

Ma come John Keats insegna, l’aspettativa può essere più della conoscenza stessa e con Chromatica Lady Gaga rischia di sposare questa massima. Facciamo quindi un salto dentro a questo nuovo lavoro discografico e cerchiamo insieme di cogliere cosa l’artista abbia voluto dire in questo album ed il perché delle sue scelte.

Lady Gaga - Chromatica cover

Fonte: pagina Facebook di Lady Gaga

L’album

Dopo un periodo artistico più intimo – cominciato nel 2014 con un’incursione nel mondo del jazz a fianco di Tony Bennet con Cheek to Cheek, seguito dal rosa country di Joanne e terminato con il lavoro cinematografico A star is born – Lady Gaga torna decisa a far scatenare i suoi ascoltatori sulle piste da ballo.

Si parte in viaggio per il pianeta del suono Chromatica dai tratti steampunk, il mondo in cui l’artista confronta la percezione di sé stessa con la realtà che la circonda. Buttando un occhio indietro ai tempi degli esordi, Lady Gaga appende la chitarra acustica al chiodo e riporta alla luce lo spirito dance che ha conquistato la sua prima fanbase con The Fame e Born this Way: la musica house e la dance tracciano le linee guida della direzione sonora dell’intero disco e tutte le tracce dell’album – nessuna delle quali risulta per altro essere una vera e propria ballad – remano verso una stessa direzione.

La realizzazione del disco ha tirato in ballo un gran numero di produttori di altissimo spessore, i creatori delle più grandi hit di successo degli ultimi anni nel mondo del pop. L’intero disco vede come main producer BloodPop® – pseudonimo di Michael Tucker – affiancato di traccia in traccia da nomi colossali come Max Martin, Skrillex, Axwell, BURNS e Tchami.

Nei tre interlude orchestrali che delineano le tre sezioni tematiche dell’album – certamente degni di un lavoro di Bjork – vediamo la collaborazione di Lady Gaga con White Sea – pseudonimo di Morgan Kibby – cantante e musicista della West Coast.

Lady Gaga - Chromatica

Fonte: pagina Facebook di Lady Gaga

Nell’universo musicale utopico di Chromatica, dove la stranezza e l’emarginazione non sono un motivo valido per non ballare e non amarsi, Lady Gaga prova a riportare in vita il mondo della dance a cavallo tra fine anni ’90 e anni 2000: numerosissime le citazioni ed i riferimenti alla Ciccone, non solo nelle scelte compositive ma a tratti anche nel processing vocale, scelte che si mescolano alle sonorità sintetiche dei Duft Punk.

A livello tematico i contenuti affrontati dall’artista rispecchiano la sua partecipazione da attivista alla difesa dei diritti umani. Temi forti come sessualità, femminismo, sofferenza psichica, possibilità di amare liberamente e necessità di integrazione ed uguaglianza sono raccontati da una prospettiva molto ravvicinata in grado di esaltare il senso di empatia. Lo spessore dei contenuti però non frena l’intento del disco, monotematico a livello sonoro: tutte le strutture musicali utilizzate, i build-up eccessivi ed i drop super sostenuti portano comunque l’ascoltatore al punto in cui è inevitabile percepire quel tipo di musica come prodotto da ballare.

Le tracce di Chromatica

Il mondo di riferimento è quello dell’EDM e dell’eurodance che in pezzi come Alice trovano un riscontro positivo. Si tratta del primo brano vero e proprio del disco che, mixato in sequenza al primo interludio musicale, riesce a presentare in modo chiaro il mood dell’album. Pieno di riferimenti ai late 90s lascia emergere la Gaga che tanto ci piace in particolar modo sul chorus, dove la ricerca del “Paese delle Meraviglie” trova una sonorità caratteristica e interessante.

In fin dei conti però è forse il tanto criticato Stupid Love il pezzo meglio riuscito del disco. Scelto per essere il singolo di presentazione del progetto, mostra un mondo diviso dallo scontro dove la chiave risolutiva resta comunque l’amore incondizionato. È un brano coperto di glitter e paillettes, ma non è il solo del disco.

Gli tiene compagnia Babylon, pezzo conclusivo dell’album, in cui Gaga omaggia chiaramente Madame Veronica Ciccone citando il suo intramontabile Vogue. Sono due canzoni dall’atmosfera queer che rispolverano l’essenza della Mother Monster e abbracciano la comunità LGBTQ+.

