In un precedente articolo, per omaggiare i 77 anni dalla nascita di Jimi Hendrix, avevamo scelto i 5 album più importanti che hanno contribuito a rendere il chitarrista americano, una delle icone più importanti della storia del rock.

Questa volta, però, abbiamo deciso di analizzare il suo primo album: Are You Experienced?.

L’album compie ben 53 anni e ci siamo chiesti quale fosse la storia dietro questo disco. Ci sono state vicende particolari?

Sia Lodato Chas Chandler

Proprio così, è al bassista dei famigerati The Animals che il mondo deve rendere grazie. Quando notò Hendrix al locale Ondines di New York, riuscì a leggere, letteralmente, la leggenda tra le righe. Il chitarrista statunitense era ancora acerbo e stazionava in una buia e ingiusta ombra. Aveva ancora i capelli lisci ma la sua chitarra riusciva a parlare in una lingua mai sentita prima.
Chandler, stregato da quella singolare ma promettente figura musicale, divenne immediatamente il suo manager e decise che quel fiume in piena di talento, pronto a straripare e sconvolgere il mondo della musica, doveva avere come sorgente la città di Londra.

Perché Chandler è stato un vincente? Semplice: come un gran manager che si rispetti, non ha cambiato nulla nel modo di suonare di Hendrix. Anziché voler plasmare una figura da zero, infatti, la fortunata e visionaria mossa applicata ha garantito la fuoriuscita del vero talento che si dimenava come un leone in gabbia, dentro Hendrix. Chandler ha ottenuto la chiave per poter aprire proprio quella gabbia.

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5 mesi di registrazione

Are You Experienced? e i suoi singoli precedenti sono stati registrati per un periodo di cinque mesi dal 23 ottobre 1966 al 4 aprile 1967.

Discussioni e incomprensioni erano quasi all’ordine del giorno, ma si stava scrivendo un disco che avrebbe fatto la storia e scrivere nuove regole non è mai cosa semplice.
Modalità di registrazione quasi inesplorate, portavano a far dire ad Hendrix frasi del tipo: “Oh, amico, metti un microfono a una decina di metri dall’altra parte dello studio. Suonerà benissimo.”, o anche  Se non riesco a suonare ad alta voce come voglio, potrei anche tornare a New York“.
Chandler, che aveva in tasca le carte per l’immigrazione e il passaporto di Hendrix, posò i documenti sulla console di missaggio. Hendrix rise e disse: “Va bene, hai scoperto il mio bluff”.

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Iconica fu la dichiarazione dello stesso Chandler, quando raccontò il momento in cui fece ascoltare l’LP a Horst Schmaltze, capo di A&R dell’etichetta discografica britannica Polydor.

Quando Horst ha iniziato a mettere la puntina sul disco, ho cominciato a sudare freddo, pensando: “quando lo sentirà, ordinerà agli uomini in camice bianco di portarmi via”. Horst ha ascoltato il primo lato senza dire una parola: ha girato il disco e ha ascoltato l’altro lato. Ho iniziato a pensare a come sarei potuto uscire da questo. Alla fine del secondo lato , si è seduto e ha detto: “Questo disco è geniale. Questa è la cosa più grande che abbia mai sentito.

Il corpo del disco

Hey Joe“, scritta da Billy Roberts, è un blues sporco, interpretato e stravolto da Hendrix con maniacale attenzione per il sound: lo stesso che stravolgerà Londra e l’intera discografia mondiale. La vera rivoluzione del chitarrista si riferisce non solo al suono: con il suo avvento si farà largo uso di termini, in precedenza, poco utilizzati. “Feedback”, “distorsore”, “wah-wah” o “leva del tremolo” diverranno sempre più ricorrenti nel definire alcune diavolerie sperimentate dal chitarrista. Alcuni assaggi del suo lavoro arriveranno prima nel marzo del 1967 con il singolo “Purple haze” e poi con “The wind cries Mary” dove prenderanno sempre più forma alcuni degli stilemi tipici hendrixiani.

Fire” è invece il brano più pop, per come il pop possa essere fagocitato e risputato da Hendrix. “Red house” è puro blues inciso dal chitarrista in omaggio alle sue origini. Nelle grandi mani di Hendrix, anche un genere come questo si ritrova in una forma precaria e instabile, nonostante poggi su solide fondamenta. Nel brano “Are you experienced?“, Hendrix recita: “ma prima di tutto, sai di che parlo?/ Hai mai sperimentato qualcosa di simile?“. Si arriva poi a”Stone free“, classico indiscusso del repertorio del chitarrista statunitense, colorato e impreziosito da assoli improvvisati che si agitano in una danza all’insegna del virtuosismo.

Le versioni dell’album

L’album e la scaletta che lo compone non hanno trovato pace, e costrinsero l’edizione britannica e quella statunitense ad essere molto diverse tra loro.
Originariamente, per il mercato USA l’album uscì, come sempre accadeva, anche con i 45 giri pubblicati precedentemente e con brani arbitrariamente tolti. Per arrivare ad una soluzione, nel 2010 è stata fatta un’edizione pubblicata e patrocinata dalla famiglia Hendrix, con uno sticker in bella vista sulla copertina originale dell’album: “The authorised Hendrix family edition”.

La copertina

La copertina originale ritrae il gruppo, catturato dall’obiettivo fotografico di Bruce Fleming, uscì in Italia, Germania e Spagna, mentre per il pubblico della Francia, la Barclay Records decise di pubblicarlo con una foto dal vivo che vedeva Hendrix protagonista di un live in uno show televisivo francese.
La versione americana e canadese, invece, erano completamente diverse, le quali proposero una foto dai sapori psichedelici, scattata da Karl Ferris.

In Sudafrica, dove era ancora attiva l’apartheid, il disco si presentò senza fotografie che ritraessero il chitarrista statunitense: una semplice scritta del nome della band. Perché? Una fotografia in cui un nero si trovasse insieme a due bianchi avrebbe certamente sconvolto coloro le cui menti non erano menti, ma questa è un’altra storia.

Conclusioni

Non c’è una conclusione. Il disco ha fatto e sta facendo tutt’ora la storia, ed è proprio quest’ultima in grado di potervi dare una risposta.

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