Sono però brani come Free Woman, Fun tonight ed Enigma a lasciar delusi. Contenuto sempre interessante e di spessore, ma linee vocali scontate, metriche ordinarie e produzioni troppo commerciali rendono i pezzi un po’ deboli, considerando soprattutto ciò che Lady Gaga ci ha già mostrato in passato.

Ci sono anche delle canzoni poco chiare, dove ad esempio la strofa non è per nulla all’altezza del ritornello o viceversa. Il primo è certamente il caso di Replay, brano electro house con un mood a metà tra il dark ed il tropical, dove il chorus, collegato tematicamente a The Fame, riesce a livello sonoro ad esprimere quel senso di presenza tipico di Gaga. Sorte simile è toccata a Plastic Doll, anche se con un sound meno interessante e più scontato.

Caso opposto è invece quello di 911, pezzo dove l’artista trova inspirazione in un farmaco antipsicotico che era solita usare per gestire le sue sofferenze psichiche. Il brano si apre con un sound interessante, cattivo al punto giusto. Il processing vocale alla Daft Punk è molto accattivante e la linea melodica del precorus apre in modo ottimo. Ma nel chorus tutto crolla e sembra di ascoltare quasi una canzone di Madonna degli anni duemila.

Lady Gaga - Chromatica - Stupid Love

Fonte: wikipedia.it

La nostra guerriera in rosa shocking però ha deciso di non affrontare l’intera battaglia in solitaria e così troviamo ben tre featuring uno differente dall’altro.

Tra questi troviamo Rain on me in duetto con Ariana Grande. Scelto come secondo singolo di anticipazione all’uscita di Chromatica è la classica hit spaccaclassifiche all’insegna del dance pop, nel bene e nel male. Linea vocale un po’ scontata ma comunque ha la sua resa.

Sour Candy con le BLACKPINK invece è un pezzo che altera un po’ il filo conduttore del sound del disco, ponendoci davanti ad un brano K-pop in tutto e per tutto.

Ma è Sine from above il duetto più atteso dei tre. Sir Elton John si mette ancora una volta in gioco addentrandosi in un’area sonora distante dalla sua e dando vita ad una collaborazione sicuramente interessante. Il brano in sé da un lato presenta delle belle scelte sonore, legate anche alle differenti timbriche dei due interpreti, ma dall’altro si perde in strutture e linee vocali scontate. Forti i caricamenti verso il ritornello che si assestano in un beat dance totalmente da ballare, inaspettata la chiusura in dubstep.

Lady Gaga - Chromatica

Fonte: pagina Facebook di Lady Gaga

Quindi Chromatica è un brutto disco?

Dire che questo non sia un bell’album sarebbe una grande falsità. Siamo davanti ad un lavoro di grande fattura tecnica, carico di contenuto e coerente con il forte messaggio scelto.

Si tratta di un ottimo prodotto, concepito e ben riuscito per riportare sulle dancefloor tutti coloro i quali hanno desiderio di ballare e lasciarsi andare con l’amore acceso dentro.

Capita però, come dicevamo prima, che l’aspettativa sia più della conoscenza stessa dell’oggetto dei nostri desideri. Siamo stati abituati da Stefani Germanotta ad un’iconica Lady Gaga, estremamente poliedrica in grado di innovare e rinnovarsi ciclicamente, puntando sempre almeno un passo oltre ciò che tutti potevano vedere.

Con The Fame, con Born this Way ed a suo modo anche con Artpop, Lady Gaga ha segnato sempre una vera e propria rivoluzione concettuale della musica pop internazionale, introducendo elementi innovativi in modi rischiosi ed impattanti. E con Chromatica questo non avviene, non c’è alcun effetto sorpresa. Si tratta certamente di un album che necessita più ascolti per riuscire a leggere i vari livelli di spessore che lo compongono, ma molto di questo spessore è dovuto alla grandissima personalità di Lady Gaga e alla sua capacità di essere sincera, e non all’album stesso.

È un bell’album. Sì. Ma certamente è ben lontano dall’essere considerato il più bell’album di Lady Gaga. Probabilmente è ancora troppo presto per ispirarsi agli anni 2000, ed è forse questa la scelta stilistica più problematica che lascia un po’ insoddisfatti nell’ascolto rispetto all’atteso. Ma come ben sappiamo Lady Gaga è sempre stata un passo avanti nelle sue scelte. Chissà che con il tempo e con qualche passaggio in radio non riusciamo anche noi a cogliere altre chiavi di lettura per comprendere meglio il valore e le scelte di Chromatica.

Voto: 🌊🌊🌊🌊🌊🌊🌊 /10
Fonte immagine di copertina: pagina Facebook di Lady Gaga
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